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2° Itinerario artistico-culturale

di Pina Licciardello

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2° ITINERARIO CULTURALE ATTRAVERSO IL CENTRO STORICO

DELLA CITTA' DI CATANIA

 

  

      Iniziamo il tour partendo  dal "cuore" della città: piazza  del Duomo.


     Lo splendido scenario architettonico della settecentesca piazza ci presenta al centro la fontana dell'Elefante  "u Liotru", opera del Vaccarini (1735-36). I pezzi di cui è composta la fontana hanno origine ed età diverse: l'elefante, simbolo della città, è di autore ignoto, qualcuno lo attribuisce al mitico Dedalo; l'obelisco è egizio e proviene dal tempio di Iside di Siene; è formato da una colonna di granito a sezione esagonale sulla quale sono incisi geroglifici relativi al culto della dea Iside; la fontana è del 1736 ed è stata disegnata dal Vaccarini. Le due vaschette laterali a conchiglia del basamento rappresentano il Simeto e l'Amenano.


    Osserviamo l'assetto settecentesco della bella piazza, ci soffermiamo ad ammirare uno per uno tutti i monumenti che vi si trovano attorno. Iniziamo dalla superba facciata della Cattedrale del Vaccarini (1734).  Sorta  sulle terme Achilliane, per volere del conte normanno Ruggero nel 1094, la Cattedrale fu costruita come "ecclesia munita", cioè come cattedrale fortezza. Crollò  con il terremoto del 1693, fu ricostruita nel XVIII secolo. In essa sono riconoscibili tre parti: quella normanna, nelle absidi e nelle due cappelle laterali di S. Giorgio; quella sveva, nelle basi di alcune colonne, visibili mediante appositi scavi nel pavimento e nelle torri d'ingresso, oggi incorporate alla facciata; ed infine quella barocca, costituita dalle tre navate di Girolamo Palazzotto e dalla facciata di G.B. Vaccarini, del 1734.

 

   La Cattedrale è collegata al Seminario dei Chierici  da  un cavalcavia: porta Uzeda; la porta edificata nel 1696 ed intitolata al vicerè del tempo, immette nell'antico porto vecchio.

      Subito dopo notiamo il Seminario dei Chierici realizzato per mano di Alonzo Di Benedetto e Francesco Battaglia. L'edificio, fondato dal vescovo Antonio Faraone il 18 aprile 1572, fu poi distrutto dal terremoto del 1693 e ricostruito nel 1706 su un'ala dei resti del palazzo vescovile.


     Ancora oltre troviamo la fontana dell'Amenano, opera dello scultore napoletano Tito Angelini del 1867. La fontana, dedicata all'Amenano (dio fluviale onorato nell'antichità dai catanesi) , è stata costruita su un canalone che convoglia le acque del fiume verso il mare. E' costituita da una grande vasca a forma di conchiglia sulla quale si staglia la figura di un giovanetto, dal sorriso enigmatico, nel quale è personificato il dio Amenano. Ai due lati vi sono altrettanti tritoni.


    All'angolo con via Garibaldi possiamo ammirare l'elegante e fastoso Palazzo dei Principi  del Pardo, dai balconi settecenteschi riccamente scolpiti con figure grottesche l'una diversa dall'altra.

     All'altro angolo della strada, proprio di fronte alla Cattedrale, notiamo il grande Fondaco di S. Agata, chiamato anche Palazzo Zappalà, che conteneva l'Albergo  del Leon d'oro, dove Goethe fu ospitato nel 1787. Nel palazzo Zappalà, fino all'inizio del nostro secolo,  oltre all'hotel d'Orient (al secondo piano, all'angolo con via Garibaldi) funzionavano altri due alberghi: l'hotel Elephant (al primo piano) e l'Hotel Central Europe e Restaurant (al secondo piano, all'angolo con  via Vittorio Emanuele).


     Proseguendo il giro della piazza, troviamo il piccolo e grazioso palazzo Marletta. Separato da una viuzza notiamo la mole maestosa del palazzo degli Elefanti, sede del Municipio, costruito da G. B. Vaccarini nel 1741; nelle decorazioni delle finestre presenta alternativamente una A, iniziale di S. Agata e un elefante, simbolo della città, da cui il nome del palazzo.


    Anche se non è situata sulla piazza, non possiamo non ammirare  il capolavoro dell'arte del Vaccarini (1735): la Badia di S. Agata, che con la sua superba cupola completa la splendida  cornice della piazza del Duomo.

    

     Proseguiamo il nostro giro  e attraversiamo Porta Uzeda; proprio di fronte troviamo l'ingresso di Villa Pacini, detta "villa d'i varagghi", perchè frequentata da pensionati e disoccupati. La villetta è situata sotto gli archi del viadotto ferroviario, ricavato dal riempimento della bassa zona di spiaggia dell'antico Porticello. Tra le liete aiuole il musicista catanese Giovanni Pacini sta chiuso nel ricordo della bella Paolina Bonaparte e nasconde l'intimo cruccio verso la città che parteggia tutta per il Bellini.


