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Curiosità e Aneddoti su Vincenzo Bellini

dal web

 

di Anna Riggio Lunetta

 

 

Al Teatro in abiti da lutto

 

All'annuncio della morte di Vincenzo Bellini i Catanesi ne furono sconvolti e spontaneamente, intervennero, vestiti a lutto, (come se fosse morto un loro parente), alla rappresentazione della Norma presso il Teatro Comunale, parato con drappi neri.

La cronaca della serata, pubblicata su due giornali palermitani "Il telegrafo siciliano" e "Il vapore", evidenziò quanto grande fosse l'amore e il compianto del popolo catanese per il suo concittadino, scrivendo che i catanesi applaudirono l'opera ed allo stesso tempo piansero copiosamente per il musicista scomparso. 

 

 

La morte: un giallo ancora da risolvere

 

La morte improvvisa di Vincenzo Bellini suscitò dei sospetti sulla sua reale causa.

Alcuni biografi parlano d'omicidio per avvelenamento, dovuto alla gelosia di un marito tradito, Samuel Lewys, di cui era ospite nella villa di Puteaux.

Quest'ipotesi sembra avvalorata dallo strano comportamento dei coniugi Lewys, che vietarono a chiunque di vedere Bellini ammalato e che lasciarono, in compagnia del giardiniere, partendo precipitosamente per Parigi.

Alla sua morte, il re di Francia ne ordinò l'autopsia, che fu eseguita dal Prof. Dalmas. Quest'ultimo escluse la morte per avvelenamento; egli, infatti, stabilì, che essa era dovuta a"infiammazione acuta del grosso intestino complicato da ascesso di fegato". Questa diagnosi ancora oggi non è stata accettata; infatti, il Presidente della Provincia di Catania, a distanza di 165 anni dalla morte, ha incaricato il Prof. Francesco Mallegni, docente di Paleontologia umana dell'Università di Pisa, di ripetere l'indagine.

Forse sarà finalmente risolto questo giallo storico.

 

 

Perché "Pasta alla Norma"?

 

Si racconta che, alla prima di Norma, poiché il pubblico milanese rumoreggiava, non avendo gradito l'opera, successivamente applaudita con grande entusiasmo, Vincenzo Bellini che assisteva dal palco dei coniugi Turina, con ironia, avrebbe detto: "I milanesi non hanno ancora digerito il risotto di ieri".

Questa frase venne, umoristicamente, ripetuta in Sicilia dove in contrapposizione al ricco, ma un po’ difficile da digerire, risotto milanese si volle assegnare il nome di Norma ad uno dei piatti più gustosi e tuttora in uso della cucina siciliana: la pasta condita con salsa di pomidoro, melanzane fritte e ricotta salata.

Un'altra spiegazione di "alla Norma " riferito alla pasta, sembra da ricollegarsi al modo di dire tipicamente siciliano: "A norma" usato per indicare tutto ciò che è eseguito a regola d'arte, come nel caso di questo prelibato primo piatto.

Ma la versione più nota é quella secondo cui sarebbe stato Nino Martoglio (o, per alcuni, Angelo Musco) a definire questa pietanza una "Norma", cioé sublime, il massimo che possa esistere.

 

 

Il francese di Bellini: una pioggia d'errori

 

Si afferma che Vincenzo Bellini non fosse particolarmente portato per le lingue, infatti, non conosceva per niente l'inglese ed il suo francese lasciava molto a desiderare, perciò spesso francesizzava in maniera del tutto personale i vocaboli siciliani o italiani.

Così si racconta che, una volta, a teatro, rivolgendosi adirato ad un bugiardo gridò: " C'est une bougie!", convinto che questa parola significasse "bugia" e non sospettandone invece il vero significato, cioè quello di "candela".

 Henrich Heine, giovane poeta tedesco conosciuto dal musicista in Francia a casa della principessa Cristina di Belgioioso, nel cui salotto si ritrovavano i più illustri ingegni dell'epoca (Victor Hugo, Alexandre Dumas, Chopin, Listz ed altri), racconta in "Notti Fiorentine", che il francese di Bellini era così terribile da non avere eguali e che quando si trovava in società, le sue parole sbagliate, i suoi "coq-à-l'ane" (sproloqui), facevano sbiancare il volto di tutti, diffondendo una tale paura che le signore non sapevano se svenire o fuggire, e allo stesso tempo provavano una fortissima voglia di ridere, che a stento trattenevano.

La sua presenza era perciò angosciante ed al tempo stesso gradita ed affascinante.

 

 

Spilla-fermacravatta antijettatura

 

Come tutti gli artisti Bellini credeva al malocchio e quindi cercava di tenerlo lontano indossando una spilla (esposta al Museo Belliniano), formata da un grosso cristallo di rocca e da due cornetti di corniola nera.

