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La festa di S.Agata

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LA FESTA

 

Il culto vero e proprio per S.Agata si diffuse durante la dominazione normanna, allorquando è stato possibile ai siciliani, dopo un paio di secoli di oscurantismo arabo, di professare liberamente la propria fede.

Ritornarono nottetempo a Catania provenienti da Costantinopoli, le spoglie mortali di Agata, ivi portate da un certo Maniace, generale bizantino.
Ad un tratto tutte le campane della Città si misero a suonare contemporaneamente e la gente, svegliata di soprassalto e attratta da un così grande mistero, si riversò per le strade per accogliere le spoglie mortali di Agata,  sventolando, al suo passaggio, un fazzoletto bianco, in segno di tripudio, e illuminando le strade con dei grandi ceri.

In ricordo di quell’episodio, oggi  Sant’Agata viene festeggiata a Catania  con grande concorso di popolo e di fedeli.

Così come avviene in diversi centri dell’Isola, la festa di S.Agata si svolge più volte l’anno;  il tre, quattro e cinque di febbraio, però, sono le date in cui la ricorrenza risulta essere maggiormente sentita dai Catanesi e i festeggiamenti arrivano al culmine. In realtà già dal mese di gennaio si vedono qua e là per i quartieri di Catania, laboriosa città con oltre 500.000 abitanti, delle bellissime macchine lignee, strane, decorate in oro e intarsiate di quadretti rappresentanti la vita della Santa. 

Si muovono lungo le strade, accompagnate da una banda musicale, in maniera ritmica con la classica “annacata” (dondolata), trasportate da persone col capo coperto da un sacco di juta, che si sottopongono a sforzi immani (otto persone sopportano un carico di sei-settecento chili). Candelore è il nome con cui i catanesi chiamano questi monumenti di legno che, una volta, racchiudevano nel loro interno un cero (oggi è stato sostituito da lampadine alimentate da una batteria) e che con l’oscurità offrono delle vedute veramente suggestive. Le candelore, oggi circa una decina, ma  nel secolo scorso erano in numero molto più consistente,  precedono, durante la festa, la processione con le reliquie della Santa, che viene tirata con delle lunghissime corde dai devoti. Queste persone, senza distinzione di sesso, vestiti con una veste bianca e col capo coperto da un cappuccio di velluto nero, in ricordo di quando nottetempo per la prima volta si riversarono per le strade per venerarla al suo passaggio, sin dall’uscita dalla Chiesa si stringono affettuosamente attorno al fercolo di Sant’Agata e, tra gli spari continui di fuochi d’artificio, la chiamano, la invocano, la pregano, profferiscono in tutti i modi il suo Santo nome:

"javi n’annu cà nunnaviremu e ora ca avemu ccà, ma chi semu tutti muti? E chiamamala a Santuzza!"

(E’ un anno che non la vediamo e ora che l’abbiamo davanti, abbiamo perso tutti la parola? Chiamiamo la nostra Santa!)
"Cittadini! Tutti devoti tutti?
Siii!"

 

 

 

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Le Candelore

Le foto della festa del 2002

 

S. AGATA 2014 - I fuochi di giorno 3