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Come si giocava

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In questa pagina trovi la spegazione di qualche gioco

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Cicineddu, ppicch’ cchinaci?

 

Tutti i bambini insieme, tenendosi per mano, formano un grande cerchio; un bambino sta al centro del cerchio e un altro all'esterno, quest'ultimo gira attorno al cerchio e fa finta di piangere; il bambino che sta al centro lo chiama dicendo:

 

Ciccineddu,   picchì-cchiànci?   Ciccineddu (Salvatore), perché piangi?

 

 

e l'altro, quello che gira all'esterno, si ferma e risponde, instaurando il seguente dialogo:

 

- A nanna mi-nmannavu!             - La nonna mi mandò via!

Ci vòi stari cu-mmìa?                     Ci vuoi stare con me?
- Cchi-mmi runa vossìa?             - Che mi dà vossignoria?

Ti rugnu na vastedda o iòurno Ti do una forma di pane al giorno

 e n càuci a-mmanziòrnu!               e un calcio a mezzogiorno!
- Pu… i… i… i… !                                 Pu… i… i… i… !

 

 

Questa scena si ripete più volte; i giri attorno al cerchio e le offerte della forma di pane aumentano di uno ogni volta fino a quando il bambino che sta all'interno del cerchio non cambia la sua offerta e questo modo:

 

Turiddu, picchìcchiànci?                  Turiddu, perché piangi?
- A nanna minnimannavu!             
- la nonna mi mandò via!
Ci vòi stari cu-mmìa?                      
Ci vuoi stare con me?
- Cchi-mmi runa vossìa?              
- Che mi da vossignoria?
Ti rugnu cincu vasteddi o iòrnu      
Ti do cinque forme di pane al                                                          giorno
e m-bàciu a-mmanziòrnu!        
       e un bacio a mezzogiorno!
- Si, cci stàiu tuttu cuntenti          
- Si, ci sto tutto contento
e-ttutti l'àutri iànu                           
e tutti gli altri hanno

a sputazza ne renti!                         la saliva nei denti!

 

 

A questo punto il bambino che sta all'esterno del cerchio comincia a correre recitando la seguente tiritera:

 

Pugnu cutugnu                                   Pugno cotogno
amar'a-ccu cci u rugnu                      
guai a chi glielo do
cci u rugnu a-mmemugghièri            
glielo do a mia moglie
ca è-ffigghia ri cavaleri!                   
che è figlia di cavaliere

 



e dà un pugno nella schiena di un bambino; quest'ultimo si mette a correre nel senso opposto dell'altro; chi arriva per primo ad occupare il posto che è rimasto vuoto, farà parte del cerchio e l'altro rifarà le parti diTuriddu.

 

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O’ sciancateddu

 

 

Poiché adiacente alla casa della mastra c'è anche un bel cortile, i bambini possono praticare questo gioco che si svolge unicamente all'aperto; dopo aver disegnato nel pavimento del cortile il percorso, uno per volta, salterellando su un solo piede porteranno a termine il gioco con queste modalità.

     Il primo partecipante, dopo avere prese un sassolino che tirerà sopra la casella contrassegnata dal numero 1, saltellando su un piede toccherà la casella 2, poi la casella 3 e con ambedue i piedi le caselle 4 e 5; poi, di nuovo con un piede, la cesella 6 e subito dopo, divaricando le gambe, le caselle 7 e 8; ripeterà il percorso all'inverso raccogliendo il sassolino e se tutto filerà liscio potrà ricominciare a giocare tirando il sassolino nella casella contrassegnata dal numero 2; se anche stavolta tutto andrà bene, potrà andare avanti allo stesso modo ricominciando ogni volta con il tirare il sassolino nella casella contrassegnata dal numero più alto.


Alla fine l'abile partecipante vincerà una casella che diventa di sua proprietà, non potrà essere toccata dagli avversari a meno che i proprietario non ne accordi il permesso. Per chiedere il permesso, gli altri partecipanti dicono salam e il proprietario della casella, se l'accorda, risponderà amen, se non l'accorda dirà semplicemente no e costringerà l'avversario a saltare di un solo balzo e con un solo piede la casella.