 

 

I regali della Malibran

 

Il soprano Maria Malibran donò al musicista, innamorato di lei ma non ricambiato, una miniatura con un suo autoritratto. Altro regalo fu una miniatura, sempre opera della cantante, in cui è ritratto il musicista che indossa, come fermacravatta, la spilla raffigurante la Malibran.

 

 

Un dono a S. Agata, patrona di Catania

 

I fratelli di Bellini, dopo la sua morte, regalarono a S. Agata, patrona di Catania, la croce di Cavaliere della Legion d'Onore con cui nel 1835, era stato insignito da Luigi Filippo, re di Francia, in occasione della rappresentazione dell'opera "I Puritani".

 

 

Uno strano pentagramma

 

Lo spartito in mano al musicista, nel monumento a lui dedicato in Piazza Stesicoro a Catania, presenta un madornale errore musicale. Vi si trova, infatti, riportato un esagramma invece del normale e corretto pentagramma. In aggiunta sono molti altri gli errori, sempre di carattere musicale, presenti nel monumento.

 

 

Gernando al posto di Fernando

 

L'opera "Bianca e Gernando" fu così intitolata al posto di "Bianca e Fernando", per rispetto del principe Ferdinando, erede al trono delle Due Sicilie, in onore del quale fu rappresentata al Teatro San Carlo di Napoli nel 1826 per festeggiarne l'onomastico.

 

 

Puteaux: da sobborgo a quartiere

 

Nel 1964 il sobborgo di Parigi diventa un quartiere della città ed è dedicato a Bellini, ricordato così da una lapide: " Quartier Bellini - Ici s'élevait la maison - de Bellini - né a Catane en 1801 - Il y écrivit Les Puritains - et y mourut le 23.9.1835 - Ce quartier lui est dedié".

 

 

Bellini in Washington Square

 

Nel romanzo di Henry James "Washington Square", pubblicato in Inghilterra nel 1880 ma ambientato a New York, è citato Vincenzo Bellini (e con lui Donizetti) come uno dei musicisti preferiti dalla protagonista Catherine, appassionata di musica operistica; vi è specificato però che la giovane non poteva ascoltarlo spesso in teatro e si accontentava quindi di apprezzarne la musica suonata all’organetto. A poche frasi di distanza è citata anche Giuditta Pasta; scrive, infatti, James, con riferimento allo spasimante di Catherine: "Aveva sentito tutti i grandi cantanti di Parigi e Londra - Pasta e Rubini e Lablache - e quando avevi fatto questo, potevi dire di sapere cos’era il canto".

(Henry James, Washington Square. Garzanti Libri s.p.a., 2000).

 

 

 

Un carro funebre particolare

 

Per trasportare le spoglie di Bellini al suo rientro a Catania nella notte tra il 26 e il 27 settembre del 1876, fu, eccezionalmente, usato come carro funebre la Carrozza del Senato, così chiamata, perché costruita nel 1700 per gli amministratori di Catania ai quali era stata assegnata, data l'importanza della città, il titolo di Senatori.

La Carrozza è normalmente usata dal Sindaco di Catania il 3 febbraio d'ogni anno per la processione in onore di S. Agata patrona della città.

 

 

 

La vendetta della contessa Samoyloff

 

La contessa Giulia Pahalen Samoyloff, imparentata con lo zar Alessandro I, ebbe una breve storia d’amore con Bellini che le dedicò l’opera "Bianca e Fernando", andata in scena a Genova il 7/4/1828. Ella lo ricambiò donandogli "...un orologio smaltato bellissimo, con una piccola catena pure smaltata, che in tutto potrà costare un centoventi ducati....", come Bellini scrisse in una lettera al Florimo. L’abbandono da parte del musicista, innamoratosi di Giuditta Turina, provocò nella contessa un desiderio di vendetta, che però mise in atto solo quando divenne amante di Giovanni Pacini, musicista concittadino e nemico di Bellini. Alla Prima della "Norma" infatti, sembra che comprò una parte del pubblico per farla fischiare ed altrettanto fece con la stampa perché ne desse un giudizio negativo.

Di un delitto ancora più grave è sospettata la contessa da Carmelo Neri, biografo di Bellini nel suo libro "Bellini morì di veleno?" e cioè di aver fatto avvelenare il musicista.

 

 

 Nino Martoglio e 'Nzuddu Bellini

 

 Forse non tutti sanno che l'eclettico commediografo, giornalista, letterato e poeta Nino Martoglio dedicò una delle sue poesie dialettali (facente parte della raccolta "Centona") al musicista Vincenzo Bellini. In essa, intitolata " 'Nzuddu Bellini ", Martoglio descrive con grande liricità vari aspetti della natura: il fiume che scende silenzioso e su cui si riflette la luna che sparge una luce argentea, l'usignolo che canta appollaiato su un ramo di ulivo. Ma la bellezza della natura è nulla se paragonata alla dolcezza, alla limpidezza ed anche alla tristezza della musica di Vincenzo Bellini.