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Espressioni tipiche catanesi

fonte:  web - cilibertoribera.it/

 

 

 

OGNI FIGHITEDDU DI MUSCA E' SUSTANZA

meglio di niente.

 

 QUANNU SI CUNTA E' NENTI

   (Quando si racconta è niente. E' il commento che si usa fare dopo qualche incidente o disavventura, che per fortuna, non hanno avuto gravi conseguenze).

 

 VA' PIGLIA A MARTA CU LU SCURU

     (Frase, in apparenza senza alcun significato, ma che viene spesso usata da chi è più avanti con gli anni per dimostrare una certa incredulità verso qualcosa. Da una attenta analisi del detto, emerge il convincimento che il vero senso sia quello di credere che una cosa sia difficile da trovare o da capire. Molto probabilmente tale detto che può tradursi in <<Vai a prendere Malta al buio>>, deriva dalla convinzione, che, essendo l'isola di Malta quasi dispersa in mezzo al mare Mediterraneo, sia abbastanza difficile per gli aerei o per le navi individuarla di notte) .

  

 FATTA LA LIGGI, SI TROVA L'INGANNU

     (Fatta la legge, si trova l'inganno. Tale detto, che può anche essere considerato un proverbio, evidenzia bene come per ogni male si trova un rimedio. Infatti, i soliti furbi trovano sempre una scappatoia, quando vogliono farla in barba a qualsiasi legge)

 

  FATTI A FAMA E VA’ CUCCHITI

    (Fatti la fama e vai a letto. Si dice a chi ama vivere sulle glorie del passato, sfruttando i meriti precedenti e senza più adoperarsi per continuare il proprio impegno verso qualcosa) 

 

VA FATTI MONACU!

    (Vai a farti frate. E' un modo elegante per mandare "a quel paese" qualcuno. Infatti , piu' audace e maleducata  sarebbe stata l'espressione "Vaffanculu", oggi molto in voga tra i giovani).

 

 STA'  BENI,  LAMENTATI!

   (Si dice a chi, pur godendo di una buona situazione economica, ha  sempre il vizio di lamentarsi o di mostrarsi pessimista quando sta  per intraprendere una iniziativa).

 

OGNI LASSATA E'  PIDDUTA

   (Ogni lasciata è persa. Infatti le occasioni bisogna saperle cogliere al volo, quando si presentano. Ciò che si rifiuta oggi, forse non sarà piu' possibile averlo domani) .

 

CHI 'NNICCHI E 'NNACCHI!

   ( "Ma che c'entra ! ", "ma che mi  racconti ! " , come voler dire anche: "ma questa cosa non ha  senso! " Il detto, molto probabilmente trova origine nel motto latino “ Nec hic, nec hoc“ che vuol dire “Né questo, né  quello” .

 

CU FICI, FICI

   (Chi ha fatto, ha fatto. Vuol dire anche, che non c'è più tempo per far qualcosa) .

 

CU METTI CAVIGGHI, E CU METTI PUTTUSA !

   (C'è chi cerca di aggiustare e chi cerca di danneggiare).

 

BEDDA PUMATA PI LI CADDI!

  (Bella pomata per i calli ! E' una espressione ironica per definire   un cattivo soggetto. Tale modo di esprimersi ha origine dai   numerosi venditori ambulanti che vendevano "miracolosi prodotti"   per eliminare i calli, ma che alla prova dei fatti si rivelavano  veri e propri imbrogli) .

 

 IRISINNI UNNI PERSI I SCARPI U SIGNURI

   (Andare dove ha perduto le scarpe il Signore. Vuol significare piu' precisamente, andare molto lontano, possibilmente in posti    impensabili che potrebbero essere causa di rischi) .

 

TE CCA', MANCIA!

   (Tieni qua', mangia !  E' un modo ironico per dire a qualcuno :  "ce n'e' anche per te, tieni, approfitta).

 

 ESSIRI NUDU E CRUDU

    (Essere schietto, veritiero, attendibile. Il detto popolare, che contiene due parole in rima, come la gran parte delle espressioni idiomatiche e proverbiali, vuole indicare una persona che essendo "nuda" e "cruda", non ha nulla da nascondere e non può essere stata manipolata, in alcun modo, similmente alla carne non ancora cotta.

Tale modo di dire, può anche essere riferito ad una persona che, rivelando una tragica notizia, anche contro la propria volontà, potrà apparire crudele e senza riguardi).

 

SENTISI FRISCARI ARICCHI

    (Chi non ha mai detto: "mi friscanu aricchi ! sa' cu m'annintuva ! " . Letteralmente vuol dire <<Mi sento fischiare le orecchie. Chissà chi sta parlando di me !>> . Questa espressione, di uso comune ancora oggi, trova origine in un antico e diffuso pregiudizio. Anticamente, si credeva appunto che, quando si avvertiva un ronzio ad un orecchio, ci si trovasse sulla lingua di qualcuno. La credenza consisteva nel fatto che, se il ronzio fosse stato nell'orecchio destro, allora la cosa era a fin di bene. Viceversa se era l'orecchio sinistro a fischiare, ci si doveva cautelare perché qualcuno stava parlando male. In ogni modo si chiedeva, quasi sempre ad una persona, di pronunciare un numero da 1 a 21, dopodiché, risalendo alla lettera dell'alfabeto che occupava la stessa posizione, si pensava a qualche nome di amici o parenti che iniziasse con quella stessa lettera. Da qui' si poteva dedurre, a seconda del primo nome che veniva in mente, chi potesse essere la persona che aveva provocato il "friscare di l'aricchi") .

 

 PIRCHI' DUI NUN FANNU TRI'

    (Perché due non fanno tre. E' una risposta  un pò comica e  ironica che si dà alla domanda : "pirchì ? ", quando non si ha intenzione o non si sa cosa rispondere).

 

QUANNU SI CUNTA E' NENTI

  ( Quando si racconta è niente. E' il commento che si usa fare dopo qualche incidente o disavventura, che per fortuna, non hanno avuto gravi conseguenze).

 

 VA' PIGGHILA A MARTA CU LU SCURU

    (Frase, in apparenza senza alcun significato, ma che viene spesso usata da chi è più avanti con gli anni per dimostrare una certa incredulità verso qualcosa. Da una attenta analisi del detto, emerge il convincimento che il vero senso sia quello di credere che una cosa sia difficile da trovare o da capire. Molto probabilmente tale detto che può tradursi in <<Vai a prendere Malta al buio>>, deriva dalla convinzione, che, essendo l'isola di Malta quasi dispersa in mezzo al mare Mediterraneo, sia abbastanza difficile per gli aerei o per le navi individuarla di notte) .

 

 FATTA LA LIGGI, SI TROVA L'INGANNU

    (Fatta la legge, si trova l'inganno. Tale detto, che può anche essere considerato un proverbio, evidenzia bene come per ogni male si trova un rimedio. Infatti, i soliti furbi trovano sempre una scappatoia, quando vogliono farla in barba a qualsiasi legge).

  

 FATTI A FAMA E VA’ CUCCHITI

     (Fatti la fama e vai a letto. Si dice a chi ama vivere sulle glorie del passato, sfruttando i meriti precedenti e senza più adoperarsi per continuare il proprio impegno verso qualcosa).

 

 A LI GRANA CA LU SURBIZZU E’ LESTU 

(Fuori i soldi, in quanto il lavoro è stato terminato. E’ un modo simpatico di chiedere il compenso per una prestazione eseguita).

 

  CU E’ U MEGGHIU PIGGHIA L’ASU

(E’ un giudizio negativo su un gruppo di persone, ritenute inidonee o incapaci a far qualcosa. E’ come se, tra tutti, il migliore, fosse solo capace di prendere tra un mazzo di carte, soltanto l’asso, che è il valore più basso).

 

  ESSIRI 'N FILIBUSTERI

(I filibustieri erano pirati avventurieri di nazionalità inglese, olandese o francese che tra i secoli XVII e XVIII facevano scorrerie nei mari dei Caraibi e delle isole Antille saccheggiando i vascelli spagnoli che trasportavano merci varie. Il detto, molto in uso nel gergo popolare siciliano, però, assume ben altro significato e viene solitamente rivolto a ragazzi un po’  discoli e molto vivaci. A volte, dire ad un bambino che è un vero filibustiere, o come si usa dire da noi “un veru dilinquenti”, equivale a definirlo addirittura furbo e intelligente, che sa cavarsela in qualunque situazione.).

 

 E TORNA PATRUNI E SCIUSCIA

(E’ una frase molto usata nel dialetto siciliano e serve a far zittire una persona che insiste nel fare o nel dire qualcosa non gradita e non condivisa).

 

 DINTRA COMU ‘NA GADDINA E FORA COMU ‘NA REGINA

(Spesso la donna dentro le mura domestiche non cura la bellezza, l’eleganza ed il proprio aspetto fisico, ma quando esce fuori di casa si trucca e si veste con accuratezza).

 

NUN PUTIRI FARI 'N'OCCHIU A 'NA PUPA

    (Non riuscire a realizzare niente di buono, o non essere in grado di migliorare le proprie condizioni economiche) .

 

 AMARU COMU LU FELI (AMARU COMU LU VILENU)

    Come si sa, il fiele, che è una vescica attaccata al fegato,  ha un sapore molto amaro e spesso, nel linguaggio popolare, viene associato ad amarezza, angoscia ed anche a scortesia. Quindi, essere "amaro come il fiele" equivale ad essere scontrosi, poco educati o pieni di odio verso qualcuno).

 

 PASSARI IN CAVALLARIA

    (Finire nel dimenticatoio. Si dice quando una cosa viene volutamente ignorata, dimenticata o tenuta nascosta agli altri, per far sì che non se ne parli più.

Nel mondo della milizia a cavallo, occorre fare un lungo tirocinio prima di passare effettivi a far parte della cavalleria, considerata un ordine di grande prestigio, la cui peculiarità sono: la nobiltà, la generosità, la cortesia e i modi galanti. Infatti "essiri un veru cavaleri" è un grande complimento ad una persona, che sa bene comportarsi, specie con le donne. Per un giovane, quindi, passare in cavalleria era come lasciare le vecchie abitudini ed allontanarsi da tanti vecchi amici, che a poco a poco lo avrebbero dimenticato).

 

AVIRI U CULU CHINU

(Possedere molto e non saperlo apprezzare ed utilizzare)

 

 AVIRI LI VERTULI CHINI E LA PANZA VACANTI

    (Avere le bisacce piene di buone cose e la pancia vuota. Si addice a persone che pur disponendo di beni materiali e non, si trovano nella condizione di non poterne fare uso. È simile al detto "Quantu cassateddi haiu a la Francia e ccà moru di fami").

 

 CU AVI CULU CUNSIDIRA

    (Espressione che si usa pronunciare con un pò di ilarità, per  giustificarsi di un involontario e rumoroso scorreggio) .

  

ESSIRI A VINTITRÌ URI E TRI QUARTI

    (Essere in punto di morte) .

 

O SORTI, O MORTI 

    (O la và, o la spacca. Rischiare. Tentare un'impresa difficile, che può anche finire in un clamoroso insuccesso) .

 

MUZZICARISI LA LINGUA

    (Mordersi la lingua o struggersi l'anima per aver rinunciato ad intraprendere un'azione che avrebbe potuto avere successo. Equivale anche, a pentirsi per aver detto qualcosa che sarebbe stato meglio non dire) .

 

FACISTI LU SAGRISTANU

   (Frase che anticamente, e forse ancora oggi, viene rivolta scherzosamente a chi spegne una candela. A volte, bonariamente, la persona presa di mira, risponde con un'altra frase : "E tu facisti lu lampiuni!).

  

 A LU FRIIRI TI VOGGHIU

    (Ti voglio vedere all'opera, alla prova dei fatti. Si può rivolgere, anche, a persone che hanno fatto un cattivo affare, ma ancora non se ne sono resi conto. È come se una persona avesse la disavventura di comprare del pesce non fresco e se ne accorgesse soltanto al momento di friggerlo).

 

 VULIRI TAVULA CUNZATA E PANI SMINUZZATU

    (Voler trovare la tavola imbandita e il pane già tagliato. Pretendere di trovare tutto in ordine, a condizione che siano gli altri ad adoperarsi).

 

ESSIRI  PANZA E PRISENZA

    (Essere presenti solo fisicamente, senza dare alcun contributo fattivo).

 

 ABBAGNARICCI U PANI

    (Godere delle disavventure altrui) .

 

ABBRUSCIARI U PAGLIUNI

    (Letteralmente significa "bruciare un mucchio di paglia", ma il vero senso di questa espressione è quello di approfittare di qualcuno e fargli pagare una cosa più cara del prezzo reale. Si dice anche "fari sciampu e capiddi").

 

 CHISTA È A VITA

    (È una frase molto comune che si usa in tante situazioni e che può voler dire: "questo è il destino" , "prendiamo la vita così come viene").

 

CU A VOLI COTTA E CU A VOLI CRURA

    (Chi la vuole in un modo e chi in un altro. La frase si addice a più persone in  continuo disaccordo).

 

 CURRIRI COMU UN LEBBRU

    (Correre come una lepre. Scappare, dileguarsi velocemente, specie quando si è inseguiti) .

 

CANI CA NUN CANUSCI PATRUNI

    (Il cane qui, simboleggia una persona ingrata, che non ricambia il bene ricevuto) .

 

CUNTENTU COMU 'NA PASQUA

    (Essere molto contento e felice. Fa riferimento alla Festa di Pasqua di Ribera, specie durante il famoso incontro tra Gesù, la Madonna e San Michele, caratterizzato da una vera esplosione di gioia per tutta la cittadinanza) .

 

 'MBRIACU COMU 'NA SIGNA

    (Ubriaco fradicio, o riempito come una spugna).

