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Catania cinquecentesca

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     Per impulso del vicerè De Vega furono costruite a Catania le mura cittadine nel 1541, a rinforzo della cinta muraria più antica. Esse comprendevano sette porte ed undici baluardi. Possiamo ricostruirne i contorni grazie all'antica carta topografica di Braun e Hogenberg, a quella del Cluver del 1636 e al dipinto custodito in cattedrale di G. Platania del 1679.

 

La città, topograficamente rimasta intatta dal periodo normanno al cataclisma del XVII secolo, si presentava composta da strette ed intricate viuzze. In piazza Duomo, chiamata allora Piano di S. Agata, sorgevano: il Palazzo dell'Università, situato dove ora si elevano Porta Uzeda ed il Palazzo dei Chierici; il Palazzo comunale, posto di fronte la cattedrale; infine, sul lato nord, uffici, botteghe e le carceri. Dalla porta di Carlo V la via Luminaria, oggi via Manzoni, si dipartiva per concludersi in piazza Stesicoro, dove sorgeva la Porta di Aci.


 

 

 

Gli aragonesi e gli spagnoli

Tardo medioevo e Rinascimento

 

     Se la Sicilia rinascimentale fu fondamentale nei processi storici europei, non lo fu in campo architettonico. Il sedimento gotico resta ben radicato e gli stessi artisti rinascimentali non escono dal compromesso fra cultura gotica locale e sopravvenuta rinascita. 

 

     Architetto decoratore e scultore rinomato fu il lombardo Domenico Gagini, che dal 1463 si stabilisce in Sicilia. Avendo manifestato incertezza di linguaggio nelle opere liguri, si ambienta bene nell'isola del gotico aragonese, dove molti scultori ne seguiranno i modi. Il figlio Antonello Gagini continua sulla stessa via, amplificando i tratti figurativi del padre. Nella Chiesa di S. Maria del Gesù si conservano due opere scultoree di quest'ultimo. Isolano è l' architetto Matteo Carnelivari, il cui capolavoro è S. Maria della Catena a Palermo. Il messinese Antonio Freri opera a Catania nella Cattedrale, secondo un gusto che si diffonderà nella Spagna andalusa. Nella pittura si afferma Antonello da Messina, il grande artista che con il suo inconfondibile stile porta un originale contributo alla pittura italiana.


     Egli è partecipe dei nuovi valori umanisti : la natura profonda dei personaggi, nei suoi ritratti, è rivelata in un istante dalla luce e dai tratti fisionomici. Il grande Antonello influenzò artisti come Yacometto Veneziano e Giovanni Bellini. Pur lavorando a Catania per brevi periodi, è documentato che lasciò alla città dei gonfaloni per le chiese di S. Maria della Misericordia, di S. Luca, di S. Michele, di S.Barnaba e che per testamento fu sepolto nella chiesa di S. Maria del Gesù.


     In Cattedrale è possibile osservare alcune opere dell'epoca, come la
Tomba di Costanza d'Aragona, sita nel transetto, e la Tomba del vicerè Ferdinando de Acuña, sita nell'abside destra, nella Cappella di Sant'Agata.


     L'
Università di Catania è la più antica di Sicilia. Fondata nel 1434, quando ancora l'Europa intera contava pochissime università è legata al nome del re Alfonso d'Aragona, detto il Magnanimo e di due illustri catanesi, Adamo Asmundo e Battista Platamone. L'Università fu chiamata Studium Generale non perchè venivano insegnate tutte le discipline, ma perchè costituiva l'unica università di Sicilia abilitata a rilasciare diplomi di laurea, uguali per valori e privilegi, a quelli delle antiche università di Salamanca, Valladolid e Bologna. Questa abilitazione Messina potè ottenerla soltanto un secolo dopo e per un breve periodo e Palermo solo nel 1805

Palazzo Platamone
Palazzo Platamone

 

 

Palazzo Platamone

 

Edificato nel XV secolo, insieme a Palazzo Biscari, era fra i palazzi più sontuosi della 

Oggi  non rimane che un loggiato, sormontato da un balcone, custodito nel cortile del Monastero di San Placido. La decorazione a chevron, strisce a zig zag di pietra lavica e calcarea, mentre nella Porta della Chiesa del Santo Carcere si trova sulle colonne, qui decora orizzontalmente il balcone ed è interrotta, al centro, dallo stemma della famiglia. Il palazzo si trovava inserito nel monastero, perchè già nel XV secolo la famiglia lo aveva donato ai religiosi.
Crollato a causa del terremoto del 1693, il convento venne ricostruito, conservando i resti rinvenuti del preesistente monastero. All'interno di esso è possibile vedere una parte della struttura del palazzo, che era connessa al porto tramite un passaggio privato che attraversava le mura. Oggi
è stato restituito dall'Amministrazione comunale alla città come luogo per incontri culturali e musicali. Ogni sabato molti giovani catanesi si recano nel cortile ad ascoltare i concerti che vi si svolgono.

