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Apporto del Siciliano alla Lingua Italiana

 

Alcune parole della Lingua Siciliana sono ormai entrate a pieno titolo a far parte del lessico ufficiale della lingua italiana.

 

 

Alcuni di questi apporti del Siciliano all'Italiano sono:

 

 

abbuffarsi (mangiare fino a riempirsi)

Propriamente vuol dire "gonfiarsi come un rospo"; infatti il rospo in siciliano è detto "buffa". Questo verbo è entrato nella lingua italiana nell'ottocento (le prime documentazioni portano all'ambiente dell'Accademia navale di Livorno), anche se nella VIII edizione dello "Zingarelli" (marzo 1959) non era ancora presente. Il termine è oramai diffusissimo e di uso comune su tutto il territorio italiano, assieme al sostantivo "abbuffata" (grande mangiata).

 

canestrato (tipo di formaggio)

Il termine (cannistratu) deriva dal fatto che questo tipo di formaggio, simile al pecorino, si ripone in ceste di vimini a forma di canestro (cannistri). E' entrato a far parte della lingua italiana dagli anni settanta circa del '900 e, dato il suo ingresso recente, non è ancora parola molto conosciuta anche se registrata da tutti i vocabolari.

 

cannolicchio (specie di mollusco)

Nome di varie specie di molluschi della famiglia dei Solenidi, ordine Veneroidi, specialmente del Solen Vagina, di forma molto allungata, che vivono infilati verticalmente nella sabbia marina.

 

cannolo (dolce tipico siciliano ripieno di ricotta)

Questa delizia della pasticceria siciliana è ormai conosciuta in tutto il mondo; la bontà del prodotto ha contribuito non poco alla facile diffusione del termine che deriva dalla parola siciliana "cannolu" (da "canna") che indica oggetti cilindrici cavi, nonché il rubinetto. Entrata nella lingua italiana agli inizi del '900.

 

carpetta (cartella per fogli e/o documenti)

Questo termine, giunto probabilmente al siciliano nei secoli scorsi dallo spagnolo (carpeta), è passato all'italiano solo in tempi recenti.

 

cassata (torta di ricotta ricoperta da pasta reale e canditi)

Anche questa parola deve la sua popolarità alla squisitezza del prodotto. Già nel 1897 nel menù di un ristorante di Milano si poteva leggere questo termine. Le origini sembrano di matrice araba; qa'sat in arabo indica una scodella grande e profonda; da alcuni è stata avanzata, invece, l'ipotesi della derivazione dal latino caseus, formaggio.

 

coppola (copricapo basso e rotondo, provvisto di visiera)

Parola siciliana (còppula) e meridionale, sembra essere penetrata in italiano soprattutto attraverso il Siciliano.

 

cosca (combriccola mafiosa)

Una delle parole del gergo mafioso passate dal siciliano all'italiano. Cosca in siciliano indica originariamente la parte interna e nascosta del carciofo; come si può dedurre, l'immagine si ben prestava ad indicare una banda segreta.

 

dammuso (abitazione in pietra con il tetto a volta)

La parola dammùsu arriva al siciliano dall'arabo "dammus". Tale tipo di costruzione è tipico dell'isola di Pantelleria; con la scoperta dell'isola da parte del turismo italiano, la parola è pian piano penetrata nella lingua italiana.

 

demanio (complesso dei beni inalienabili dello stato e degli enti pubblici territoriali e, per estensione, ufficio che sovrintende all’amministrazione di tali beni)

Parola penetrata in Siciliano probabilmente attraverso i Normanni (ant. francese = demaine) e diffusasi in tutto il Meridione per poi passare all'italiano.

 

incazzarsi (arrabbiarsi, adirarsi)

Questo espressivo verbo siciliano (ncazzàrisi), nel corso del '900, è penetrato pian pianino nella lingua italiana acquisendo, tra i suoi sinonimi, uno spazio di notevole rilevanza, assieme all'aggetivo derivato "incazzato" (arrabbiato).