 

 ESSIRI UN COCCIU DI CALIA

   (Frase solitamente rivolta a bambini o ragazzi discoli, che ne combinano di tutti i colori. Il "cocciu di calia" è uno dei tanti semi abbrustoliti che vengono venduti nelle feste o sagre paesane, come ad esempio: fave, ceci, arachidi, nocciole americane, oppure semi di zucca, di girasole, ecc.).

 

CCHIÙ CHI CRISCI, CCHIÙ BESTIA ADDIVENTA

(Più cresce, più stupido diventa)

 

CCHIÙ CHI CRISCI, CCHIÙ 'NTINTISCI.

     (Più cresce e più diventa cattivo e prepotente.  Frase, spesso pronunciata da mamme o nonne nei confronti di ragazzini, che pur richiamati varie volte, continuano a fare i capricci.

La parola '"ntintisci" che vuol dire "diventa più cattivo", deriva dalla parola siciliana "tintu" che appunto sta per: monello, discolo o cattivo e a sua volta ha origine dal verbo "tingere" o meglio "macchiare, sporcare". Quindi "essiri tintu" è come essere macchiati di qualche colpa o non essere proprio limpidi o puliti nella coscienza. Anche la frase "Fari tinturii" equivale a fare cattiverie o tenere comportamenti scorretti).   

 

 CU MANGIA FA MUDDICHI

    (Chiunque può sbagliare, come dice la famosa frase latina "Errare humanum est").

 

AH ! LI BEDDI TEMPI ANTICHI

    (È un modo di dire tipico dei più anziani, che, rimpiangono i tempi passati,  quando qualcosa va male. Le problematiche sociali sono sempre esistite e sempre esisteranno, ma a volte, ritornando indietro con la mente, si ricordando, purtroppo solo le cose buone. È la nostalgia per gli anni della gioventù e non un vero desiderio di tornare al passato).

 

COMU MI CANTI TI SONU

    (Ricambiare con la stessa moneta, rispondere per le rime o saper reagire a qualche scorrettezza) .

 

 ESSIRI L'UTTIMU CHIOVU DO' CARRU

    (Essere considerati persone di poco conto, che non hanno alcuna influenza).

 

ESSIRI BEDDU ACCIPPATU

    (Essere robusto e ben posato. Un giovane con bella presenza fisica, solitamente viene paragonato ad un ceppo d'albero, radicato saldamente al terreno. Altra frase simile è "Essiri un zuccu di ficudinnia").

 

 ESSIRI PAZZU DI CATINA

    (Essere furioso ed irascibile, dare in escandescenze come certi pazzi che possono essere fermati solo se incatenati. Si può anche dire "pazzu di catina", ad una persona che, senza riflettere, si appresta ad intraprendere qualche azione molto rischiosa).

 

 NUN MANGIA, PI NUN CACARI

    (La frase si riferisce ad una persona che non ha iniziative, che non ama il rischio e che evita il più possibile di spendere denari).

 

CU FUTTI FUTTI, DIU PIRDUNA A TUTTI

    (Si dice così allorquando si pensa che i delitti e i misfatti perpetrati non saranno mai scoperti e quindi resteranno impuniti).

 

IRI A LIGNA SENZA CORDA

    (Andare a far legna senza portare dietro una corda per legarli è come accingersi a fare un lavoro senza avere tutto l'occorrente e quindi, rischiare   un  insuccesso o trovare grosse difficoltà).

 

 ZAPPARI ALL'ACQUA E SIMINARI A LU VENTU

    (Fare dei lavori inutili, che non daranno buoni frutti)

 

CHIACCHIRI PESSI

(Parole inutili, discussioni che servono solo a perdere tempo)

 

CHIACCHIARI E PATACCHIARI

    (Discussioni inutili, che servono solo a perdere tempo. La parola "patacchiari"  proviene da patacca, cioè una moneta falsa o non riuscita bene e pertanto, da non tenere in alcuna considerazione).

 

DARI VISCOTTA A CU NUN'AVI RENTI.

    (Offrire buone occasioni a chi non sa sfruttarle).

 

TIRARI ACQUA CU LU PANARU

    (Sprecare il tempo inutilmente. Può anche significare, che per fare un certo lavoro, si stanno utilizzando arnesi o mezzi non appropriati).

 

 NENTI AVIA E NENTI HAIU, MI 'NNI FUTTU E MI NNI VAIU

    (Tale espressione, solitamente viene pronunciata da chi, perde al gioco, una somma precedentemente vinta. Si presta anche per chi, fallisce in qualche impresa di carattere economico, ma senza nulla rimetterci).

 

LU POVIRU UNN'AVIA E LIMOSINA FACIA

    (Una persona, in cattive condizioni economiche, a volte è costretta, suo malgrado, ad aiutare qualcun altro più bisognoso).    

 

LI SORDI FANNU VENIRI LA VISTA ALL'ORBI

    (Il denaro fa venire la vista ai ciechi. Vuol dire anche avidità per il denaro).

 

 VULIRI BENI COMU UN RIZZU 'MPETTU

    (Dimostrare un affetto che in realtà non si ha. Nascondere le vere intenzioni con falsi atteggiamenti).

 

 SPARDARI E MIGLIURARI

    (Vivere nel benessere, spendendo, con la certezza di migliorare sempre più le proprie condizionie conomiche).

 

MACARI U PILICI AVI A TUSSI!

   (Anche le pulci hanno la tosse, riferito a persone piccole o insignificanti che vogliono dire la sua)

 

 FARI CAPIRI CA LU PUCI AVI LA TUSSI

    (Non risulta che le pulci possano avere la tosse e, pertanto, chi viene preso di mira con questa frase è da considerare una persona che esagera inverosimilmente o vuol dimostrare l'impossibile).

 

  VILENU ISARISI L'OCCHI!

   (Frase che si è soliti pronunciare nei riguardi di una persona, possibilmente parente o amico, che fa finta di non vedere  per evitare di salutare.

 

 LU CUNTU DI PITICANEDDU

  (Anticamente, i nostri progenitori erano soliti raccontare avventure e gesta di personaggi o di eroi tratti da romanzi, dalla storia o dalle fiabe. A volte, qualche narratore, improvvisava un racconto, e, non ricordandolo bene, finiva per confondere le idee a chi stava adascoltare. Piticaneddu era  appunto un personaggio di fantasia, la cui storia, tramandata di generazione in generazione, ha subito tali e tante trasformazioni, che nessuno più è stato in grado di conoscere le vere ed originarie avventure. Pertanto, ancora oggi, si dice “mi pari lu cuntu di Piticaneddu”, ad una persona, che, non riesce a farsi capire).

  

LU CORI MI VINNI!

   (È una frase di soddisfazione, per aver mangiato o bevuto a sazietà, o anche, per essersi tolti una preoccupazione).

 

  FUMAMU E GGHEMU 'NCULU A LU GUVERNU!

   (È un modo un pò scherzoso e simpatico per giustificare il vizio del fumo, in quanto si è consapevoli che lo stesso può provocare danni alla salute. Quindi, dire:  "fumiamo e prendiamo in giro il Governo" è come ammettere, che in realtà si sta prendendo in giro se stessi).

 

TRATTARI CU LI 'NGUANTI GIALLI!

   (Trattare bene, rispettare. Nell'ottocento e fino ai primi anni del nostro secolo, erano in uso i guanti, che oltre ad essere un comodo riparo per le mani, servivano anche a distinguere i vari ceti sociali della gente. Tra le persone raffinate e benestanti, considerate, a ragione o a torto, educate e rispettose, andavano di moda per l'appunto i guanti di colore giallo) .

 

PEDDI PI PEDDI, MEGLIU a TÒ CA A MIA

    (Pelle per pelle, meglio la tua che la mia. Può essere considerata una espressione degna di chi non ha alcun senso di altruismo verso il prossimo).

 

BOTTA DI SALI CHI CI VENI!

    (È una imprecazione verso qualcuno che ha provocato qualche guaio. In certi casi può anche essere considerata una grave maledizione. L'origine di tale frase si fa risalire all'antico e duro lavoro dei minatori, che estraendo il sale in anguste, pericolose e buie gallerie del sottosuolo agrigentino, specie a Racalmuto, sbattevano la testa contro le pareti rocciose, procurandosi a volte, gravi ferite).

 

CHIDDU CH'È SCRITTU, LEGGIRI SI VOLI

    (Ciò che è scritto si può leggere.  Le parole scritte hanno più valore  di quelle pronunciate. La frase si rifà al motto latino "Verba volant, scripta manent" e cioè "Le parole volano, mentre ciò che è scritto rimane" ) .

 

ESSIRI CCHIU' VECCHIU DI LA CUCCA

    (Essere molto vecchio. "La cucca" in siciliano è il femminile di "lu cuccu", nome con il quale viene indicato il gufo, uccello notturno che, si pensa, abbia una lunga vita ) .

 

AVIRI A LUPA

    (Avere una fame da lupo. Essere insaziabili e mangiare continuamente).

 

CU PIGLIA UN TURCU È SÒ

    (Si dice di una persona che fa di testa propria, senza tenere conto delle opinioni degli altri o di eventuali regolamenti. L'origine di questo detto si può far risalire alle invasioni dei turchi sulle coste della nostra sempre martoriata Sicilia. Grande era l'odio per questi razziatori, tant'è che spesso, molti siciliani, animati di grande coraggio, li contrastavano e li combattevano, anche a costo della propria vita. A volte qualcuno, riusciva a catturare un turco e contro gli ordini di chi comandava, anziché consegnarlo, preferiva tenerselo e fare giustizia da sé .

Da qui è nato il detto , che tradotto significa " Chi prende un turco è suo").

 

STRITTA UN CI VENI E LARGA UN CI TRASI

    (È il motto degli incontentabili, ai quali, non và bene mai niente).

 

A BEDDU CORI!

   (Dimostrare disponibilità verso qualcuno. È come dire :”a disposizione, di vero cuore”).

 

PI FACCIFARIA

      (Fare qualcosa per tanto per farla, solo per l’apparenza e senza convinzione).

 

ARRISTARI A LU VIRDI

    (Rimanere al verde. Tale detto è diffuso ovunque e per tutti ha identico significato, cioè "rimanere senza soldi".L'origine risale ai tempi in cui ancora non era stata portata nelle case la luce elettrica. L'illuminazione veniva garantita da lumi a petrolio o da candele di cera. Ed è appunto da un diffusissimo tipo di queste ultime, che trae origine tale espressione. Infatti  erano state prodotte delle candele che presentavano la parte finale in basso di colore verde ; quando la fiamma cominciava ad intaccare questa parte colorata, si pensava già di essere vicini alla fine della cera e pertanto occorreva procurarsi un'altra candela. Da quì e' derivata l'abitudine di usare il detto anche quando si è a corto di denaro) .

 

ARRISTARI BACCARIATU

    (Rimanere senza denari. Anche in questa espressione si evidenzia una situazione in cui ci si viene a trovare senza soldi e l'origine è da ricercare nell'antico gioco del baccarà, considerato d'azzardo. Infatti non è raro che tante persone dedite a questo ingiustificabile vizio, possano perdere sia il denaro che portano con sé, che altri beni immobili come case, terreni, ecc.).

 

ARRISTARI A L'ASCIUTTU

    (Anche questo detto è simile ai due precedenti e deriva dall'acqua, che asciugando, non lascia alcuna traccia).

 

CHIANCIRI CU LACRIMI DI COCCODRILLU

    (E' credenza diffusa che quando si piange per finta o solo per mostrare un falso pentimento per qualcosa, si dice che quelle versate, sono lacrime di coccodrillo. L'espressione deriva dal fatto che il coccodrillo, quando termina di consumare il proprio pasto, ha sempre una lunga e lenta digestione che gli provoca una lacrimazione. Considerando che tale animale, spesso è un divoratore di persone, si dice che con questo pianto, non certamente voluto, esso dimostri un pentimento non sincero, che è sicuramente simulato).

 

N'AVIRI NE' CAPU, NE' CURA (N'AVARI NE' TESTA, NE' PERI).

    (Non avere né capo , né coda. E' come dire che una cosa o un discorso non hanno alcun senso, che sono del tutto incomprensibili ed inutili) .

 

AVIRI U CAVVUNI VAGNATU 

     (Trovarsi in colpa e non essere in grado di difendersi. E' noto che anticamente, in tante famiglie, per riscaldare la propria casa si accendeva il carbone che, naturalmente, per assolvere lo scopo doveva essere completamente asciutto. Infatti "avere il carbone bagnato" vuol dire, essere in difetto) .

 

IRISINNI CA CURA AMMEZZU E IAMMI

    (Andarsene completamente sconfitto e mortificato, senza aver nessun elemento per discolparsi) .

 

FARI ARICCHI DI MIRCANTI

    (Fare finta di non capire ciò che non conviene. E' questa una abitudine propria di certi mercanti, che pur di vendere, anche la merce più scadente, sembrano non volere ascoltare o fanno finta di non capire le lamentele dei clienti insoddisfatti).

 

COMU UN CAVULU A MERENDA

    (Quando si dice che una cosa "c'entra come i cavoli a merenda" vuol dire che deve assolutamente essere eliminata, che disturberebbe, che potrebbe essere dannosa, anziché utile. L'espressione, entrata nel gergo popolare, deriva dal fatto che il  cavolo, notissimo ortaggio, è un alimento molto pesante e difficile da digerire, per cui, è alquanto improbabile che possa essere consumato durante la merenda, che invece richiede un pasto leggero e non abbondante).