     Chi per primo riesce a conquistare tre caselle ha diritto di provare a vincere il gioco effettuando il percorso con gli occhi bendati; la prova è difficilissima perché stavolta non dovrà solo stare attento a saltare sulle caselle senza toccare le linee, ma dovrà anche evitare di passare sulle caselle di proprietà degli avversari; ha un solo vantaggio: poiché ne possiede tre, può riposarsi su queste tutte le volte che vuole per riprendere fiato e per orientarsi meglio.

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A mastra

 

 

Quando non esisteva ancora le scuole materne, le mamme che doveva andare a lavorare fuori di casa o che semplicemente volevano fare le faccende con più tranquillità, portavano i loro figli, che non erano in età scolare, dallamastra,una donna che per qualche soldo li teneva in casa propria e li accudiva dalle otto di mattina alle quattro del pomeriggio.

     La donna aveva anche il compito di insegnare ai bambini più grandicelli i primi elementi della scrittura, come le aste, le vocali e le consonanti, e della lettura.

Una delle tante donne che esercita a Catania la professione dimastraabitava in un quartiere chiamatoulocuposto tra le attuali vieScaldara, Viadotto e Bonfiglio, a ridosso della stazioneAcquicella.

     Nella zona, una volta, non erano state costruite molte case e gran parte del territorio era allo stato naturale: vi erano soltanto alcuni alberi e dei filari di piante di fichidindia; un enorme fossato, profondo quasi sei metri, era la caratteristica principale del quartiere; in esso ristagnava l'acqua piovana e spesso veniva usato come discarica dei rifiuti dalla gente che abitava nei dintorni.

 

     Poco distante da questo logo sorgeva uno stabilimento dove si raffinava e si confezionava la liquirizia; a volte si potevano vedere, proprio nel bordo del fossato,delledonneche sbucciavano le radici della liquirizia e che le tagliuzzavano in piccoli pezzi, per poi sistemarle sopra dei sacchi e farle asciugare al sole

 

Nella casa dellamastrac'era un'ampia stanza, con il pavimento di cotto di terracotta e con le pareti bianche, dove di solito stavano i bambini; questa stanza dava su un cortile interno dove erano sistemati gli impianti igienici:ucantru(vaso da notte),a pila(vasca in muratura usata per lavare i panni) con labbàsula(piano scanalato dove veniva strofinati i panni), aggiarracc'aceddu(grande giara in argilla alla quale era stato attaccato un rubinetto di rame), nel cortile, al centro stavaupirituri(imboccatura della conduttura sotterranea di solito costituita da un tubo di terracotta) per lo scarico delle acque piovane e di quelle provenienti dallaggiarrae dallapila.

     Il fanciullo che andava dallamastraportava l'occorrente per studiare: nella sua cartella (auzza), aveva la matita (ulàpisi) e i quaderni per scrivere; in un cestino di vimini (upanareddu), aveva anche la sua merendina.

     La vivacità dei bambini è segno di intelligenza, si dice, ed anche questi bambini che vanno dallamastravengono spesso in contrasto tra loro. Lamastradeve a questo punto dimostrare la sua abilità di educatrice e con una certa autorità invita i bambini al silenzio perché adesso si deve giocare a…………

 

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A megghiu visula

 

Quando la pavimentazione stradale non era ancora costituita da mattonelle di asfalto ma di basale di pietra lavica (i bbàsuli), i ragazzi potevano praticare questo gioco che nella sua parte iniziale è simile a quello delle bocce; dopo avere scelto labbàsulaadatta all'occasione, i ragazzi raccolgono e mettono insieme tutte le monetine che sono riusciti a racimolare nella giornata; questo mucchietto di denaro costituisce il premio per il vincitore.

     Poi un ragazzo prende una moneta e la lancia in aria cercando di farla finire al centro della mattonella scelta; gli altri ragazzi faranno lo stesso dopo di lui; alla fine misurano quanta distanza c'è fra ciascuna moneta e il centro della mattonella perché il "lanciatore" della moneta che è caduta più vicina al bersaglio, giocherà per primo e poi seguiranno gli altri, secondo l'ordine della distanza dal centro ottenuta con la propria moneta.