 

intrallazzo (affare illecito, imbroglio)

La parola siciliana ntrallàzzu o ntrilàzzu varcò i confini siciliani per entrare con grande successo nella lingua italiana, pare, solo alla fine della seconda guerra mondiale. Originariamente il verbo ntrallazzàri aveva il significato di intrecciare, specie trattative ed affari (dallo spagnolo "entrelazar"); solo in seguito allo sviluppo del mercato nero durante la seconda guerra mondiale, il termine ntrallàzzu assunse valore negativo di "affare non lecito".

 

lampara (grossa lampada delle barche dei pescatori)

Parola siciliana passata all'italiano per indicare quella grossa lampada che si appende a poppa delle imbarcazioni per la pesca notturna del pesce azzurro e, per estensione, per indicare l’imbarcazione stessa così attrezzata e la rete utilizzata per questo tipo di pesca, costituita da una specie di sacco a bocca molto larga.

 

lupara (fucile  a canne mozze)

Pare che, originariamente, il termine volesse significare nella lingua siciliana non il fucile, bensì le munizioni usate per uccidere i lupi. Dagli anni sessanta entra nell'uso della lingua italiana.

 

mafia (associazione criminale segreta siciliana)

In origine tale termine pare che avesse il significato di valentia, superiorità, eccellenza. L'attuale significato le sarebbe stato dato nel 1863, dopo la rappresentazione di un opera teatrale dialettale, "I Mafiusi di la Vicaria", che raffigurava le abitudini e la mentalità di un gruppo di reclusi del carcere palermitano della Vicarìa. In documenti ufficiali, il termine è presente per la prima volta in un rapporto del prefetto di Palermo F. A. Gualtiero, inviato nell'aprile del 1865 al ministro dell'interno, per definire una "associazione malandrinesca". Il termine derivato mafioso comparirà per la prima volta nel 1876 nell'inchiesta sulla Sicilia di L. Franchetti e S. Sonnino.

La parola dovrebbe essere di origine araba, anche se le ipotesi sono molteplici.

 

mattanza (uccisione di tonni)

Questo termine, di origine spagnola (matanza), dovrebbe essere passato all'italiano direttamente dal siciliano.

 

omertà (legge del silenzio)

Parola di origine incerta, conosciuta già dal 1800; la teoria più convincente la fa risalire alla parola latina HUMILITAS (umiltà) che, con gli attesi passaggi, diventa in Siciliano umirtà. Oggi viene usata comunemente per definire l'ostinatezza al silenzio, anche per ambiti non strettamente mafiosi. Molto usato in italiano anche l'aggettivo derivato "omertoso".

 

picciotto (giovanotto, ragazzo)

Iniziò la sua penetrazione nell'italiano con l'impresa dei Mille di Garibaldi (in una lettera del 24 giugno 1860 Ippolito Nievo scrive "vuol dire ragazzi e così noi chiamiamo quelli delle Squadre perché tra loro si chiamano così").

 

pizzino (piccolo pezzo di carta, bigliettino)

Entra con gran forza nella lingua italiana con la cattura del capomafia Bernardo Provenzano e la scoperta, nel suo covo, di numerosi, appunto, pizzini per mezzo dei quali comunicava con gli altri affiliati senza il rischio di subire intercettazioni telefoniche. 

 

pizzo (tangente estorta dalla malavita)

Termine presente nel siciliano con questo significato già dall'800, è stato introdotto nella lingua italiana solo negli anni '80 del secolo scorso.

 

rimpatriata (riunione di amici che non si vedevano da tempo)

In questo senso il termine (già presente in italiano con altro significato evidente) entra a far parte della lingua italiana solo nel novecento e il suo uso è oramai diffuso in tutta la penisola.

 

sciabica (rete da pesca a strascico)

Parola di origine araba (shabaka), penetrata nella lingua italiana attraverso il siciliano già nel 1600.