 

ESSIRI SCRITTI NO LIBBRU NIURU

    (La frase è tipica del gergo della malavita, ma spesso viene usata anche scherzosamente tra amici. Il più appropriato significato è quello di "essere nel mirino" di qualcuno che si vuole vendicare e pertanto non ci si deve augurare di trovarsi scritti "a libBru niuru". L'origine di questo detto, risale al periodo della rivoluzione francese del 1789, quando, per l'appunto, tutte le persone sospette e i rivoltosi venivano registrati su un librone di colore nero. Se catturati, i malcapitati venivano messi sicuramente alla ghigliottina  e decapitati.

 

FARI “COGLI COGLI”

    (Sopportare con pazienza e rassegnazione. Se una persona dice: “accamora fazzu cogli cogli”, significa che vuol dare un preavviso o un’ammonizione, che in futuro possono tramutarsi in una energica reazione).

 

MI VINISSI L'IMPUTU DI.....

    (E' uno scatto di rabbia a stento trattenuto. E' come frenare  l'irruenza ed il proprio impeto, di fronte ad una persona che provoca, o che cerca in tutti i modi di litigare).

 

 FARISI LA MUSCAGNA

    (La frase indica un modo di pettinare i capelli, che era in voga nel periodo in cui visse il grande musicista Pietro Mascagni (n.1863-m.1945), autore della famosa Opera lirica Cavalleria Rusticana. "Li capiddi fatti a la muscagna", meglio se detti "a la Mascagni", erano per l'appunto una imitazione del modo in cui si pettinava il celebre Maestro, che  portava i capelli tutti all'indietro).

 

CHI BEDDU SPICCHIU

    (E' un'espressione che solitamente viene rivolta ai ragazzi in senso di rimprovero per qualche loro mancanza, o scorretto comportamento. "Lu spicchiu" era un oggetto casalingo costruito in argilla cotta in svariate forme, che munito di stoppino immerso nell’olio, veniva acceso per illuminare le case, quando ancora non c’era l'energia elettrica).

 

RATTARISILLA CA RATTALORA

    (E' un modo di far rodere il fegato agli avversari, cercando di provocarli il più possibile. Altra frase simile, spesso era "ti fazzu arraggiari", derivata dal detto “Fari arraggiamenti”,  per non citare quelle ancora più volgari).

 

FARI VIDIRI LI SURCI VIRDI

    (E' la minaccia di una severa punizione nei riguardi di qualcuno. Il detto trae origine dal periodo fascista (1922-1942) in cui imperversavano le cosiddette squadracce, che punivano gli oppositori del regime. "I sorci verdi" erano un gruppo di fascisti aviatori, che intimorivano la gente con continui raid aerei, specie durante gli avvenimenti bellici).

 

SAPIRI DÙ COCCIA DI LITTRA

( Chi afferma: "dù coccia di littra li sacciu", intende dire, con un pò di immodestia e presunzione, di essere  all'altezza della situazione e che sà cavarsela da sé).

 

ANCORA CI FETI A VUCCA DI LATTI

   (Ancora gli odora la bocca di latte. Frase che serve a qualificare una persona come inesperta e immatura).

 

ERA LU TEMPU CA BERTA FILAVA

   (Questa frase trova riscontro in quasi tutte le regioni d'Italia e serve ad indicare tempi ormai passati e lontanissimi, quando, per l'appunto le donne filavano in casa, la lana o il cotone).

 

ALL'ANTU PICCIOTTI!

   (A mangiare ragazzi ! Anticamente con la parola "antu" si definiva la pancia e tale espressione veniva pronunciata nel momento in cui si poteva interrompere il lavoro per mangiare) .

 

PANZA MIA FATTI VISAZZA

   (Pancia mia fatti bisaccia. È lo stesso che dire: "pancia mia fatti capanna". Si pronuncia per lo più, quando ci si appresta a fare un lauto pranzo o a gustare qualcosa di buono).

 

NUNN'HAIU FIGGHI E CHIANCIU NIPUTI

   (Frase pronunciata da nonni o zii, quando, contro la loro volontà, sono costretti ad accudire ai propri nipoti o ad accontentarli nelle loro richieste di denaro).

 

AMMUCCAMU

   (Si usa rivolgere questa parola a persone che stanno gustando qualche leccornia o stanno mangiando a sazietà. Può anche essere un complimento a chi ha ottenuto un successo in qualche iniziativa, o  a chi è stato baciato da improvvisa fortuna).

 

ESSIRI UN ZUCCU DI FICURINIA

   (Essere un pezzo d'uomo !  Complimento che si rivolge solitamente ai  giovanotti che hanno una bella presenza fisica. Pronunciata in una certa maniera la frase può anche voler dire ad una persona, che è tutta d’un pezzo, senza iniziative o meglio incapace).

 

ESSIRI ABBUTTATU DI CULOSTRA

   (Essere stato allattato con latte non buono. Si definiscono così gli individui antipatici, incontentabili o schizzinosi che amano vivere bene senza lavorare. Il detto ha origine dalla parola "culostra", cioè, il primo latte del seno di una donna che ha appena partorito e che, non é consigliabile dare al neonato).

 

*  Ecco un campionario, non proprio edificante, di parole e frasi offensive che servono a qualificare persone incapaci, inette, stupide, sciocche, che non fanno simpatia, ecc.:

TESTA DI ZORBU - ZUBBU - OVU CUVATIZZU - OVU CIRUSU - 'GNUCCULUNI - ZAGURDU - LICCHINNUNI - CASCITTUNI - BABBASUNI - PIRU COTTU - BACCHITTUNI - CANNATUNI - CARDUBULUNI - PANZA DI CANIGLIA - CARRATEDDU - CUTUGNU - CANAZZU DI MANNARA - BABBU DI CAMMARATA - FACCI DI SETTI CAMMISI - FACCI DI BRUNZU - MASI SCARIANU - SCIMUNITU CU LA PATENTI - MALAMINCHIATA - BAFANARU - FACCI STAGNATA - PICIOLLU - SCANAZZATU - MASCARATU - ARMA PINESA - BURDUNI 

 

ESSIRI 'NA RIGGILIATURA

   (Frase offensiva per una donna  pettegola, che stravolge i fatti e che va "sparlittiando" sempre, contro tutti e tutto) .

 

IRI 'NNARRI 'NNARRICOMU LU CURDARU

   (Peggiorare la propria situazione economica. L'espressione fa riferimento al movimento che fanno i cordari quando , indietreggiano per intrecciare la corda.

Famosa è la grotta, detta appunto  “dei cordari” a Siracusa) .

 

AD OGNI SFIRRIATA DI MUNNU

   (Come si sà, il nostro mondo impiega un anno per fare il giro completo attorno al sole. Con tale detto si vuol fare intendere che certi avvenimenti avvengono raramente). 

 

QUANNU CALA LA CHINA, TUTTI LI STRUNZI VENNU A GALLA

   (La frase è rivolta a speculatori, profittatori e voltagabbana, che approfittano delle disgrazie altrui per arricchirsi. Il detto può anche essere spiegato come un avvenimento indesiderato, che inaspettatamente si abbatte contro tutti, coinvolgendo anche qualche insospettabile. Ha molta similitudine con l'altro detto “Calati juncu, ca passa la china”) .

 

MORI SANSUNI CU TUTTI I FILISTEI

   (Anche questa frase ha, in parte, lo stesso significato della precedente e trae origine da fatti raccontati nella Bibbia a proposito del forte Sansone, che tradito da Dalila e accecato, ha fatto crollare un grande tempio, rimanendovi seppellito assieme ai suoi nemici . Tale espressione può anche voler dire, che occorre rischiare per riuscire in qualche difficile impresa ed essere preparati anche ad un insuccesso ) .

 

NÈ CAZZI, NÈ MAZZI

   (Nè questo, nè quello. Rimanere a mani vuote) .

 

FARI A FIGURA DI PEPÈ

   (Fare una figuraccia. La frase proviene dall'"Opira di li pupi”, un'arte tipica della Sicilia, ancora viva, ma che rischia di scomparire. Infatti sono ormai pochissimi i teatrini di marionette, che sopravvivono solo per la passione e la costanza del proprio "burattinaio". Un  personaggio noto "nell'Opira di li pupi" di qualche decennio fa, veniva chiamato Don Pepè, o anche Peppennino e si esibiva in parti ridicole e avventure, che terminavano sempre nel modo peggiore. Da quì l'origine del detto).

 

CU NASCI TUNNU, NUN PÒ MORIRI QUATRATU

   (Vuol dire che è impossibile cambiare il carattere o l'intelligenza di certe persone, considerate irrecuperabili) .

 

OMINI, OMINICCHI E QUAQUARAQUÀ 

   (Secondo questo detto, le persone si distinguono in tre categorie: i veri uomini, gli uomini a metà e gli uomini insignificanti. Nel gergo della malavita, essere un quaquaraquà vuol dire, essere anche un vigliacco, un traditore o una persona senza alcuna dignità ) .

 

LU FISSA CU È? CARNILIVARI, O CU CI VÀ APPRESSU!

   (Frase che si pronuncia come rimprovero verso chi ingenuamente, imita o segue i cattivi consigli, ricevendone in cambio delusioni o sicuri insuccessi) .

 

NUN SUGNU PISCI PI LA TÒ PADEDDA

   (Non sono così fesso da farmi ingannare da te. Letteralmente : "non sono un pesce per la tua padella").

 

ARRAGGIUNARI A TRI TUBI

   (Far ragionamenti incomprensibili e senza alcun nesso logico).

 

ARATTA E CHIANCI

   (Si può anche dire : "sta beni e  lamentati". È un motto che può andar bene per chi non è mai soddisfatto di ciò che ha, come un bambino che piange mentre la madre lo allatta).

 

OGNI JOCU DURA POCU

   (Ogni cosa buona e piacevole dura poco).

 

CU AVI PRUVULI SPARA

   (Chi ha più argomenti li esponga. Chi è in grado di difendere i propri interessi, non guarda in faccia nessuno).

 

CHIOVI ASSUPPA VIDDANU

    (Piove piano piano.  Sta cadendo una pioggia leggera ma continua,  che è la pioggia più benefica per le campagne, in quanto i terreni hanno modo di irrigarsi lentamente, senza essere danneggiati).

 

 A PICCA A PICCA LU MONACU SI 'NFICCA

    (A poco a poco il monaco si introduce. Si può anche dire, sempre con lo stesso significato che "a picca a picca lu diavulu si 'nficca"  e spesso, vuole indicare qualche persona invadente che a tutti i costi vuole intromettersi in faccende altrui).

 

FARI A GOLA 'NNICCHI 'NNICCHI

    (Provare desiderio per qualche dolce o pietanza prelibata).

 

MA CHE NICCHI NACCHI RICI!!!

(Ma cosa stai dicendo!!)

 

UNNI RIMEDIU NUN C'È, NUN VALI CHIANCIRI

    (È inutile versare lacrime o disperarsi per qualche cosa che non può essere fatta).

 

ATTACCA BUTTUNI

(chiaccherone, scocciatore, attacca brighe)

 

ACCATTARI A CRIDENZA

    (Comprare a credito, cioè con l'impegno di pagare succesivamente. La parola "cridenza" sta ad indicare che il compratore è credibile e gode della fiducia del venditore).

 

 FARI VIRIRI DI QUALI ERBA SI FA LA SCUPA

  (La tipica scopa siciliana si costruisce esclusivamente con un'erba che nasce spontanea, denominata "curina"che si ricava dalla "giummarra" essiccata. Si tratta della famosa palma nana ancora presente nel territorio siciliano e che oggi viene protetta per non andare in estinzione. Questo detto serve a far capire agli altri che non si ha alcuna voglia di scherzare e pertanto stiano attenti a sapersi comportare. Spesso, dire "ti fazzu vidiri di quali erba si fa la scupa", è un modo per intimidire qualcuno).

 

FARI CUNTENTU E GABBATU

    (Far finta di accontentare qualcuno, ma a sua insaputa imbrogliarlo).

 

 PICCIARI

   (augurare che una cosa non vada a buon fine, che si guasti)

 

 T'HA FARI VILENU!

(Esclamazione acida nei confronti di un commensale)

 

  AVIRI STICCHI E FURMI

    (Possedere molte cianfrusaglie, oggetti inutili che creano disordine.

Trae origine dalle "stecche di legno" e dalle varie "forme" di cui si servivano i calzolai  per riparare le scarpe).

 

FRASI CA SI RICI

    (questa è una "frase", che giustifica un'altra "frase", quando la persona a cui è stata rivolta non ne ha afferrato il vero significato o non l'ha gradito).

 

FARI L'INDIANU

    (Far finta di non capire o di non sentire. È simile ai detti "Fari aricchi di mercanti" o "Fari lu fintu tontu").

 

SÙ CCHIÙ I VUCI, CA I NUCI

    (Sono più le parole che i fatti).

 

ITTARI LIZZARI

    (Pronunciare cattive parole verso qualcuno, o disperarsi con pesanti improperi, per qualche contrarietà). 

  

 ITTARI LU PICCIU

   (In siciliano la parola "picciu" indica il pianto, specie quello dei bambini.  La frase è intesa come un"malaugurio" e viene attribuita a persone che intervenendo, anche a sproposito, in qualche situazione, fanno di tutto per far trasparire il loro pessimismo e la loro incredulità ).

 

CI VONNU QUATTRU OMINI PI GHITTARI FORA UN MORTU,

    FIGURARISI PI UNU VIVU !

    (Occorrono quattro uomini per portare fuori un defunto, figurarsi quanti ne occorrono per buttare fuori uno vivo. Il detto si riferisce a situazioni di rissa, quando qualche persona furiosa, difficilmente può essere allontanata dai pacieri di turno) .