     Questa operazione è fatta con molta cura e se la differenza fra le varie distanze non è molto chiara, i ragazzi ricorrono a dei metri rudimentale come ad esempio a dei sottili ramoscelli (i fuscagghi).  

     Stabilito così il turno di gioco, il primo ragazzo raccoglie tutte le monete, anche quelle degli altri, le sistema l'una sull'altra per lo stesso verso e le lancia tutte in aria; quelle che cadranno   mostrando la "testa" saranno vinte da lui, quelle che invece cadranno mostrando la "croce" costituiranno il premio per il secondo giocatore; il gioco va avanti così fino alla fine delle monete.

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O’ sgobbiu

 

Il gioco prende il nome dallo scarabocchio fatto a terra con un gessetto e che costituisce il percorso che i partecipanti devono fare completare ad un tappo metallico appiattito, sapientemente spinto da piccoli colpi dati con il pollice.

     Il gioco richiede molta abilità in quanto il tappo non deve in alcun modo toccare le linee del tracciato.

     Se questo avviene il partecipante deve lasciare il posto al suo avversario; se invece riesce a fare arrivare il tappo sull'ultima voluta, avrà vinto la posta, che di solito è costituita da qualche nocciolina o dai pochi spiccioli che i due possono avere.

 

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Signuruzzu chiuviti chiuviti!

 

Il tempo primaverile, si sa, è spesso instabile e dopo un giorno assolato e caldo può capitare che certe nubi offuschino il sole e promettano un temporale; in questa occasione lamastrainsegna ai bambini la tiritera sulla pioggia.

 

Signuruzzu chiuviti chiuviti!          Buon Gesù fate piovere!

l'angileddi su-mmotti ra siti          gli angioletti sono morti per la                                                        sete.
Facìtini una bbona                         
Fatene una buona
senza lampi e-ssenza trona.         
Senza lampi e senza tuoni

 

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Nignirignola

 


Un bambino si siede di fronte ad un altro bambino, anch'egli seduto, appoggia le sue braccia incrociate e la faccia sulle ginocchia del compagno in modo tale da offrire la schiena e da non potere vedere quello che accade attorno a lui. Il compagnetto, a questo punto, appoggia sulla sua schiena la mano, tenendo però sollevate tante dita quent'è il numero che deve essere indovinato e intona la seguente tiritera: (filastrocca)

 

Nignirignola, nignirignola       Nignirignola, nignirigola
Quantu costa na carriola?      
Quanto costa un carrettino?


Risponde il bambino che sta sotto:

- ttri!                                         -tre!

 

Risponde il bambino che sta sotto:

 

Ttri ricisti, lu iòcu piddisti!            Tre dicesti, il gioco perdesti!
Ciuncu ricevi, lu iòcu vincevi!      
Cinque dicevi, il gioco vincevi!
Nignirignola, nignirignola              
Nignirignola, nignirigola
Quantu costa na carriola?            
Quanto costa un carrettino?

- sei!                                              - sei!

Sei ricisti, lu iòcu piddisti!          Sei dicesti, il gioco perdesti!                                     

Rui ricevi, lu iòcu vincevi!            Due dicevi, il gioco vincevi!

 

E così si va avanti fino a quando il bambino che sta sotto non indovina il numero esatto che è, ovviamente, controllata dalla mastra che funge da giudice di gioco. Quando indovina, il compagno conclude la tiritera così

 

Cincu ricisti, lu iòcu vincisti!    Cinque dicesti, il gioco vincesti!

 

 

Eallora invertono le posizione del gioco.