    Attratti dai banchi colmi di pesce, dalle lampade, dagli ombrelloni variopinti e dal vociare ci immettiamo nella pescheria, dove oltre al pesce troviamo tutto quanto occorra per onorare la mensa.

     Rimontiamo il flusso continuo della folla: possiamo entrare dalla cinquecentesca porta delli Canali, detta anche porta di Carlo V, uno dei cardini delle fortificazioni del viceré spagnolo Vega. Eretta nel sec. XVI per difendere la città dalle incursioni dei pirati. La porta prese il nome dai 36 canali che lì vicino versavano in mare le acque del misterioso fiume Amenano. Esse furono coperte dall'eruzione del 1669 e la stessa porta corse il pericolo di essere sepolta dalla lava, tanto che fu murata.

 

    Dalla porta delli Canali, attraversando uno stanzone enorme, odoroso di pesce e di alghe, arriviamo in piazza Alonzo di Benedetto per risalire sino alla fontana dell'Amenano, le cui acque sotterranee cantate da Ovidio, finalmente si mostrano alla luce prima di distribuirsi nei "sette canali" di una fonte del Seicento. Costruita, in marmo pregiato, nel 1612 sotto Fipippo III re di Spagna, la fontana si salvò dal terremoto del 1693 che rase al suolo Catania. E' racchiusa in un'ampia volta scavata nelle fondamenta del palazzo dei Chierici.


   Lasciamo alle spalle i colori e gli odori della pescheria ed arriviamo a piazza Currò dove troviamo la Chiesa di S. Maria Dell'Indirizzo. L'epigrafe posta al centro del portale laterale chiarisce la fondazione voluta nel 1610 dal vicerè duca d'Ossuna per ringraziare la Madonna di aver dato il "giusto indirizzo" alla sua nave in pericolo di naufragio.


      Sulla stessa piazza troviamo i resti delle Terme romane dell'Indirizzo, parzialmente incorporate nel convento carmelitano di S. Maria dell'Indirizzo. L'edificio è stato costruito tra il IV e il V secolo d.C.. Sono ancora visibili gli impianti per il funzionamento delle terme, le fornaci per il riscaldamento delle sale, i condotti per l'acqua calda, i canali per il deflusso delle acque.


    Proseguiamo dunque per via Zappalà Gemelli dove possiamo ammirare la loggia angolare disegnata da Francesco Battaglia per i carmelitani; svoltiamo a destra, richiamati dalla bella piazza Mazzini,  ex  piazza S. Filippo,  opera di Stefano Ittar e Francesco Battaglia del 1760. Gli ariosi portici con balaustre sono tagliate in quattro parti da ampie strade. Le trentadue colonne in marmo bianco dell'archeggiato sono le medesime che in epoca romana ornavano il vicino teatro antico.


Arriviamo poi in via S. Anna, dove al n. 8 si trova la casa natale di Giovanni Verga, oggi sede del museo verghiano, dove si conservano la biblioteca e i manoscritti del grande romanziere.


    Proseguiamo per via Vittorio Emanuele fino ad arrivare all'ingresso del Teatro greco-romano e l'Odéon.

 

     Il teatro greco era rivolto con la cavea verso il mare con la facciata costruita in pietra lavica, composta da nove cunei e divisa da due precinzioni,  rivestita da marmi policromi. Poteva contenere più di settemila spettatori che accedevano ai vari settori delle gradinate attraverso i corridoi detti "vomitori", in parte ancora esistenti. Il teatro fu rifatto in epoca romana, con la tribuna consolare nel cuneo centrale e una loggia semicircolare che coronava la cavea, con una serie di archi poggianti su colonne.

 

     L'Odéon è il monumento antico meglio conservato. E' più grande dell'Odéon di Atene,  poteva contenere circa 1300 persone; lo spazio tra la cavea e il muro esterno era diviso in 17 ambienti non comunicanti, di cui molti ancora esistenti. La cavea era probabilmente coperta. L'Odéon serviva per i cori, per i concerti, per le prove teatrali e per le conferenze.

 

     Alle spalle dell'Odéon troviamo la Chiesa della Rotonda, che è in realtà il calidario delle terme romane,  trasformato  in età bizantina in luogo di culto cristiano. Dell'antico edificio termale rimane oggi una sala a pianta circolare iscritta in un quadrato, movimentata all'interno da una serie di archi e di vasche marmoree e con copertura a cupola. L'adattamento dell'edificio a chiesa cristiana è identificabile nei resti del pavimento, nell'abside e nelle due cappelle rettangolari.

 

     Usciti da via della Rotonda, giriamo a sinistra per via Teatro greco ed arriviamo su quella splendida strada che è via Crociferi.

 Questa perla della Catania settecentesca deve il suo fascino alle chiese che vi si prospettano.

     La via ha inizio con un arcone ribassato che pare sia stato costruito in una notte del 1704 per imporre al senato catanese il congiungimento delle due parti del monastero di S. Benedetto (la piccola Badia e la grande Badia).