 

METTIRI A LU ZUZZU

    (Si può anche dire "'mpajari a lu carrettu", cioè, costringere qualcuno a lavorare, anche contro la sua volontà. Nel dialetto siciliano la parola "zuzzu" indica il suono sgradevole di un violino o un ingrato lamento di una persona costretta a soffrire) .

 

 ESSIRI 'NA JUMINTUNA

    (Letteralmente significa “essere una giumenta”, ma in dialetto vuol dire “essere maleducata”. La parola “jumintuna” si diceva  alle ragazzine, quando cominciavano a mostrare i primi segni di distacco e di disaccordo con la propria madre, o mostravano poco rispetto. Si può anche dire "essiri sfrinata", cioè senza freno, o “rispustera”, che risponde senza alcun garbo ai rimproveri dei grandi).

 

CUNTARI QUATTRU PI CINCU

(Raccontare cose non vere  stravolgendo la realtà).

 

 ESSIRI UN ‘NZAPPARRUNI

(Essere uno zotico, che ha modi rudi nel presentarsi, ovvero un bonaccione, che si mostra goffo sia nelle discussioni che nelle azioni).

 

 ISARI LI PIUNCHI

(Alzare i piedi, sbrigarsi a camminare).

 

 COMU MI CANTI TI SONU

(Detto pronunciato da chi vuole rispondere per le rime, dando risposte appropriate).

 

 A UNU A UNU E SENZA AMMUTTARI

    (Fare le cose con calma, senza fretta e senza spingere per non generare confusione) .

 

 ESSIRI BEDDU, LISCIU E PITTINATU

    (Essere una persona che dimostra calma, sicurezza, disinvoltura e che lascia trasparire anche una certa eleganza).

 

 ESSIRI MUZZICATU DE' L'APUNI 

    (Essere molto arrabbiato, nervoso ed intrattabile).

 

 NÈ ACQUA CHI LU VAGNA, NÈ SULI CHI L'ASCIUCA

    (Si dice di persona molto tranquilla, che mostra indifferenza e disinteresse per ogni cosa. Insomma, una persona che difficilmente prende qualche iniziativa).

 

 LU JORNU DI LU PICURARU

    (È l'ultimo giorno di Carnevale e quindi si ha l'ultima possibilità di divertirsi. In certe occasioni, dire "è l'urtimu jornu di lu picuraru", vuol significare, che bisogna approfittare di ciò che si ha a disposizione, poiché l'indomani può essere troppo tardi. Il detto trae origine dalla leggenda che narra del pastore che, per distrazione, pensava che in paese si stesse per festeggiare l'ultimo giorno di Carnevale, ma quando vi è giunto, ha appreso che tutti i divertimenti erano finiti e si era già al giorno delle ceneri. Il Signore, mosso a pietà, ha da allora acconsentito di aggiungere un altro giorno al periodo carnevalesco, per il divertimento del povero "picuraru") .

 

'MPAIARISI A UNU PI DAVANTI

   (Rimproverare qualcuno in maniera violenta e volgare).

 

 PIGGHIARISILLA CU CCU SI SENTI  MEGGHIU

    (Non avere riguardi per nessuno. Essere nervosi ed arrabbiati con chiunque).

 

 STARI CA' FUNCIA

    (Tenere il broncio, essere incavolati e tristi, stringendo ed allungando le labbra in avanti).

 

 TRAVAGLIARI PICCA E CHIDDU CHI C'È FALLU FARI ALL'ATRI

    (Lavorare poco o niente e quello che c'è da fare, farlo fare ad altri. L'espressione, a buon diritto, può  essere considerata l'inno "di li lagnusi", cioè degli scansafatiche).

 

 CU 'NN'APPI 'NN'APPI CASSATEDDI PASQUA

    (Chi ha avuto ha avuto. Non ci sono più, altre possibilità per fare o ottenere qualcosa).

 

 CI PÒ CALARI A PASTA

    (È un modo per dire "stanne certo che è come dico io". È come voler mostrare sicurezza per ciò che si afferma. Il significato del detto è molto simile alla frase “ci puoi scommettere” ).

  

 ESSIRI CU LU CULU 'NTERRA

    (Ridursi in miseria a causa di iniziative fallite o per troppi debiti, che difficilmente potranno essere onorati. L'origine di questo detto, si fa risalire al periodo storico del Medioevo, quando i debitori insolventi, venivano denudati dei pantaloni e venivano costretti a posare le natiche a terra, tra la derisione della gente).

  

 AGNEDDU E SUCU E FINÌ 'U VATTIU

    (Indica la fine di un bel pranzo o di una festa. Può anche significare che un certo progetto, pur portato avanti con impegno anche economico, purtroppo si è rivelato un inaspettato insuccesso).

  

 AVIRI SANTI 'MPARADISU

   (Avere la possibilità di trovare raccomandazioni o protezione da parte di chi ha potere).

 

'NTI CHI LU VITTI, LU SVITTI

   (Lo dice chi, vede qualcosa solo per un breve e fuggevole attimo).

 

 FARISI LU GRUPPU A LA SCHIAPPINA

   (Nei tempi passati, "lu gruppu a la schiappina" , cioè un nodo di cravatta piccolo e malandato, era considerato segno di poca eleganza e trascuratezza nel vestirsi).

 

 LAVARISI LA 'MPIGNA

   (Anche se il vero significato della parola siciliana "mpigna" è la parte alta della scarpa e cioè la tomaia, questa frase vuol dire "lavarsi la faccia". Dire a qualcuno "Ma và lavati la 'mpigna", è come dirgli di andarsi a purificare perché non è per niente credibile).

 

 FARI UNA COSA DI MALU 'SDINGANNU

   (Fare una cosa non gradita, controvoglia e malvolentieri).

 

 CI PIGLIÀ LA MUSCA

   (Si dice a chi è diventato improvvisamente nervoso, scontroso ed intrattabile).

 

 ESSIRI NIVURU COMU A PICI

    (Essere nero come la pece, essere fuori di sé per la rabbia).

 

 TRUVARISI 'NTA UN FUNNU DI LETTU

    (Essere gravemente ammalato e costretto a letto, con il timore di una morte imminente).

  

 JUCARI A FUTTI CUMPAGNU

     (Dar fregature e approfittare anche degli amici. Il detto ha origine dai giochi tra  ragazzi, il cui scopo principale era sempre quello di primeggiare sugli altri, cercando di vincere, oltre che con l'abilità, anche con la furbizia o l’imbroglio).

 

 FARI CALARI U LATTI

    (Fare annoiare maledettamente).

 

 TESTA DI CALABRISI

    (Si dice solitamente alle persone testarde e cocciute che non accettano alcun consiglio. Senza voler assolutamente offendere i calabresi che, è risaputo essere cortesi e laboriosi, il detto forse è nato proprio in Calabria, per evidenziare il carattere forte e volitivo della propria gente).

  

  FARI A CUCCHIAREDDA

    (E' l'accenno di pianto di bambini piccolissimi, che appunto, sporgendo in fuori il labbro inferiore formano un incavo simile ad un cucchiaio).

  

 AVIRI U VIDDICU 'MBICATU

    (Avere l'ombelico unito. E' un detto popolare secondo il quale due o più amici stanno sempre insieme ed hanno molti interessi comuni. Questo stretto legame viene paragonato a due fratelli siamesi, uniti dalla nascita).

 

ESSIRI AMICU DI TRAZZERA

    (Essere considerato un amico non sincero, infido ed a volte pericoloso, per cui è necessario prendere le dovute cautele. Una conoscenza improvvisa, che, ad esempio, può avvenire tra due persone che, casualmente si incontrano in una trazzera di campagna, può instaurare un'amicizia temporanea che, difficilmente sarà destinata a durare).

 

 FARI LU SACCHINARU

    (Rubare cose di poco conto, come ad esempio quelle contenute in una "sacchina" (bisaccia del contadino). “Lu sacchinaru”, pertanto, è un ladro da strapazzo, che per un nonnulla, a volte provoca grossi danni).

 

 ESSIRI FIGGHIU DA IADDINA IANCA

    (Essere il prediletto e, godere di privilegi immeritati, che provocano il risentimento e l'invidia di altri).

 

 ESSIRI PALUMMEDDA SENZA FELI

    (Essere come una colomba senza veleno, cioè ingenuo e incapace di far male).

 

 DIU 'NNI SCANZA E LIBIRA

    (E' uno scongiuro contro un danno temuto o un avvenimento che potrebbe portare lutti e rovine. E' anche una invocazione a Dio, affinché protegga da eventuali disgrazie).

 

A SCANCIU T'AVISSIRU A 'MMAZZARI!

    (Espressione piena di cattiveria e di odio che significa letteralmente "Per errore ti dovrebbero uccidere". Fortunatamente, questa terribile frase, ormai del tutto scomparsa, non trova alcun riscontro in fatti reali).

 

 AVIRI UN VRAZZU LONGU E UNU CURTU

    (Avere un braccio lungo ed uno corto si riferisce a persone, abituate a ricevere e mai a dare).

 

 FARI ABBALLARI SENZA SONU

    (Intimidire spavaldamente i più deboli).

 

 FARI SCUMAZZA

 (Parlare a sproposito e non concludere nulla. È come dire: “Tutto fumo e niente arrosto”, oppure “Scrusciu di carta assà e cubbata nenti”).

 

BEDDU DI FACCI E BEDDU DI CORI

(Così si usa definire una persona, che, oltre ad essere di bella presenza è anche generosa).

  

AVIRI LA FACCI A PROVA DI BUMMA

(Avere la faccia tosta. Si può anche dire “aviri la facci di brunzu”).

 

ESSIRI FRISCU COMU LI ROSI

(Si dice di persona sempre quieta, che non si preoccupa di nulla, Equivale ad “essiri sodu”. Più raro il detto“Essiri friscu comu la nivi”).

 

ESSIRI GRANNI AMMATULA

(Essere grandi inutilmente. Si definiscono così i giovani di una certa età, che dimostrano ancora comportamenti da adolescenti).

 

ESSIRI LAVATIVU

(Essere pigri, oziosi. È “lavativu”, o anche “lagnusu”, chi non vuole lavorare o che non si impegna in nessuna iniziativa).

 

ESSIRI SANTA CHIARA DI NAPULI

(Essere espliciti e dire apertamente e senza timore ciò che si pensa).

 

ESSIRI TARGA NAPULI

(Avere sempre voglia di uscire di casa, o intraprendere spesso dei viaggi anche in posti lontani).

 

PASSARISI LA MANI ‘NTA LU PETTU

(Fare le cose secondo la propria coscienza, o dimostrare di essere in buona fede).

 

UNNI SI TOCCA SONA

(Il detto viene solitamente riferito a persone molto eclettiche, ricche di inventiva e che si prodigano, con successo in tante iniziative. Come dire: “ovunque lo metti, se la saprà cavare).

 

MUTU CU SAPI LU JOCU

(È un invito a chi conosce fatti, soluzioni o situazioni, a non rivelarli prima del tempo. È come dire: “Stia zitto chi già è a conoscenza).

 

TUTTU ‘NTENTU AMARI A DIU

(Il detto evidenzia tutti quei casi in cui una persona fa una cosa , solo per  un proprio calcolato tornaconto).

 

PIATTU RICCU MI CI ‘NFICCU

(Non farsi sfuggire una occasione che si ritiene favorevole. Entrare in gioco per trarne degli utili).

  

ITTARISI A MATAFFU

(Gettarsi o scagliarsi contro qualcosa o qualcuno, con il rischio di far danno. “Lu mataffu”, è uno strumento campagnolo in legno che serviva a spianare il terreno. In italiano si chiama mazzeranga, mazzapicchio, pillòne o pillo).

 

PEZZU E PEGU

(Idem, tale e quale, lo stesso).

 

BERBE D’OPIRA

(Vuol dire “identico”, somigliante, ecc.” Si riferisce a persone apparse in sogno).

 

SPARIARISILLA

(Fare a scarica barile)

 

SQUAGGHIARASILLA

(andare via)

 

SA QUAGGHIAU

(E' morto)

 

TRUVARI ‘NA BONA CUGNINTURA

(La parola “cugnintura” vuol dire congiuntura, ma nel contesto della frase significa “buona occasione” o opportunità che si  deve lasciare sfuggire.

 

 'MBRIACARISI DI VINU BONU

    Fare soltanto le cose che possano dare buoni frutti e tralasciare quelle di poco conto. Saper scegliere le cose migliori).

 

 ACCATTA E PENTITI

    (Comprare e investire è sempre  buona cosa, anche se può esserci qualche rischio).

 

 TI PIACÌ LU PISCI, ORA ETTA LA RESCA

     È un modo di dire che si rivolge alle donne che soffrono, a causa del travaglio per un imminente parto).

 

 A SCHIFIU FINIU

    (È finita nel peggiore dei modi).

 

 FINÌ A FRISCHI E PIDITA

    (È finito tutto in una grande confusione. Può anche riferirsi al clamoroso fallimento di qualche iniziativa o all'insuccesso di uno spettacolo ).

 

 ALLAMARI COMU LI CANI.

    (Lamentarsi come un cane che soffre, o che ha molta fame).

 

 ESSIRI UN PEPPI COPPULA

    (Essere uno stupido, buono a nulla ed incapace).

 

  ESSIRI 'NA VERA CAMURRIA

    (La parola "camurria" proviene da "camorra", che è una associazione di criminali nota in Campania, le cui attività illecite hanno come scopo le estorsioni, il contrabbando e le vendette. Il detto, comunque, dalle nostre parti è bonariamente rivolto ai seccatori noiosi o a chi fa insistenti richieste che non possono essere esaudite).

 

 LICCARISI L'UGNA

    (Leccarsi le unghia é come leccarsi i baffi, quando si assaggia qualcosa di buono).