 

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A ncugna

 

Simile per certi aspetti al gioco "ecciappeddi" è questo gioco che ha, a sua volta, due varianti: una prima variante prevede che ci sia una monetina posta orizzontalmente al terreno, appoggiata al muro o al marciapiedi, che funge da pallino per i tiri di altre monetine; chi riesce a fare cadere la monetina avrà vinto questa e tutte le altre monetine che i giocatori avevano tirato precedentemente e che non avevano colpito il bersaglio; nella seconda variante non c'è il pallino e i tiri e la vincita avvengono a questo modo: intanto i giocatori si devono disporre su un largo marciapiedi; il bordo di questo costituirà il limite oltre al quale le monetine non possono andare perché nel caso contrario vincerà la moneta il giocatore che tira dopo di chi ha sbagliato (in questo gioco infatti ha molta importanza il turno con cui si effettuano i tiri); se alla fine del gioco tutti i partecipanti non avranno commesso nessun errore, vincerà la posta (cioè tutte le monetine) colui che avrà tirato la sua moneta più vicina al bordo del marciapiedi.

    Il gioco, con questa variante, è anche chiamatoo munti.

 

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A ccaricabotta

 

Anche questo è un gioco di squadra e una conta designa quale quadra deve cominciare; i componenti della squadra deve cominciare; i componenti della squadra che ha perso la conta si sistemano in fila indiana, poi il primo della fila appoggia la testa ad un muro stando leggermente piegato in avanti e così pure tutti gli altri dietro di lui, appoggiati l'uno sull'altro (una variante possibile e che invece di appoggiare la testa al muro la si appoggia ad un altro bambino, "a mamma" il quale si poggia con la schiena al muro).

Un ragazzo dell'altra squadra si pone ad una certa distanza da questo "ponte" e grida:

 

Caricabotti additta additta       Carricabotti in piedi in piedi
Viri ca vegnu!                            Vedi che vengo!

 

Fa una veloce corsa e di colpo salta sulla schiena del ragazzo che sta in fondo alla filamettendovisia cavalcioni; poi, senza toccare terra coi piedi, pena l'eliminazione, si porta sulla schiena del ragazzo che segue nella fila, fino a raggiungere il ragazzo che ha la testa appoggiata al muro.

     Il secondo componente della squadra fa lo stesso e poi via via tutti gli altri; quando tutti i ragazzi di questa squadra si trovano sulle spalle dei ragazzi dell'altra squadra, contano fino a dieci, oppure recitano la seguente tiritera:

 

Ummula                                  Ummula
tùmmula                                
tùmmula
trìmmula                                 
trìmmula
quala                                      
quale
qualìcchia                              
qualìcchia
lintìcchia                                
lenticchia
fasola                                     
fagioli
triaca                                     
fagiolini
munnava                               
sbucciava

e-ssu-ddeci.                           e sono dieci.

 

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A muccia a muccia
 

 

E' il noto gioco del nascondiglio con qualche piccola variante; un ragazzo, designato dalla conta(canisciù),si appoggia al muro nascondendo il volto e comincia a contare a voce alta fino a quarantuno; gli altri hanno così il tempo di scegliere un nascondiglio e di celarvisi.

Finito di contare, il ragazzo comincia la sua ricerca e appena scova uno dei compagni grida:Ti visti!oTi vitti!

     A questo punto il ragazzo che è stato visto dovrà a sua volta ricominciare il gioco con le stesse modalità.

     Il gioco dura fino a quando tutti insieme non decideranno di cambiare gioco.

 

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E cciappeddi

 

 

Praticato anche dagli adulti è questo gioco molto simile a quello delle bocce.

Il pallino è costituito da una piastrella (uspècchiu) posta in senso verticale al terreno e sostenuta da un sasso (umastru); sotto il sasso vengono messe ance delle monetine, scommesse da ciascun giocatore, che costituiscono la posta in gioco.

     Dopo avere effettuato la conta per stabilire il turno, ciascuno dei giocatori munito dicciappeddaeffettua il suo lancio; egli ha la possibilità di fare un tiro valido in tre modi: o facendo cadere sopra le monete, contemporaneamente e con un sol colpo dicciappedda, la piastrella e il sasso e in questo caso vince tutta la posta in gioco, o facendo cadere solo la piastrella o infine spostando la piastrella anche senza farla cadere, ma toccando con lacciappeddale monetine poste sotto il sasso; questi due ultimi tiri gli permettono di conservare il diritto ad un altro tiro. Se invece la suacciappeddanon riesce a toccareuspecchiuin alcun modo, perde il diritto al tiro che sarà effettuato dal giocatore che ne ha il turno.