 

     Subito dopo l'arco scorgiamo la Chiesa di S. Benedetto. Costruita tra il 1704 e il 1713, è opera di Alonzo di Benedetto con suggestivo portale del Vaccarini. Sorge su una scalinata con facciata arricchita da statue che culminano con quella di S. Benedetto. Il vestibolo d'ingresso porta all'unica navata all'interno, dal pavimento di preziosi marmi intarsiati.

 

      Accanto alla Chiesa di San Benedetto, separata da una stretta viuzza, in fondo alla quale scorgiamo la scenografica facciata del palazzo Asmundo, tipica costruzione padronale catanese del 1700, troviamo la Chiesa di S. Francesco Borgia, più nota col nome di Chiesa dei Gesuiti, con l'annesso collegio, già sede dell'Ospizio di beneficenza, oggi sede dell'Istituto d'Arte. In questa chiesa fu battezzato nel 1801 Vincenzo Bellini. L'elegante facciata della chiesa, con colonne binate ed ingresso da due scalinate laterali, è opera di Angelo Italia (sec. XVIII).

 

     Uno dei capolavori dell'architettura settecentesca catanese  è la Chiesa di S. Giuliano che troviamo sulla destra della stessa via Crociferi. La chiesa, ad unica navata ellittica, è una delle massime opere di  G.B. Vaccarini. Iniziata da Giuseppe Palazzotto nel 1736, venne completata dall'illustre palermitano che vi dedicò particolare attenzione (1738-1760). La facciata curvilinea, con il suo gagliardo movimento convesso, genera vigorosi chiaroscuri. Una lanterna ottagonale nasconde dall'esterno la cupola impostata al centro della costruzione. Un'ampia cancellata chiude la superba gradinata avvalorando la convessità del prospetto. Il portale principale presenta un ampio frontone sormontato dalle figure allegoriche della Carità e della Fede.

 

    Nulla aggiunge alla bellezza di via Crociferi la Chiesa di S. Camillo dei Crociferi, che dà il nome alla strada, dalla congregazione dei "chierici regolari ministri degli infermi" detti dei Crociferi. Fatta costruire dal vescovo Galletti nel 1735, venne completata da Francesco Battaglia nel 1737.

 

     Percorriamo ancora via Crociferi fino in fondo, dove troviamo il bel portale di Villa Cerami che sembra chiudere la via sigillandola dal lato opposto da cui siamo entrati. Il palazzo con il suo bel giardino pensile è impiantato sulla bastionatura cinquecentesca detta di Carlo V. e sovrasta il rudere dell'anfiteatro romano. Molto bella l'ariosa scalinata. La costruzione ristrutturata negli anni Cinquanta è adibita a sede della Facoltà di Giurisprudenza.

 

     Non manchiamo di osservare, alla sinistra del portale, una fontanella del 1723 da molto tempo priva di acqua. Essa semplice nella forma, con tazza a conchiglia, reca una scritta enigmatica "Pubblico - non a publico - hic publicus" che significa: "questa  pubblica fontana, costruita a spese di un privato, dà acqua per generale utilità". Il principe Cerami ci teneva a precisare che aveva fatto costruire la fontanella per il popolo, in un luogo aperto a tutti, senza finanziamenti pubblici, esclusivamente col proprio denaro.


     Riprendiamo il nostro giro ripercorrendo in senso inverso via Crociferi, per cogliere nel suo insieme la musicalità degli spazi e il gioco delle architetture; ci accorgiamo allora che è senza dubbio la più bella strada di Catania e una delle più suggestive del mondo.

 

     Superato il voltone di S. Benedetto, arriviamo a piazza S. Francesco d'Assisi con al centro il Monumento al Cardinale Dusmet. Il Cardinale fu arcivescovo di Catania dal 1867 al 1984; il monumento fu eretto nel 1935. Nella piazza, che corrisponde alla
parte più meridionale della collina di
Montevergine (la parte settentrionale si estende fino a piazza Dante), sono stati ritrovati nel 1959 i resti di un tempio dedicato a Demetra proprio accanto al monumento del Cardinale Dusmet.

 

     Sulla sinistra della piazza possiamo ammirare la Chiesa di S. Francesco d'Assisi, popolarmente detta dell'Immacolata, dalla bella statua lignea settecentesca che si trova dentro una nicchia della cappella. Eretta su disegno di Francesco Battaglia dopo il terremoto del 1693, ha un prospetto ottocentesco a due ordini di lesene di grande effetto monumentale. Si vuole che la chiesa, con l'annesso convento, sia stata costruita sulle rovine del tempio di Minerva nell'anno 1329 dalla regina Eleonora d'Aragona (che ivi è sepolta), moglie di re Federico II d'Aragona.

 

     Di fronte alla chiesa si erge il palazzo Gravina-Cruyllas, belliniano musicista catanese.

 

     Proseguiamo girando a sinistra per via Vittorio Emanuele. Percorrendo questa strada, una delle più antiche della città, non possiamo non osservare i bei palazzi settecenteschi; fra questi, al n. 201, troviamo palazzo Bruca. Dopo una breve sosta per  ammirare il suo bel cortile e i suoi eleganti saloni, ritorniamo a Piazza Duomo, dove ha termine il nostro giro al centro storico di Catania.