 

ALLICARI A SADDA

(Non avere nulla da mangiare)

 

 E CU CIA' PORTA ORA STA NUTIZIA A  CASA

    (È una espressione che si pronuncia quando si assiste o si viene a conoscenza di qualcosa di grave, per cui occorre avere una certa freddezza e coraggio per raccontarla a casa).

 

ESSIRI 'NTALL'ACQUA DI L'ARANCI

    Trovarsi nei guai. L'acqua contenuta in parte nelle arance è acida, per cui da questa caratteristica ha avuto origine il detto).

 

 CHISTA È LA ZITA !

    (Far comprendere a qualcuno che una certa situazione deve essere accettata così com'è, senza nulla pretendere in più. Il detto può anche essere più completo con l'aggiunta di “orba, ciunca e struppiata”, per evidenziare che non mancano alcuni difetti).

 

 FARISI A TRUSCIA

     (Farsi il fagotto e prepararsi a partire. In tempi ormai quasi del tutto dimenticati, quando due innamorati non potevano fidanzarsi e sposarsi per l'intromissione o il divieto dei genitori, a volte decidevano di scappare insieme. Era questa la famosa "fuitina" che permetteva loro di stare qualche giorno assieme fuori, spesso presso parenti compiacenti, per poi ritornare a casa e pensare alle future nozze. Spesso, quando si sentiva dire che una  ragazza aveva fatto "la truscia", voleva dire che era scappata via con il suo spasimante).

 

 FARI U CAPPOTTU

    Al gioco della dama vuol dire, mettere l'avversario in una condizione di non poter fare alcun punto. Quindi, ottenere una vittoria limpida e totale).

 

 FARISI A CRUCI CA MANU MANCA

    (Si dice “mi vogliu fari a cruci cA manu manca”, in momenti di paura, di meraviglia, di stupore, per qualche avvenimento  tragico ed inaspettato)

 

 ARRISTARI CU 'NA MANU DAVANTI E L'ATRA 'NNARRERI

    (Rimanere gabbato dopo un'impresa non riuscita. Equivale al detto "Arristari curnutu e vastuniatu).

 

 IRISINNI CANNI CANNI

    (Andare avanti con sicurezza e senza incontrare ostacoli).

 

 FARISILLA PETRI PETRI

    (Scampare fortunosamente a qualche pericolo).

 

 CIRCARI COMU 'NA UGGHIA PESSA

    (Cercare qualcuno o qualcosa che difficilmente si potrà trovare. Praticamente è come "cercare un ago in un pagliaio" ). 

 

 IRISINNI COMU 'N CANI MAZZIATU

   (Andarsene come un cane bastonato, cioè avvilito, mortificato per qualcosa che si è conclusa nel peggiore dei modi).

 

 MITTIRISI SUTTA SCUPA

    (Letteralmente sta per "mettersi sotto scopa", cioè dare agli altri una possibilità insperata ed esporsi ad un certo rischio. Quando si gioca a "Scopa", lasciare sul tavolo alcune carte, la cui somma non supera il dieci, è come dare all'avversario la possibilità di fare scopa).

 

 MITTIRISI 'NA PULICI 'NTESTA

    (Nella lingua italiana un detto simile è "Mettersi una pulce nell'orecchio". Vuol significare, avere un pensiero fisso nella mente e non essere tranquilli) .

 

 NESCIRI L'UGNA COMU LI IATTI

    (Reagire energicamente. Sapersi difendere anche con i prepotenti, mostrando una certa aggressività).

 

 SI IUNCERU QUATTRU AMICI E LU ZU COLA

    (Con questa frase si indica un gruppo ristretto di persone che, riservatamente, si intrattengono a discutere argomenti di loro comune interesse, destando l'invidia o l'antipatia di altri esclusi) .

 

 ESSIRI PEGGIU DI GIUFÀ

    (Notoria è nella letteratura siciliana la figura di Giufà, il quale "una ne pensa e cento ne fà!". La caratteristica principale di questo simpatico personaggio è sempre quella di combinare guai a non finire. Quindi, essere considerati peggio di Giufà, equivale ad essere definiti stupidi, inetti ed irresponsabili) .

 

E CHI PARU CO' MURU?

    (Frase che si rivolge a chi non presta ascolto o che fa finta di non sentire. È come parlare ai sordi) .

 

 E CU PARLA LU PARACCARU?

    (Ha lo stesso significato della frase precedente. Credo che l'origine sia da ricercare nell'antico mestiere degli ombrellai ambulanti, che, un tempo, giravano per le strade per riparare ombrelli. Negli ultimi anni del 1950, quando in Italia s'è determinato un certo benessere economico, nessuno ha più pensato di riparare gli ombrelli rotti, ma ha preferito comprarli nuovi. Così il grido dell'ombrellaio veniva sempre meno ascoltato, fino al punto di fare scomparire questo antichissimo mestiere).

 

 PIGGHIARISI UN LISCIA E BUSCIA

     (Prendersi un severo rimprovero o anche percosse. La parola "buscia" o "vusciu" è una pianta con legno durissimo, chiamata bosso dalla quale possono essere ricavate delle verghe o bacchette per bastonare gli animali).

 

 RISTARI CU L'OCCHI CHINI E I MANI VACANTI

     (Avere sperato di ottenere qualcosa, ma essere rimasti a mani vuote).

 

 ESSIRI AZZACCANATU

     (Essere inzuppato d'acqua con tutti i vestiti addosso. Si può anche dire "essiri azzaccanatu comu un puddicinu". In realtà la parola "azzaccanatu" proviene dal verbo "azzaccanari", che vuol dire "inzaccherarsi" o"riempirsi di zacchere", cioè di  pezzi di fango).

 

 PISSINIARI

      (Piovere lentamente ma in continuazione. Si può anche dire "chioviri a suppa viddanu". Il detto proviene dal noto bisbiglio o sussurro "pissi pissi", quando si vuole chiamare qualcuno piano e a bassa voce, per non disturbare gli altri .

 

TAGGHIARI CARNI E OSSA

    (Non guardare in faccia nessuno. Fare le cose secondo giustizia).

 

UNNI VÀ CU LU SCECCU !

    (Letteralmente vuol dire: "dove vai con l'asino", ma il  significato per noi siciliani è  "Ma dove credi di andare ?".Quindi è un invito a non continuare nel fare qualcosa).

 

ZERU E VÀ ZERU, UN CANTARU E VINTICINCU

    (Si usa questo famoso detto, quando il risultato di una operazione rispecchia le previsioni. Vuol dire anche "ne più, ne meno", e cioè, che i conti tornano).

 

 AVIRI UN CORI D'ASINU E UN CORI DI LIUNI

    (Dimostrare indecisione nell'apprestarsi a far qualcosa. Avere speranza e timore nello stesso tempo. Il cuore dell'asino rappresenta la paura, mentre quello del leone il coraggio).

 

 RACCUMANNARI A PECURA O LUPU

    (Raccomandare una persona a gente incapace o a qualcuno che potrebbe danneggiarla, anziché aiutarla).

 

 ACCHIANARI LI MURA LISCI

    (Essere capaci di superare qualsiasi ostacolo, pur di raggiungere uno scopo).

 

 FARI TRASIRI U SCECU PA CURA

    (Voler fare cose impossibili. Insistere nel portare avanti un'idea o un progetto, giudicati irrealizzabili).

 

 NUN POZZU CAMINARI E HAIU A CURRIRI

    (Il detto viene pronunciato da chi è costretto, suo malgrado, a far cose al di sopra delle sue possibilità. È come“fare il passo più lungo della gamba”).

 

 UNNI MANGIANU TRÌ, MANGIANU QUATTRU

    (Ciò che basta per tre persone, può bastare anche per quattro. C'è sempre la possibilità di ospitare o far sedere a tavola una persona arrivata all'improvviso) .

 

PGGHIARI U CELU CHE MANI

    (Prendere il cielo con le mani equivale a voler fare cose molto difficili e quasi impossibili. Il detto può anche esprimere gioia e felicità per qualche colpo improvviso di fortuna).

 

 PIGGHIARISILLA 'NCRIMINALI

    (Offendersi, restare male. Proviene da "crimine", cioè, da una azione illegale che lede i diritti altrui).

 

 ESSIRI AMICU DI L'AMICI

    (Essere amico di tutti, socievole e molto disponibile).  

 

 ESSIRI UN PEZZU DI NOVANTA

    (Essere uno che conta, che incute timore, o che impone rispetto e sudditanza a chi spera di ottenerne favori. Sono considerati "pezzi da novanta" anche i capi di associazioni che operano nella illegalità e nella malavita).

 

 N'AVIRI VUCI IN CAPITULU

    (Non contare niente, non essere preso in alcuna considerazione).

 

 PAROLA DI RE

    (È come dire "parola d'onore". Promessa che non può e non deve essere disattesa).

 

 LASSARI FARI A DIU

    (Quando non si è in grado di risolvere un problema, ci si affida alla divina provvidenza) .

 

 PIGGHIARISI IATTI A PITTINARI

    (Assumersi incombenze assai gravose e correre dei rischi. Infatti non è proprio prudente pettinare un gatto, senza prendere le dovute cautele) .

 

 ESSIRI A CAVADDU

    (Trovarsi in una condizione di privilegio rispetto ad altri. Stare più in alto, come chi sta a cavallo) .

 

 OCCHIU VIVU !

    (Attenzione, all'erta!).

 

 TUCCARICI L'OVU A  IADDINA

    (Voler vederci chiaro, accertarsi delle reali intenzioni di qualcuno. Indagare per prevenire qualche brutta sorpresa. Proviene dall’uso,  forse ancora attuale, di toccare la parte interna delle galline, per constatare se qualche uovo sia in procinto di essere "fitato", cioè deposto ) .

 

VIRIRI A CARTA MALA PIGGHIATA

    (Accorgersi che qualcosa non sta andando per il giusto verso. Il detto proviene dai tanti giochi a carte, quando si prende una carta non desiderata).

 

 ATTACCARI LU SCECU UNNI VOLI LU PATRUNI

    (Legare l'asino dove vuole il padrone equivale a sottomettersi alla volontà dei più forti o, a volte, dei più prepotenti ).

 

 CHISTU E NENTI SÙ PARENTI

    (Paragonare  e accomunare due cose di poco valore o di nessuna importanza).

 

FARI MALA VITA PI NUN PARLARI

    (Vivere male e subire la volontà di altri, senza trovare la forza di imporre le proprie idee).

 

MITTIRISI U CORI 'N PACI

    (Rassegnarsi e rinunciare a qualcosa. Tranquillizzarsi. Si può anche dire "stuiarisi lu mussu", cioè "pulirsi la bocca", quando non c'è più niente da mangiare).

 

LICCARISI A SARDA

    (Essere ridotti in miseria. La sarda è stata sempre considerata un pesce per poveri ) .

 

AVIRINI CU LI COFFI E LI CUFINA

    (Averne a bizzeffe o in abbondanza. "Li coffi e li cufina", sono contenitori della civiltà contadina, fatti a mano con palme nane o canne e servono a contenere varie cose, specie  prodotti agricoli).

 

IRI A LU NOVU A LU NOVU

    (Significa "comprare sempre cose nuove". Oggi, questa espressione è frequentemente usata nelle famiglie, in quanto le esigenze dei figli, sembrano non avere limiti. Oggetti,  capi di vestiario, giocattoli, non appena sono lievemente consumati, vengono, impietosamente gettati via, senza pensarci due volte e sostituiti "dal nuovo".

 

 AVIRI A NASCA ADDRITTA

    (Essere antipatici, vanitosi, superbi. La frase viene spesso riferita a persone che disdegnano alcune compagnie, convinte, forse di appartenere ad un ceto sociale superiore) .

 

 SORDI DI JOCU, LASSALI DDOCU

    (Ai soldi vinti al gioco, spesso non si dà alcun valore e quindi, con molta probabilità, vengono rigiocati e persi nuovamente. C'è molta similitudine con l'altro detto, "nenti avia e nenti haiu, mi 'nni futtu e mi 'nni vaiu).

 

 FARI U CURNUTU PACINZIUSU

    (Dimostrarsi molto pazienti e subire senza reagire ) .

  

 AVIRI L'OVU VUTATU

    (Essere irrequieto. Il detto trae origine dalla gallina che si agita e fa fatica, per deporre un uovo che non si trova in perfetta posizione) .

 

TIRITIPPITI E TIRITAPPITI

    (È un modo alquanto simpatico di abbreviare un discorso o un racconto, omettendo fatti e situazioni facilmente immaginabili. Può anche significare  "eccetera, eccetera". La parola "tiritappiti" proviene da "tappina" (scarpa) e da"tappiti", che indica il rumore dei passi).

 

O DI CRICCHI, O DI CROCCHI

    (Nel dialetto siciliano "Cricchi e Croccu" simboleggiano due amici che bisticciano in continuazione e che non trovano mai un accordo. Quando gli "amici" sono tre o di più si dice scherzosamente "Cricchi e Crocchi e manicu di sciascu". Il detto, spesso può voler dire che una certa cosa, in un modo o nell'altro è bene che si faccia).

 

CU LU PARMU E LA 'GNUTTICATURA

    (Con il palmo e in più la piega. Vuol dire, dare qualcosa in più di ciò che spetta. Il detto trae origine dai commercianti di tessuti, che nel misurare la stoffa in palmi, usavano tagliarne un pò di più, come regalo).

 

ESSIRI BANNERA DI CANNAVAZZU

    (Paragonare una persona ad una bandiera ricavata da uno straccio é come dirle che non ha onore e non merita alcuna stima).

 

 MI STAVA SCAPPANNU CHIATTA E TUNNA

    (La frase viene pronunciata da chi,  per un fatto non gradito, si viene a trovare in procinto di reagire energicamente, con qualche parola oscena e irriguardosa, ma che a stento si trattiene).