     Ovviamente vince che per primo riesce ad impossessarsi della posta del gioco.

     In questo gioco è importante rilevare la presenza di un arbitro non giocatore che il compito di fare rispettare il turno e di rimettere a postouspecchiuquando viene colpito da uno dei giocatori.

 

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Luna lunedda

 

 

 

Luna lunedda                              Luna lunetta
Fammi na cudduredda                
Fammi una focaccina
Fammilla bedda rani                   
Fammela bella grande
Ca cci a pottu a-Ssan Ggiuvanni
Che gliela porto a San Giovanni
San Ggiuvanni nol-la voli          
San Giovanni non la vuole
e-cci a pottu a-Ssan Criòli          
E gliela porto a San Gregorio
San Criòli si la pìgghia                
San Gregorio se la prende
Ppi-ll'amuri ri so fìgghia.            
Per l'amore di sua figlia.

 

 

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Nalìu nalàu

 

"Una mamma portando il suo figlioletto in casa, va a sedersi in una sedia e pone il bimbo sulle sue ginocchia con il viso rivolto verso il suo; tenendolo per le mani, avvicina l suo naso a quello del bambino toccandolo una volta a destra e una volta a sinistra, ripetutamente, e canta la seguente tiritera cadenzando le parole:"

 

 

Nalìu nalàu                                   Nalìu nalàu
U sceccu arraggiàu                      
L'asino ha ragliato
Non fazzu cchiù-ppaci                  
Non faccio più pace
A potta Iaci (1)                            
Alla porta di Aci




(1) "La porta di Aci" è il nome con cui la gente chiama l'attuale piazzaStesicorodove sono stati rinvenuti i resti di un anfiteatro romano; secondo la credenza popolare i cunicoli del teatro farebbero parte di un sistema di collegamento sotterraneo con il paese di Acireale. In questa piazza c'è il palazzoTezzanoche una volta era la sede del Tribunale, da qui deriva l'espressione "fare pace", cioè comporre una lite.

 

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Pizzica jaddu

 

 

Tiritera                                   Filastrocca

Pizzica, jaddu,                   Pizzica, gallo,
pani e furmàggiu;              
pane e formaggio;
veni lu cani,                       
arriva il cane
si pìgghia lu pani;              
si prende il pane;
veni lu jattu,                      
arriva il gatto,
si pigghia 'u furmàggiu.    s
i prende il formaggio.
Arrassu, canazzu!             
Vai via, cagnaccio!

Chissi,...jattazzu!              Vattene,...gattaccio!

 

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Tri tri tri

 

 

Tri tri tri                               Tre tre tre
setti fimmini pi 'ntarì           s
ette donne per un tarì
ma 'natrì e troppu pocu       
ma un tarì è troppo poco
setti fimmini pi 'npiricocu   
sette donne per un'albicocca
'npiricocu e troppu duru     
l'albicocca e troppo dura
setti fimmini pi 'mulu          
sette donne per un mulo
u mulu jetta cauci               
il mulo dà calci
setti fimmini pi na fauci      
sette donne per una falce
e la fauci è taghenti            
e la falce è tagliente
setti fimmini pi 'nseppenti  
sette donne per un serpente
u seppenti e muzzicarolu    
il serpente dà i morsi
setti fimmini pi 'ncannolu    
sette donne per un cannolo
u cannolu è di canna          
il cannolo è di canna
setti fimmini pi na manna   
sette donne per una stoffa
a manna è di linu                 
la stoffa è di lino
setti fimmini pi 'nparrinu    
sette donne per un prete
u parrinu dici a missa         
il prete dice la messa
fici 'nsigna a la batissa       
fa un segno alla badessa
a batissa ju na l'ortu           
la badessa va nell'orto

 pi scippari 'nperi di finocchiu  per raccogliere un finocchio
e ci vinni di cacari                   
e le venne di andare di corpo
fici 'ntrunzu quanto u mari.   e
 fece una cacca quanto il mare.

 

 

Filastrocca catanese tramandata da  Salvatore Motta (8.12.1901 - 2.11.1996)

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