 

scuocere (cuocere oltre il dovuto)

Dalla seconda metà del '900 fa parte della lingua italiana ed è verbo usatissimo in merito alla cottura di pasta e riso; molto usato anche il participio passato e aggettivo "scotto".

 

solfara (miniera di zolfo)

Parola siciliana per "miniera di zolfo" passata all'italiano, assieme al sostantivo "solfataro" (minatore di solfara) per indicare tale tipo di miniera o anche un giacimento di zolfo.

 

trazzera (sentiero, strada sterrata, che attraversa i campi)

Parola siciliana passata all'italiano per indicare soprattutto tali tipi di strade esistenti in Sicilia.

 

zagara (fiore d'agrume)

Parola siciliana per "fiore d'arancio", ha etimologia araba (zahara = splendere del bianco, zahr = fiori) e fu acquisita dal siciliano durante la dominazione dei saraceni. Era praticamente sconosciuta al resto d'Italia fin tanto che Gabriele D'annunzio la usò per la prima volta nel "Piacere" (1889) e poi, ripetutamente, nel "Trionfo della morte" (1894), nel "Forse che sì forse che no" (1910) e nel "Notturno" (1921).


Alcuni altri termini presenti in Siciliano ed anche in altri dialetti meridionali, fanno oggi parte del lessico della lingua italiana ma è difficoltoso capire se vi siano penetrati esclusivamente attraverso il Siciliano:

 

 

calamaro (tipo di molllusco commestibile)

Parola siciliana e meridionale in genere.

 

capitone (tipo di pesce simie all'anguilla)

Parola siciliana e meridionale in genere, era conosciuta in italiano già dal 1800.

 

cernia (tipo di grosso pesce)

Parola siciliana e meridionale in genere, documentata a Napoli da vari secoli.

 

lava (massa magmatica che fuoriesce dai vulcani in eruzione)

Parola siciliana e meridionale (in particolare napoletana, con significato di "torrente") legata ai vulcani Vesuvio ed Etna.

 

pastetta (accordo a scopi illeciti, broglio elettorale)

Parola siciliana e meridionale per "pastella"; è entrata in italiano soprattutto con il suo significato figurativo.

 

scippo (furto compiuto da qualcuno che poi fugge velocemente)

Parola siciliana e meridionale entrata in italiano, anche con il suo significato figurativo, assieme al verbo "scippare" e al sostantivo "scippatore".

 

sfarzo (ostentazione di lusso, di ricchezza)

Parola siciliana (sfarzu) e comune ai territori dell'Italia meridionale influenzati dalla dominazione spagnola; ha origine, probabilmente, dallo spagnolo "disfraz", maschera. Presente in italiano anche l'aggetivo derivato "sfarzoso".

 

sfuso (non confezionato in pacchetti, scatole, bottiglie e simili)

Parola siciliana (sfusu) e comune a diversi territori dell'Italia meridionale.

 


Inrfine, è presumibile che alcune delle seguenti parole di origine araba passarono all'italiano, in tempi antichi, anche attraverso il contributo del Siciliano:

 

arancia (arància; arabo: narangi; persiano: narang),

azzurro (azzùrru; arabo: lazwardi; persiano: lazward; la l iniziale cadde perché scambiata per articolo), 

cotone (cuttùni; arabo: qutun), 

dogana (duàna; arabo: diwan = libro dei conti), 

limone (limúni; arabo: limun: persiano: limu),

magazzino (magasènu; arabo: makahzan, pl. makahzin, = deposito) 

meschino (mischìnu; arabo: miskin = povero), 

zafferano (zafarànu; arabo: zafaran), 

zecca (zicca; arabo: sikka), 

zucchero (zùccaru; arabo: sukkar; la coltivazione della canna da zucchero fu introdotta in Italia dapprima in Sicilia intorno alla metà del XII secolo).