 

 ESSIRI UN CHIANCI MINESTRA

   (Essere un piagnucolone che ha sempre da lamentarsi).

 

 O DI BONU E BONU, O DI MALANDRINARIA

    (O con le buone o con la prepotenza. Il detto trae sicuramente origine dai modi bruschi usati dai cosiddetti"malandrini" (persone appartenenti alla malavita organizzata), per convincere qualcuno a far qualcosa contro la propria volontà. Uno dei modi per estorcere denaro è infatti, quello di cercare in un primo momento di ottenerlo con"le buone maniere", ma successivamente con le maniere forti e con le minacce). 

 

 QUARCHI MATINA DI NEGLIA

     (In qualche mattino di nebbia, quando meno te l’aspetti, all’improvviso. È una frase che precede una minaccia  o che fa trasparire una possibile e prossima reazione per un torto subìto).

 

 PIGGHIARI DI SUTTA E METTIRI ‘NCAPU

     (Tirare fuori discorsi vecchi e risaputi che possono ancora di più, compromettere una certa situazione).

 

 PIGGHIARI DI SUTTA LI LIGNA

(Agire con parole o azioni inaspettate che altri non potevano immaginare).

 

 MANCIARI PANI SCURDATU

(Dimenticare  di fare qualcosa di cui si era preso impegno. Essere distratti).

  

TALIARI DI SCHIMBEGGIU

(Guardare di traverso, a volte con malignità, per non farsi notare).

 

SALUTAMU E CACCIAMU

(È come dire “basta, finiamola qui”. La frase serve anche ad interrompere una conversazione, quando non si riesce a trovare un punto di accordo).

 

CHI 'NNICCHI E 'NNACCHI

(È una frase che indica disapprovazione di qualcosa. È come voler dire “ma che vai dicendo, ma che ti salta in testa”). 

 

 ARRISTARI 'NTRIDICI

  (Lasciare in sospeso un lavoro, perché impossibilitati ad ultimarlo).

 

 E COMU FACEMU!

    (A tale frase, pronunciata in momenti di difficoltà, spesso si risponde scherzosamente "Comu ficiru l'antichi, ca si spignaru li panzi e si 'mpignaru li muddichi!". In tale risposta, é evidente l'ironia e l’ottimismo, per dire, che in certe situazioni, occorre prodigarsi e non perdere le speranze).

 

CHI DISSI LU PAPA ?  A LA FURIA A CHIDDU CHI CACA!

    (Anticamente i giochi dei bambini si svolgevano per molte ore fuori di casa e spesso nelle periferie del paese. Non era raro che, ogni tanto qualcuno avesse bisogno di soddisfare un bisognino fisiologico all'aperto e non ci pensasse due volte a "mettersi in posa". In tali casi, sovente, il malcapitato veniva fatto oggetto di scherno e preso a sassate da altri ragazzi, possibilmente "nemici di altri quartieri", che, urlando appunto questo famoso detto, considerato un grido di guerra, lo prendevano "a puntalati", cioè a sassate,  costringendolo a fuggire con i calzoni a penzoloni).

 

AVIRI ‘NTESTA,  CCHIÙ CORNA  CA CAPIDDI

    (Avere in testa più corna che capelli è una esagerazione, per qualificare  una persona come inaffidabile, cattiva e da evitare. La frase può, a volte, suonare come un complimento, se, riferita a persone furbe o geniali che sanno bene destreggiarsi in ogni situazione. Nel gergo siciliano, spesso, dire "sì un curnutu",  o addirittura "un curnutazzu" a qualcuno, equivale a definirlo in gamba).

 

 ESSIRI UN RUFFIANU

   (Il ruffiano è uno che fa da tramite fra due persone. A volte la frase può essere intesa come offensiva nei confronti di qualcuno, che, per accattivarsi le simpatie di qualche “pezzu di novanta”, gli confida fatti che non dovrebbe. Anticamente si chiamava "ruffianu" anche il paraninfo, o messaggero che combinava i matrimoni).

 

 ESSIRI UN MALACUNNUTTA

    (Dicesi di una persona che tiene una brutta condotta verso gli altri).

 

 PARIRI COMU L'ESERCITU DI FRANCISCHIELLU

   (Sembrare come l'esercito di Franceschiello. Il detto si riferisce ad un gruppo di persone incapaci di portare avanti un progetto di comune interesse, in quanto poco organizzati e con idee molto confuse. Trae origine da un aneddoto che ha per protagonista l'ultimo re delle Due Sicilie, Francesco II di Borbone (1836-1894), soprannominato Franceschiello. Il predetto sovrano aveva un esercito di uomini inefficienti, sia sotto l'aspetto degli armamenti, che dell'addestramento, per cui ogni battaglia era un grosso rischio).

 

SI UN PÒ MANCIARI CARNI, SURCHIA BRODU

  (Se non si può avere molto, ci si deve accontentare anche di poco).

 

 MANCU DI RASTU!

 (La parola siciliana “ràstu” vuol dire segno lasciato dal piede, orma, impronta. Ma il detto equivale a “nemmeno per sogno !” , “impossibile”).

  

CCHIÙ CHI CRISCI, CCHIÙ CRETINU ADDIVENTA

  (Più cresce e più stupido diventa. Frase che si rivolge ai ragazzi).

 

TUTTU 'NTENTU AMARI A DIU

  (Si definisce così il comportamento di una persona che manifesta  disponibilità, per un proprio esclusivo interesse. Caso tipico è quello di certi parenti, che accudiscono un anziano bisognoso, al solo scopo di venire poi in possesso dell'eredità).

 

ESSIRI 'NA FIMMINA BAGGIANA

    (La frase può avere due significati, uno che equivale a vanità e civetteria, l'altro, che può anche essere un complimento ad una ragazza che si trucca e si veste con una certa eleganza).

 

DORMIRI CU LA MANU A LA MASCIDDA

    (Dormire sonni tranquilli, essere sereni  per l'avvenire).

 

 NUN AVIRI NÈ ARTI, NÈ PARTI

    (Non saper fare alcun mestiere e trovarsi nella impossibilità di poter lavorare).

 

 FARI UN VIAGGIU E DÙ SURBIZZA

    (Riuscire con una sola azione a risolvere due faccende. Un detto simile è "Cu 'na fava dù picciuni").

 

  NUN NI VULIRI MANCU A BRODU

    (La frase calza a pennello a chi si ostina in tutti i modi a non voler far nulla. Si può anche dire: "Nè acqua chi lu vagna, nè suli chi l'asciuca", oppure "Essiri friscu comu li rosi").

 

  ESSIRI LISCIU COMU A PAGLIA

     (Essere insipido come la paglia, o di malumore. È un famoso detto siciliano, per evidenziare il comportamento di una persona fredda e insensibile a tutto).

 

ADDIVATU CO LATTI D'ACEDDU

    (Sebbene non risulta che gli uccelli producano latte, tale espressione per i siciliani ha un grande significato e vuol dire "allevato con tutti i riguardi" o "fatto crescere nel benessere").

 

CU AVI CCHIU SALI CONZA A MINESTRA

(chi ha più sale condisce la minestra: chi è più sensato mette pace in un eventuale litigio)

 

CU AVI CCHIASSÀI AVI L'ASU

    (Chi ha di più ha un asso. Naturalmente, in questo caso, l'asso è considerato la carta di minor valore, in quanto la frase fa riferimento ad un gruppo di persone incapaci e tutti di basso livello e di poche iniziative).

 

'NN'ARRISTARU L'OCCHI PI CHIANGIRI E LI CAPIDDI PI TIRARINILLI

    (“Non ci resta che la disperazione, piangere e strapparci i capelli”. È un modo alquanto triste e pessimistico per lagnarsi delle proprie disgrazie o di una iniziativa finita disastrosamente).

 

 ESSIRI UN BEDDU SCAMPULU

    (Essere un bel tipo! Si qualifica così un individuo poco raccomandabile, spesso cattivo e non degno di essere frequentato. Il detto ha origine dalla parola "scampulu"  che è un  pezzo di stoffa rimasta, che viene venduta ad un prezzo più basso).

 

VECCHIU È CU MORI

    (Il detto viene spesso pronunciato da arzilli anziani ancora in buona forma e in ottima salute, che per l'appunto, non amano essere apostrofati con l'aggettivo di "vecchiu", anche se rivolto loro senza alcuna cattiveria).

  

ESSIRI CCHIÙ FITUSI DI L'ACQUA DI LU BACCALÀ

    (Essere sgarbati, poco socievoli e di pessimo carattere, nei confronti del prossimo).

  

CHISSU,  SPACINNAMENTU È !

   (Frase solitamente rivolta a chi sta facendo una cosa inutile o un'azione non proprio gradita).

 

 NUN SI CI PÒ DIRI: - CHI SU BEDDI ST'0CHHI!!

   (“Non gli si può dire: quanto sei bella! ”. Equivale a qualificare una persona come scontrosa, irascibile, non incline al dialogo o non disposta a farsi consigliare).

 

 ‘NA RITTA E ‘NA FATTA

 (All’improvviso, repentinamente, agire subito ).

 

 NASCIRI CA' CAMMISA.

(Per la tradizione siciliana, un tempo, era uso credere, che se un bambino nasceva avvolto dalla membrana fetale, avrebbe avuto fortuna nella vita. Da qui il detto “Nascere con la camicia”).

 

 ESSIRI IN BULLETTA

(Anticamente chi non pagava i debiti, veniva scritto su un registro detto “delle bollette”. Pertanto la frase significa “Essere senza soldi”).

 

FARI  ‘NA  BUZZARATA

(Combinare un grosso guaio, per incapacità o per disattenzione. Più precisamente significa, far male a qualcuno abusando del proprio potere o essere prepotenti).

 

ORBA DI L’OCCHI

(È un giuramento sulla propria vista, per avvalorare ciò che si dice). 

  

ESSIRI COMU UN FOCU DI PAGLIA

    (Si sa che il fuoco di paglia divampa velocemente, ma altrettanto velocemente si spegne. Il detto vuole appunto indicare tutte quelle iniziative, che, prese precipitosamente, senza le opportune cautele, finiscono con un nulla di fatto) .

 

APPUNTIGGIARISI A LU MURU VASCIU

    (Cercare il modo più facile per raggiungere i propri scopi, approfittando dei più deboli).

 

 SCUNCICARI U CANI CA ROMMI

    (Dare fastidio a qualcuno che si fa i fatti propri).

   

ESSIRI NUDDU, AMMISCATU CU NENTI

    (Essere una persona inutile, insignificante e non degna di alcuna considerazione).

 

 FARI VIDIRI I STIDDI DI MANZIONNU

    (Può essere una minaccia per impaurire qualcuno. Se si dice: "visti i stiddi di manzionnu" , vuol dire anche, che si è provato un forte dolore per un improvviso fatto accidentale).

 

OGNI PILU PARI UN TRAVU

    (Essere esagerati e molto pignoli, anche per un nonnulla).

 

SINTIRISI PIGGHIATU DE' TUCCHI

    (Sentirsi tirato in causa senza alcun motivo) 

 

CHIANGIRI CU 'N'OCCHIU

    (Se fosse possibile, "piangere con un solo occhio",  sarebbe sicuramente meglio che piangere con due.  Si vuole significare che, in una situazione andata a male, qualcosa è stata salvata e non tutto è andato perduto).

 

FARISI ZITI AMMUCCIUNI

    (Anticamente era questo il solo modo di fidanzarsi all'insaputa dei genitori, cioè essere fidanzati di nascosto, con la complicità di qualcuno, che favoriva incontri furtivi o scambi di missive. Si usava dire anche "essiri ziti appalurati", quando il fidanzamento era tenuto nascosto a tutti, ma non ai familiari più intimi, che naturalmente, dovevano essere consenzienti. Solo al momento della ufficializzazione, le mamme dei rispettivi fidanzati, portavano la bella notizia a parenti, amici e vicini di casa).

 

 DARI COFFA

    (Dire di no ad una richiesta. Il detto trova riscontro quasi sempre in campo sentimentale, allorquando una ragazza invitata a ballare o richiesta come fidanzata dà un netto rifiuto. Questo avveniva con una certa frequenza negli anni passati, ma oggi, considerata l'evoluzione dell'attuale società, non è raro, che, spesso, siano i maschi a dare "la coffa" alle intraprendenti ragazze).

 

MUNNU HA STATU E MUNNU È

    (Il mondo và sempre alla stessa maniera. Alcune cose sono difficili da cambiare).

 

 PIGGHIARISI A MANU CU TUTTU U RAZZU

    (Approfittare o abusare della bontà e della disponibilità di qualcuno).

 

ESSIRI MISU A LU PASSU

    (Anticamente, specie negli anni del dopoguerra tra il '40 e '50, scorazzavano per le campagne siciliane, banditi e delinquenti comuni che, nascosti in posti strategici, o passi obbligati, aggredivano e rapinavano i malcapitati passanti. In tempi più recenti il detto ha assunto il significato di una frode in commercio, quando i prezzi, vengono arbitrariamente alzati. Oggi, con tutte le tasse che ci ritroviamo, che vengono quasi "estorte", non è raro sentire qualcuno dire che "u guvernu è misu o passu!").

 

 ARRIVARI CO CIATU E NASCHI

    (Arrivare molto stanchi dopo una corsa o sentirsi logorati dalla fatica, dopo un duro lavoro).

 

ESSIRI CHINU DI SIVU

    (Essere pieno di boria, antipatico e vanitoso. "Lu sivu" (sego) è una specie di grasso, usato dai calzolai per inumidire lo spago con il quale devono cucire il cuoio).

 

 DARI LIGNATI A LEVA PILU

    (Dare botte da orbi, o di santa ragione).