Porta di Carlo V
Porta di Carlo V

 

 

 

La cinta muraria cinquecentesca


 

     Alla cinta muraria si è risaliti tramite l'antica carta topografica di Braun e Hogenberg del 1581. Essa seguiva le vie Dusmet, Porta di Ferro, Teatro Massimo, Coppola, piazza Spirito Santo, piazza Stesicoro e via Plebiscito. Aveva sette porte ed undici baluardi:

 

Le Porte

 

 

Porta di Carlo V: fu costruita nel 1553 ed era detta Dei Canali, perchè dava sui trentasei canali della marina, colmati in seguito dall'eruzione lavica del XVII secolo. Nonostante sia l'unica porta rimasta, oggi si trova soffocata dal mercato della pescheria. Nell'ottocento il mercato, che si teneva ai piedi dell'Elefante, fu  trasferito sotto il voltone del seminario arcivescovile. Agli inizi del secolo due progetti, di un architetto e di un pittore, ipotizzavano la sistemazione del mercato nella vicina villa Pacini. Tra alberi e cespugli, padiglioni e chioschi, avremmo avuto  uno dei pochi  mercati-giardino del mondo.

 

 

 

 

Porta Saracena: fu costruita nel 1555, tra piazza San Placido e la marina; era detta anche Del Porticello.


Porta di Ferro: fu edificata alla marina nell'omonimo quartiere. Era così chiamata a causa dei battenti di ferro.


Porta Sant'Orsola: nei pressi dell'omonima chiesa, veniva utilizzata per seppellirvi i morti impiccati.


Porta di Aci: era chiamata anche Stesicorea perchè costruita nei pressi del sepolcro del poeta.

 

Porta di Carlo V: fu costruita nel 1553 ed era detta Dei Canali, perchè dava sui trentasei canali della marina, colmati in seguito dall'eruzione lavica del XVII secolo. Nonostante sia l'unica porta rimasta, oggi si trova soffocata dal mercato della pescheria. Nell'ottocento il mercato, che si teneva ai piedi dell'Elefante, fu  trasferito sotto il voltone del seminario arcivescovile. Agli inizi del secolo due progetti, di un architetto e di un pittore, ipotizzavano la sistemazione del mercato nella vicina villa Pacini. Tra alberi e cespugli, padiglioni e chioschi, avremmo avuto  uno dei pochi  mercati-giardino del mondo.


Porta Saracena: fu costruita nel 1555, tra piazza San Placido e la marina; era detta anche Del Porticello.


Porta di Ferro: fu edificata alla marina nell'omonimo quartiere. Era così chiamata a causa dei battenti di ferro.


Porta Sant'Orsola: nei pressi dell'omonima chiesa, veniva utilizzata per seppellirvi i morti impiccati.


Porta di Aci: era chiamata anche Stesicorea perchè costruita nei pressi del sepolcro del poeta.


Porta del Re: sorgeva nei pressi di Sant'Agata la Vetere ed era così detta perchè costruita da re Federico III d'Aragona.


Porta Decima: sorgeva nei pressi di Castello Ursino, proprio vicino all'antico edificio romano della Naumachia, oggi perduto.

 

Porta Uzeda: Non è una vera porta della città ma serviva da cavalcavia tra l'ex palazzo dei Chierici a ovest e l'ala di levante dello stesso seminario. Chiude, come una quinta di grande valore scenografico, la via Etnea a sud, nel tratto in cui, superata la piazza Duomo, s'insinua per concludersi in via Dusmet, tra l'ex palazzo dei Chierici a ovest e l'ala di levante dello stesso seminario. Fu appunto per unire questi due corpi di fabbrica che nel 1695, per volere del Duca di Camastra, don Giuseppe Lanza, venne costruito un cavalcavia che diede origine a una porta che allora fu detta della Marina. Ma cambiò nome in quello stesso anno in omaggio al vicerè don Francesco Paceco, duca di Uzeda, venuto a Catania per rendersi conto dei lavori di ricostruzione della città sulle macerie del terremoto del 1693. Sopra quell'arco, negli anni che seguirono, a iniziativa del vescovo mons. Salvatore Ventimiglia, vennero costruiti i piani superiori, collegati anch'essi con le due ali del palazzo. In alto fu eretto un sontuoso fastigio con una nicchia centrale, che racchiude un busto di Sant'Agata che guarda la città, e un'iscrizione marmorea: D.O.M. Sapientiae et bonis artibus - 1780. Sul balcone che si apre sulla porta c'è un grande stemma del vescovo Ventimiglia

 

I bastioni

 

    Gli undici bastioni erano i seguenti: San Giorgio e Santa Croce, che sorgevano presso il Castello Ursino; Bastione Don Perrucchio, alla marina; del Salvatore, eretto alla confluenza tra via Dusmet e via Porta di Ferro; San Giuliano, ubicato dove ora c'è il convitto Cutelli; San Michele, in piazza Spirito Santo; Santo Carcere, sulla cima di via Cappuccini; degli Infetti, oggi visibile in via Plebiscito all'altezza della via Lago di Nicito; del Tindaro, che sorgeva in via Plebiscito all'altezza di via S. Maria della Catena; San Giovanni, sull'omonima via, nei pressi di via Plebiscito; Sant'Euplio, in piazza S. Antonio.