Il mio sito

Pina Licciardello

Il sito in tutte le lingue

Video in primo piano 

 

DUCI TERRA MIA!

CATANIA FOREVER

CATANIA BY NIGHT

CATANIA COM'ERA

          CATANIA SPARITA

GLI SCORCI PIU' BELLI

DELLA MIA SICILIA

GIOCHI PEDUTI

GIRO DELL'ETNA

dai "Ricordi di un viaggio in Sicilia" di Edmondo De Amicis

CONTATTI

Nota: I campi con l'asterisco sono richiesti

Parole siciliane intraducibili

 

Ci sono termini nel nostro dialetto che, se tradotte in lingua italiana, perdono di forza, originalità e di significato. Per rendere al meglio devono essere dette così come sono. 

 

Sono termini tanto cari ai siciliani e quotidianamente in voga nell’uso comune, quanto assolutamente intraducibili al mondo intero. La classica “parlata siciliana” conserva infatti delle parole e dei modi di dire che, per la loro valenza comunicativa e la loro incisività radicata, per noi siciliani sono diventate assolutamente insostituibili nella vita di tutti i giorni al punto che un concetto o un pensiero non potrebbe essere espresso meglio senza che siano usate quelle espressioni.

 

Ecco degli esempi 

che dimostrano come il dialetto alle volte può essere un mezzo comunicativo

di gran lunga più potente ed efficace:

 

 

Accùra. L’espressione siciliana “Stai accùra” è un modo unico per dire “Fai attenzione”, nella parola “accùra” si racchiude tutta la preoccupazione, la paura e l’apprensione per qualcuno.

 

Ammatula. Vuol dire “inutilmente” o “invano”. Avrete sicuramente sentito il modo di dire “longo a matula”.

 

Ammizzigghiatu. Letteralmente significa “colui che vuole essere coccolato”: con questo termine in siciliano si è soliti riferirsi a bambini o ragazzi capricciosi.

 

Amuninni.  “Amuninni” significa letteralmente “Andiamo!”, ma l’espressione siciliana ha in sé una connotazione molto più forte, talvolta simile ad un rimprovero.

 

Annacari. Significa “cullare”, “dondolare” ma anche, in generale, dovere gestire qualcosa. “Ora te lo annachi tu!”. Quando in Sicilia si usa l’espressione imperativa “T’annachi”, la forza esortativa non è minimamente paragonabile a quella del corrispondente “Muoviti!” in italiano.

 

Arriminarsi. Diverso dal semplice “arriminare”,  che vuol dire “rimescolare”, usato in questa forma vuol dire “sbrigarsi”, “darsi una mossa”.

 

Assuppaviddanu. Pioggia a catinelle 

 

A tignitè. A profusione, una marea

 

Avaia- Avà.  Questo termine è probabilmente usato solo nel Catanese. Nel corso di una discussione l’esclamazione “avaia” può essere tradotta con “ma và”, “suvvia“, “dai”, ma con il triplo dell’enfasi.

 

Azzizzare. Significa mettere a posto, aggiustare, fare in modo che qualcosa funzioni.

  

Camurria. Vuole dire “noia”, “seccatura”, ma è molto più efficace. Quante volte avete sentito dire “Mi, che camurria!”?.

 

Cardacìa è una sensazione di apprensione e ansia, una sorta di dolore localizzato nel petto. Coloro che hanno ‘a cardacia sono agitati, insofferenti, magari insistenti. Tutti possono avere ‘a cardacìa o essere na cardacìa. Pensate, ad esempio, a un bambino che fai capricci e insiste per avere qualcosa.

 

Cusciuliari. Cazzeggiare

 

Mappina. Nelle cucine siciliane non esiste lo “strofinaccio” esiste la “mappina”. Con questo termine, infatti, quotidianamente si usa indicare le tovagliette da cucina usate per asciugare mani e ripiani.

 

"Mi siddia". E' proprio uno stile di vita del siciliano, al quale secca e scoccia fare tutto.

 

Murritusu. Questa parola vuol dire “discolo”.

 

Nicareddra. Non c’è modo migliore per dire “piccolina”: il suono stesso di questa parola è dolce, come la si può tradurre in italiano?

 

Ntzù. Lo schiocco della lingua, un suono che dice tutto. Lo sappiamo, non è tecnicamente una parola, ma viene usata come tale. È un modo per dire no, che rende più di ciò che si può dire.

 

Peri peri. Letteralmente “peri peri” significa “piedi piedi”. In Sicilia, specialmente a Catania non usa “andare in giro”(traduzione) ma si usa “iri peri peri”.

 

S'aggigghia. Termine che si usa quando nella calda Sicilia calano le temperature e d’inverno fa davvero freddo, Si dice che fuori “s’aggigghia”.

 

Schiffaratu. Si utilizza per indicare qualcuno che non ha nulla da fare, cioè  non ha “chiffari”. Ma quanto è meglio di un semplice “non indaffarato”?

 

Scucivulu. Orso, forastico

 

Strafalariu. Ha il significato di “chiassoso” o “volgare”.

 

Strurusu. fantasioso, spiritoso

 

Unni cci chiovi cci sciddica. Questo è uno tra i più famosi e diffusi modi di dire siciliani. Letteralmente si traduce con “Dove gli piove gli scivola”. Con tale termine si fa riferimento ad una persona a cui non interessa nulla di quello che succede e a cui che va bene sempre tutto.