 

COMU SI RICI SI CUNTA

    (Come viene viene. Vuol dire, accettare qualsiasi risultato).

 

CU PRIMA NASCI, PRIMA PASCI

    (Chi prima arriva, prima si serve. È l’opposto del detto "Cu tardu arriva, mali alloggia").

 

SI SAPI UNNI SI NASCI, MA NON SI SAPI UNNI SI MORI

    (È abbastanza ovvio conoscere il luogo di nascita , ma non altrettanto quello dove si morirà. È una frase, sicuramente dell'ultimo secolo, cioè, da quando i siciliani, nei primi anni del 1900, cominciarono ad emigrare in terre lontane, e pertanto, nessuno era  più sicuro di un ritorno in Patria).

 

NOÈ AVEVA NOVICENTU ANNI E ANCORA MITTEVA GIUDIZIU

    (Nella vita non si finisce mai di imparare e di fare sempre nuove esperienze. Non si è mai saggi abbastanza).

 

GIRA, FURRIA E VOTA

 

    (È una espressione molto frequente che viene tirata in ballo ogni qualvolta si vuole abbreviare un discorso o sintetizzare situazioni facilmente immaginabili. Può anche voler dire, prodigarsi con ogni mezzo e fare di tutto per riuscire in qualche impresa).

 

A TACI MACI

    (Fare una cosa cercando di non farsi notare)

 

FARI 'NA MALA VUTATA

    (Fare uno sgarbo o rimproverare in maniera energica).

 

FARI 'NA MALA CUMPARSA

    (Fare una brutta figura).

 

 TUTTU BONU E BINIRITTU

   (È un modo molto comune di accettare una perdita o una situazione spiacevole, dimostrando rassegnazione, anziché rabbia) .

 

FARI 'NA CAZZICATUMMULA

    (Cadere rovinosamente. Fare un capitombolo).

 

CHIANTARI CHIOVA A QUALCUNU

    (Parlar male di qualcuno per danneggiarlo).

 

SCATTIARI UN CINQUANTACINCU

    (Dare un improvviso e pesante doppio ceffone, prima con il palmo, e di ritorno con il dorso della mano. Il detto ha origine dalle dita della mano, che usata due volte, è come se si ottenesse un doppio cinque. Altra probabile spiegazione proviene dal gioco a carte chiamato appunto "A cinquantacinque", il cui massimo punteggio si ottiene, quando si hanno in mano le seguenti tre carte dello stesso seme: un Asso che vale 16, un Sette che vale 21 e un 6 che vale 18, in totale appunto 55, che determinano una quasi sicura vincita).

 

AVIRI LU CORI QUANTU 'NA PASSULIDDA

    (Farsi il cuore piccolo piccolo. Essere intimiditi o impauriti. Trae origine dal chicco d'uva, che dopo l’essiccazione per ottenere l'uva sultanina, o uva passa, si restringe notevolmente).

 

IRI 'NTA LU CANNAROZZU FASU

    (Andare di traverso nella gola, quando una pietanza, involontariamente va  nella trachea anziché nell'esofago. In questi casi, viene provocata una tosse continua e fastidiosa.

 

QUANNU U TÒ DIAVULU IVA A SCOLA, U ME ERA DUTTURI

    (Il detto è molto caro ai sapientoni immodesti. Piace molto alle persone anziane, che spesso si prestano a dare consigli ai più giovani, vantandosi delle loro esperienze di vita).

 

SCACAGNARISILLA

(Salvarsi per puro caso, farsela franca. Si dice anche: “Farisilla petri petri”).

 

SBRUCCHIARI I FIGLI

(Allevare i figli).

 

PARIRI 'NA MULA PARATA

  (Nei tempi passati, voleva significare che, una donna si era truccata e adornata  di gioielli, in maniera esagerata. Spesso, il detto aveva tutto il sapore di una grave offesa, in quanto, tale "vanità", oggi bene accettata, anticamente veniva interpretata come segno di bassi costumi e di dubbia moralità).

 

PUNCIRI LU SCECCU 'NTRA MUNTATA

    (Punzecchiare l'asino in salita è come costringere qualcuno a fare qualcosa controvoglia ).

 

'N'AVIRI TEMPU PI RATTARISI A TESTA

 (Essere troppo impegnati nel far qualcosa e non trovare un minimo di tempo per dedicarsi ad altre cose).

 

FARISI DARI TRI PUNTI 'NCULU PI 'N SORDU

    (Il detto si addice a persone molto avide di danaro che, anche per ottenere un misero guadagno, sono pronte a tutto).

 

APPIZZARICI LU CORIU

    (Rimetterci la pelle o fallire miseramente in qualche impresa. Trae origine dall'antico mestiere del calzolaio, oggi quasi scomparso, in quanto nel tagliare, col trincetto, non doveva commettere errori, per non rischiare di rimetterci il cuoio).

 

ESSIRI COMU L'OVU, CA CCHIÙ COCI , CCHIÙ DURU SI FA

    (Essere considerati duri di comprendonio o testoni che non imparano mai).

 

TALIARI A SICCU A SICCU

 

    (Osservare con insistenza ostinata, tale da dare fastidio).

 

ESSIRI CUMPARI E SAN GIUANNI, O CUMMARI DI COPPULA

    (Più esattamente la prima parte del detto, dovrebbe essere "Cumpari di San Giuanni". Questo tipo di"comparanza" si instaura tra i genitori di un bambino ed una o più persone, scelte per battezzarlo. In alcune parti della Sicilia, era in uso anticamente, diventare anche "Cummari di coppula", allorquando, si sceglieva una donna, che per qualche motivo, non avrebbe potuto essere presente alla cerimonia. In questo caso, i genitori procedevano al normale battesimo del bambino con altri padrini o madrine, ma alla fine della cerimonia mandavano alla vera madrina prescelta, il berrettino di lana indossato  dal neonato durante la funzione religiosa. Per ufficializzare questo rapporto, al quale si dava grande importanza, la donna che diventava "cummari di coppula", detta anche"matrozza", doveva essere vergine, doveva lavare il berrettino, unto di olio santo, adornarlo e riconsegnarlo, unitamente ad un'altro berrettino nuovo,  come regalo al proprio "figlioccio").

 

IRI CIRCANNU RADICI PI RUTTARI

    (Far sempre le cose difficili, immischiarsi o creare complicazioni in faccende altrui).

 

MALU CORI, MALU CORI, IU SPINNU E TU MORI.

    (Era una frase usata dai bambini negli anni del dopoguerra, tra il ’40 e il ‘50, quando vedevano un compagno di giochi che mangiava qualcosa, senza che ne offrisse un pò).

 

FARI COSI TURCHI

    (Fare cose senza senso o tenere comportamenti strani).

                     

ESSIRI LESTI DI PEDI E DI MANI

(Essere abili e intraprendenti, mostrare sicurezza nell’affrontare i problemi. Si può anche riferire a persone che hanno le mani in pasta in losche operazioni, approfittando di un potere).

 

AVIRI L’OCCHI ARRERI O COZZU

(Non accorgersi di cose molto evidenti).

 

TUTTI LI MISSI ALL’ARTARU MAGGIURI

(Le migliori cose o i favori vanno sempre a chi già sta bene, dimenticando le legittime aspettative dei più bisognosi).

 

SAPIRISI QUARTIARI

(Sapersi destreggiare in qualsiasi situazione. È come farsi in quattro, per riuscire a risolvere un problema). 

 

SATARI DI LA SEGGIA (SAUTARI DA SEGGIA)

(Sobbalzare con stupore e meraviglia per una notizia improvvisa).

 

OGNI MALAFIGURA, UN SORDU

(Non dare alcun peso ad una figuraccia).

 

CALARISI I CAUSI

(Letteralmente vuol dire abbassarsi i pantaloni, ma nel gergo dialettale equivale a sottomettersi a qualcuno o intimidirsi di fronte alla prepotenza).

 

ESSIRI TUTTU VUCCA

(Essere un chiacchierone, capace solo di parlare senza concludere nulla di buono).

 

DARISI U ZAPPUNI NE' PERI

(Danneggiarsi con le proprie mani. Equivale a fare un lavoro senza il dovuto buonsenso e senza le necessarie cautele).

 

ZITTU TU E ZITTU IU.

(Di nascosto, con discrezione, all’insaputa di altri).

 

SCIRUPPARI A QUALCUNU

(Approfittare di qualche ingenuo, o di chi non sa dire di no, per spillargli denaro o altre cose).

 

ESSIRI UN PEPPI 'NNAPPA

    (Essere un buontempone. Trae origine dalla maschera di Peppe 'Nnappa, che durante le feste del Carnevale, rappresenta un personaggio allegro e simpatico, il cui solo scopo é quello di far divertire. Al Carnevale di Sciacca, considerato uno dei migliori della Sicilia, é sempre presente un carro allegorico che rappresenta "lu Peppi 'Nnappa", che guida sempre la sfilata lungo il percorso cittadino).

 

AVIRI LU FESI

    (È la smania e la voglia di alcuni adolescenti di uscire e rientrare continuamente dalla propria casa. Nel dialetto siciliano "lu fesi" é uno strumento di ferro con lungo manico, che serve ad asportare pietre e a scavare fossi, e che appunto fa "trasi e nesci"

(entra ed esce) dal terreno. Fornito di due punte, una a piccone non appuntito ed una ad ascia, in italiano tale strumento di lavoro si chiama "beccastrino" e deriva da "beccastro" o "becco").

 

AMMUCCIARI 'NCULU DO' SCECCU

    (Nascondere una cosa in un luogo impensabile. È molto probabile che questa espressione sia stata originata dal fatto, che, essendo il "culo" dell'asino un luogo per niente affatto gradevole, sia per la vista, che per l'odorato, nessuno si sognerebbe mai di andarci a curiosare).

 

FARISI 'NFINUCCHIARI

    (Farsi imbrogliare. Il detto trae origine da un'erba aromatica che nasce spontanea e copiosa in tutta la Sicilia, chiamata "finuccheddu di campagna" o finocchietto selvatico. Questo, ha numerose virtù, ed oltre ad essere un tipico ingrediente per numerose pietanze, quali ad esempio “la pasta cu li sardi” o “a la milanisa" e il“minestrone di San Giuseppe”, ha anche la proprietà di curare e migliorare la vista, oltre che a favorire la digestione. Ma uno dei poteri più importanti e curiosi é quello di ridare sapore al vino andato a male. Anticamente, gli osti che avevano del vino guasto, offrivano gratis ai loro clienti i finocchietti crudi prima di farli bere, in modo che, non si accorgessero dell'inganno e pertanto, così facendo, li potevano "infinocchiare".

Altra proprietà di questa straordinaria ed umile piantina, a detta di alcuni illustri studiosi, é quella di essere anche afrodisiaca, capace di provocare un sostanziale aumento del vigore sessuale negli uomini. Ciò, a dire il vero, sembra, quasi inverosimile ed incredibile, se si considera che, con l'appellativo di "finocchio", vengono additati uomini che appartengono alla categoria dei "diversi").

 

AVIRI SETTI SPIRITI COMU E IATTI

    (Avere sette spiriti come i gatti. Nella tradizione popolare, specie nel mondo fanciullesco é uso credere, che i gatti possiedano sette vite e sono duri a morire. È credenza diffusa, che far del male ad un gatto può significare "avere disgrazie" per sette anni. Il detto, comunque, si addice a quelle persone, molto intraprendenti e piene di risorse, che non si arrendono di fronte a nessun ostacolo e sono sempre in grado di cavarsela. Vale anche per chi vive sempre in ottima salute o per chi esce indenne da vari incidenti).

 

A PRIMA VITI 'NZOLIA

   (La "nzolia" o "trebbiana" é una varietà di uva da vino molto pregiata. Il detto si presta per tutte le iniziative che hanno successo subito, o al primo tentativo).

 

PIGGHIARI DI SUTTA E METTIRI 'NCAPU

    (Ritornare sempre sulle cose passate, o riprendere vecchi discorsi).

 

SI ICARU VIRTICCHIU E NOFRIU

    ("Virticchiu e Nofriu" sono due simpatici personaggi che appartengono all'Opera dei Pupi e al Teatro delle Marionette e la loro caratteristica é quella di combinarne sempre di tutti i colori. Con le loro trovate comiche hanno divertito grandi e bambini. Tale frase si riferisce a due amici, spesso malvisti, che hanno gli stessi interessi e che vanno sempre d'accordo).

 

SI ICARU TRI DI LA MAIDDA: GASPARU, MINZIONI E PANZAMODDA.

    (Si pronuncia questo detto popolare, per contestare una unione, molto discutibile, avente come fine, interessi comuni, non proprio condivisibili. Il detto proviene dalla parola siciliana "maidda", che è un recipiente in legno su quattro piedi, dentro cui veniva impastato il pane).

 

ROSA LA PATOSA, FIMMINA DI CASA, VENI TÒ MARITU, TI PIZZICA E TI VASA

    (È una frase utilizzata esclusivamente nel mondo fanciullesco, quando si vuole deridere o infastidire una ragazzina, che si chiama appunto Rosa).

 

DARISI A LA RUTTA (STRAVIARI, PIGGHIARI NA MALA STRADA)

    (Più precisamente si dovrebbe dire "darisi a la grutta", cioè, prendere la cattiva strada, darsi alla macchia o trasgredire ad ogni regola di buon comportamento. Il detto trae origine dal fenomeno del banditismo che imperversava in Sicilia negli anni subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, quando i banditi si rifugiavano nelle grotte.                                          

 

STIDDA CA MI CURRI

(Significa “Sfortuna che mi perseguita”. Si attribuisce ad una cattiva stella l’insuccesso in qualche iniziativa).

 

L’ERBA TINTA NUN MORI MAI

(L’erba cattiva non muore mai. Si usa riferire la frase a qualcuno malvisto, che tiene comportamenti scorretti nella società, almeno fino a quando è in vita).

 

JANNI NUN N’ERA NATU E COLA SI CHIAMAVA

(È come vendere la pelle dell’orso prima di averlo catturato. Il detto è un consiglio a ragionare e riflettere bene prima di fare premonizioni o anticipare risultati di azioni che devono ancora essere intraprese).

                           

SCECCU PANTISCU

    (Asino pantesco, cioè di Pantelleria. Ha lo stesso significato offensivo di "sceccu di Pantiddaria" Gli abitanti di questa meravigliosa isola del Mare Mediterraneo, in provincia di Trapani, sono chiamati "panteschi" e così anche gli animali che in essa vivono. Il detto viene usato per dare del somaro ad una persona, ma francamente, non si capisce perché i simpatici asinelli di Pantelleria, debbano essere considerati più asini di tutti gli altri asini).

 

FARI TRIMARI LU PUDDUZZUNI

    (Incutere timore, fare impaurire. "Lu pudduzzuni", deriva da "puddu" (pollo) ed è un insetto che si attacca ai polli).

 

ESSIRI COMU U PUDDISINU, CA TRASI UNNI E GGHÈ

    (Trovarsi dappertutto, essere presente nei luoghi più disparati. È un modo di dire molto diffuso e si adopera per definire una persona, molto eclettica, che ha interessi per tante cose. Trae la propria origine dal prezzemolo, che nella gastronomia siciliana risulta essere un ingrediente molto usato, come anche. in medicina ed in erboristeria ed è apprezzato per le sue molteplici proprietà. Attenzione però, a non farne abusi quando viene cotto, in quanto è stato accertato da eminenti studiosi, che in tale eventualità il delizioso "pitrusinu" si può rivelare molto tossico).

 

 NON SCUNCICARI U CANI CA ROMMI

    (Vuol dire non disturbare, non stuzzicare qualcuno per provocarlo).

 

TRENTA E DUI VINTOTTU

    (Sembrerebbe che in questo simpatico detto, i conti non tornino, ma il vero significato indica una sottrazione e non un'addizione. Si riferisce a persone che, anche economicamente, hanno fatto già molto, per la riuscita di una loro iniziativa e quando, ad un certo punto, sono costrette ad impegnare ancora qualcosa, usano pronunciare tale frase, come per voler dire: "Di 30 possibilità rimaste, ne impegno ancora  2 e quindi me ne rimangono 28”).

 

PERDIRI L'AMICU E U PARUSCIANU

    (Perdere l'amico e il parrocchiano, o meglio il cliente).

 

SAPIRI UNNI DORMI LU LEBBIRU.

(Sapere dove dorme la lepre significa essere sereni e tranquilli. Mostrarsi sicuri di ciò che si fa).

 

CIRCARI RADICI PI RUTTARI.

(Cercare sempre scuse,  provocare liti e polemiche inutili).

 

MA CHI VENI A ‘NTOMA !

(Ma cosa viene a fare !  Frase riferita  persone che fanno qualche visita non gradita).

 

PAGARINI MEZZU LITRU.

(Fregarsene di qualunque cosa succeda. Prendersela con...filosofia se qualcuno si sente offeso).

 

 METTIRI ZIZZANIA

    (La "zizzania" o loglio è una pianta della famiglia delle graminacee, considerata un ottimo foraggio per l'alimentazione di animali e che, dopo essere stata brucata, ha la facoltà di ricrescere con molta rapidità. Purtroppo, una delle sue varietà, detta "lolium temulentum", risulta essere velenosa e spesso è causa di contaminazione per le altre varietà commestibili. Da ciò è nata la credenza che tale pianta, sia simbolo di discordia  e quindi, "mettiri zizzania" è  il contrario di "mettiri paci").

 

CIRCARI U PILU 'NALL'OVU.

    (Essere molto pignoli, dando importanza a fatti  irrisori o individuare difetti di poco conto).

 

DARI 'NA CARCAGNATA  

    (Dare un calcio con il calcagno).

 

ESSIRI 'NA TAPPA DI LASAGNA

    (La "tappa" nel dialetto siciliano corrisponde ad una macchia della pelle e quindi ad un piccolo difetto. Una"tappa" sulle lasagne fatte in casa dalle antiche massaie, poteva significare che l'impasto non era del tutto omogeneo e puro. La frase rivolta ad una persona, serve a qualificarla come ottusa, inetta, stupida).

 

IRI A SPUCIARI CANI

    (Frase scherzosa,  per dire a qualcuno di  andare a perdere il suo tempo altrove).

 

ESSIRI FURGARIDDUSU

    (Essere precipitoso o irruento, che non riflette prima di agire.

Proviene da "furgaru", "furgareddu" o "furgaloru", nomi dati al proiettile di una antica arma da fuoco chiamataarchibuso (archibugio), adoperata nel 16° Secolo. Tale arma, che si caricava ad ogni colpo, provocava un botto ed una fiammata molto violenti).

 

FARISI BICHIARI

    (Farsi sconfiggere, o farsi imbrogliare).

 

ARIOPPI E CASCI 'NCODDU

    (E' molto simile alla frase "agneddu e sucu e finì 'u vattiu", come per dire che tutto è finito. L'esclamazione"arioppi" é probabilmente, una storpiatura di qualche parola straniera).

 

DURARI DI NATALI A SANTU STEFANU

    (Durare pochissimo. Infatti Santo Stefano viene ricordato dalla religione cristiana, nel giorno successivo al Santo Natale e cioè il 26 Dicembre.

 

  PARI CA NUN CI CURPA E LI JETTA TUTTI 'NA  FUSSETTA

    (E' un modo di evidenziare il carattere di una persona, all'apparenza molto calma e quasi incapace di farsi valere, ma che al momento opportuno si sa imporre. Proviene da un antico gioco praticato tra i ragazzi, che consisteva nell'abilità di centrare una fossetta scavata nel terreno, con delle "giammarite" o pezzetti di argilla, opportunamente arrotondati e levigati).

 

 FARI LI COSI A LA SFACCIALATA

(Agire apertamente senza nascondersi).

 

SCACAGNARISILLA (SQUAGGHIARASILLA)    

(Farsela franca, sfuggire ad una punizione o ad una vendetta).

 

VECCHIU ‘NSIPITU.

(Vecchio insipido, di carattere brusco e giudicato antipatico).

 

DARI LIGNATI A LEVA PILU

(Dare botte da orbi).

 

A PASCULU ABUSIVU

(Agire senza regole, fare di testa propria creando scompiglio).

 

FARI LU ‘GNIRRI E ‘GNORRI.

(Far finta di non capire o mostrarsi molto indifferenti).

 

AVIRI A LUPA

(Avere molta fame e mangiare a sazietà).

 

AVIRI A TESTA SBINTATA

(Avere sempre voglia di uscire di casa e mostrarsi irrequieti).

 

ADDIU ALLA SORTI

(Frase di rassegnazione e di accettazione di qualsiasi esito nell’intraprendere una iniziativa rischiosa).

 

 DIU ‘NNI SCANZA E LIBIRA

(E’ come dire “Dio ci salvi” ed è uno scongiuro contro un male temuto).

 

FARI PIGGHIARI UN CACAZZU

(Far spaventare).

 

METTIRI LU GGHIACCU A LA GULA

(Sopraffare o costringere qualcuno a non potersi difendere).

 

ESSIRI COMU UN MULU FAZU.

    (Essere come un mulo imbizzarrito o irrequieto, che dà in escandescenze).

 

 FARI 'NA VITA DI PAPA

    (Il detto fa riferimento ad una vita comoda e di benessere, ma forse, é errato pensare, che la vita di un Papa sia del tutto, agiata e confortevole.

 

PIGGHIARI 'NA CANTUNERA DI PETTU

    (Sbagliare clamorosamente. La "cantunera" o "cantunata" è la parte dei  fabbricati urbani che termina in un incrocio. E' come se una persona ubriaca, vi andasse a sbattere contro).

 

PITTIMA CA TI VENI

    (E' un rimprovero a qualcuno per le sue intemperanze. La "pittima" è un decotto di aromi vari immersi nel vino, che un tempo veniva applicato a caldo nella zona del cuore, per accrescerne gli spiriti vitali.

 

ESSIRI UN SCECCU DI ISSARU

    (Essere uno che lavora alacremente e che non sente la fatica. Trae origine dall'antico mestiere, oggi scomparso, dei trasportatori di gesso, che si servivano dei propri asini, caricandoli pesantemente con "carteddi"(ceste) piene di blocchi di gesso, da portare agli impianti di raffinazione).

 

A PARTI DI CASA

    (vicino casa, in una casa privata, privatamente).

 

ESSIRI DUCI COMU UN'ARANCIU PARTUALLU

    (Essere dolce come un'arancia del Portogallo. Tale varietà di arance, i cui innesti provengono dal Portogallo, sono state importate in Sicilia dagli Spagnoli, durante il loro dominio. Nella frase non manca una certa ironia, in quanto il succo di questa varietà di arancia non è proprio dei più dolci).

 

VOSCENZA  BINIDICA

    (E' un saluto molto rispettoso, che anticamente si rivolgeva alle persone anziane o ai nobili in segno di rispetto).

 

ESSIRI UN SCASSAPAGLIARU

    (Essere persona senza dignità o che ruba cose di poco valore. Letteralmente la parola "scassapagliaru", vuol dire "scassinare un pagliaio" e cioè una specie di casa a forma conica, costruita in campagna, con pali in legno e canne. Pertanto, considerato che entrare in un pagliaio è molto semplice è difficile trovarvi oggetti di valore). 

 

*CHIOVI CU LI CIANCIANEDDI

(Si dice così per indicare una pioggia continua e abbondante, le cui gocce zampillano sulle pozzanghere).

 

BONANOTTI A LI SUNATURI

(E’ come dire che la festa è finita. Proviene dall’antica usanza di allietare le festicciole in famiglia o dalle serenate, durante le quali le orchestrine venivano chiamate e alla fine congedate con pagamento in denaro o in natura).

 

ARRISTARI DI STUCCU

(Rimanere allibiti, meravigliati o senza parola. Il detto trae spunto dalle immobili statue fatte in gesso e stucco).

 

AVIRI A TESTA ‘NGILO’ ‘NGILO’.

(Avere la testa tra le nuvole, essere distratti).

 

ESSIRI 'N’ACEDDU DI MALAUGURIU

(Essere portatore di jella o pessimista per qualcosa che deve avvenire. L’origine del detto risale a più di duemila anni fa, quando nella Roma dei Cesari,  esisteva un ceto di  indovini, chiamati àuguri, il cui compito era quello di leggere il bene o il male futuri, attraverso il volo degli uccelli).

 

DI SCOPPU E DI RIVOLU

(All’improvviso, inaspettatamente. Forse sarebbe più esatto dire “di scoppiu  di rivolu”, come lo scoppio di una rivoluzione, che per l’appunto avviene sempre di sorpresa).

 

ESSIRI ‘NA VIGNETTA

(Essere ridicolo ed oggetto di scherno. Anticamente alcuni libri contenevano illustrazioni incorniciate da motivi ornamentali, costituiti da tralci di vite, che venivano comunemente chiamati vignette, ma in seguito, soltanto le illustrazioni satiriche su personaggi in vista , furono chiamate con tali appellativi).

 

SPARARI A ZERU

(Attaccare tutti e tutto senza riguardo, neanche per gli incolpevoli. Il detto trae origine dalle azioni di artiglieria pesante, quando un grosso cannone viene posizionato in maniera orizzontale e quindi a zero gradi di inclinazione. In tal modo sparando ad altezza d’uomo, aumentava la potenza distruttrice e spesso si verificava una vera e propria carneficina).

 

PRUVARI L’AMURI DI PIPITINCHIUNI.

(Provare un amore esagerato che può dare fastidio o addirittura far male. Nella tradizione popolare il personaggio  Pipitinchiuni è un uomo bonaccione, affettuoso, ma molto rude nei modi di fare. Un giorno, il focoso innamorato, preso da un improvviso ed irrefrenabile desiderio di abbracciare la moglie, la prese con molta irruenza, stringendola così forte, fino al punto di farla soffocare).

 

PIGGHIARI A TUMBULATI

(Prendere a schiaffi)

 

FARI I COSI A TIRITUPPITI

(Fare le cose malamente o con svogliatezza).

 

NESCIRI COMU UN SANTU VINTULINU.

(Uscire di casa senza coprirsi adeguatamente per il freddo).

 

ESSIRI ‘NA PICCIOTTA MAFIUSA

(Essere una ragazza avvenente, elegante nel truccarsi e nel modo di vestire. Nel caso specifico, la parola “mafiusa” suona come un complimento).

 

ITTARI SBAFARI.

(Dire corbellerie e parlare a vanvera senza rendersene conto).

 

AVIRI L’OCCHI A LI SERRI SERRI

(Guardare in giro con molta curiosità come se si stesse cercando qualcosa).

 

SI PO’ SCANZARI SCANZA

(Letteralmente si può tradurre “se può evitare, evita”. Il detto si riferisce a quelle persone che evitano di salutare, facendo finta di non vedere).

 

MEGGHIU DIRI “CHI SACCIU”, CA “CHI SAPIA

(E’ il motto preferito da chi mostra prudenza prima di intraprendere una iniziativa, per evitare di fallire e poi pentirsene).

 

NESCIRISINNI A PEDI ‘NCUCCHI

(Uscir fuori da un impiccio o da una situazione senza subire alcuna conseguenza, né materiale né economica).

  

 A QUANNU A QUANNU...

(Nel momento in cui...)