Il mio sito

Pina Licciardello

Il sito in tutte le lingue

Video in primo piano 

 

DUCI TERRA MIA!

CATANIA FOREVER

CATANIA BY NIGHT

CATANIA COM'ERA

SALUTI DA CATANIA

GIOCHI PEDUTI

GIRO DELL'ETNA

dai "Ricordi di un viaggio in Sicilia" di Edmondo De Amicis

CONTATTI

Nota: I campi con l'asterisco sono richiesti

Catania: i posti più insoliti per conoscere l'anima della città

da:miriprendoemiportovia.it

 

A soli tre minuti a piedi dal Teatro dedicato a Vincenzo Bellini, in pieno centro storico e a due passi dalla centrale Via Etnea, si trova il quartiere di San Berillo.  Senza che possiate fare niente per evitarlo, una volta entrati nel rione, sarete investiti da una Catania alternativa e inaspettata, diversa, atipica, una Catania piena di Street art, una Catania dai muri che narrano storie che meritano di essere ascoltate.

 

San Berillo è uno, come tanti, dei quartiere popolari che circoscrivono la città di Catania, ma è la dimostrazione e rappresentazione del quartiere che ha voluto rinascere e farsi portavoce di avanguardia, per questo motivo, da poco, è stato rinominato San Berillo District.

 

 

Si tratta di uno storico quartiere di Catania, una volta densamente abitato e pieno di botteghe di artigiani, che nel tempo, a seguito di diverse vicende che hanno spostato il centro della città in altre zone, perse importanza fino a diventare profondamente degradato.

 

Dopo il terremoto del Val di Noto del 1693, si avvia la ricostruzione urbanistica della città orientando l’asse principale dell’abitato verso l’Etna.  Il quartiere, in virtù della sua centralità avrebbe potuto divenire zona nobile, all’interno del tessuto urbano, ma ciò purtroppo non avvenne. Furono costruite strade strette e senza alcun collegamento diretto con il luogo ove sarebbe sorta la stazione dei treni.

 

Negli anni trenta si sono susseguite diverse proposte di sventramento e risanamento di San Berillo, per favorire la circolazione di aria e di luce e sottolineare, isolandoli, la magnificenza dei grandi edifici e monumenti.

 

Tutti questi interventi, non vennero mai portati a termine e, piuttosto, con la distruzione delle tante attività e realtà artigianali, venne lasciato un vuoto ancora oggi visibile nel tessuto urbano.

 

Trascorsi svariati anni, finalmente, il quartiere e i suoi abitanti hanno deciso di rimettersi in gioco, di risorgere dalle ceneri che lo avevano seppellito e di reagire all’abbandono cui erano stati destinati. Dall’iniziativa di chi popola San Berillo si è dato avvio a momenti di incontro, attività, laboratori, documentari. Si sono abbelliti i suoi vicoli grazie all’arte e alla disponibilità e pazienza di chi ha seminato e cura le tantissime piantine sparpagliate tra barattoli, recipienti e contenitori improvvisati a vasi, in tutti gli spazi a disposizione.

 

Il quartiere, da solo, ha dato alla luce una storia incredibile di rigenerazione urbana, racconti di integrazione multiculturale e di rinascita tanto individuale quanto collettiva.

 

La Street art gioca un ruolo da protagonista, fa rivivere e anima i muri che erano decadenti, porta colore in un quartiere poco baciato dal sole, dove il grigiore dei palazzi dominava la scena: vi stupirete di quanto l’arte di strada sia ormai permeata in quello che una volta era un barrìo fatiscente.

 

San Berillo ben rappresenta il carattere contraddittorio di Catania: elegante e volgare allo stesso tempo, dinamica e lenta, radiosa e scura, dove il Vuciare dei venditori si mescola al silenzio dei vicoli, e dove dall’abbandono possono nascere i fiori …. L’arcano fascino che da sempre fa della Sicilia un paradigma irresolubile.

 

 

La collaborazione tra abitanti, associazioni, cittadini e attività mostrano la vera bellezza di questo luogo. Non solo attraverso i murales, ma anche rianimando la vita con eventi, incontri, aperitivi che l’hanno presto trasformata in uno dei più popolari luoghi di incontro dei giovani catanesi. La piazza centrale, una volta piazza delle Belle, è stata dedicata a Goliarda Sapienza, in omaggio alla scrittrice, cineasta e poetessa che, nata nel quartiere di San Berillo, visse le atrocità dei manicomi e una vita al limite. Qui si trovano le opere murali più belle.

 

È stato istituito anche un museo, il museo d’arte contemporanea ReBa, fortemente voluto dall’architetto Renato Basile, uno dei maggiori promotori della rinascita del quartiere di San Berillo, ospita numerose iniziative a sfondo culturale e artistico in questo piccolo gioiello nel cuore del quartiere popolare.

 

Sembra di perdersi in una città diversa da quella famosa per il suo barocco, per i tantissimi monumenti delle varie epoche storiche disseminati in lungo e in largo per la città, o della Catania a ridosso sul mare, dalle splendide spiagge e dagli ottimi ristoranti dove degustare pesce freschissimo o, ancora, di quella Catania che si ci lascia alle spalle salendo verso il vulcano attivo più alto d’Europa.

 

Sembra di perdersi in una realtà separata, eppure, queste viuzze disordinate, a metà fra la stazione e il porto, queste opere murali coloratissime e le tantissime opere d’arte che si incontrano passeggiando, sono parte dell’identità di questa città, così come lo è il barocco di via Crociferi o la sontuosità di Palazzo Manganelli. San Berillo accoglie e valorizza la marginalità, mostra i vari volti di una stessa città e ha ispirato numerose espressioni artistiche.

 

 

San Berillo è una piccola perla nascosta, concessa a tutti, ma conosciuta da pochi, un porto sicuro dove vi consigliamo di sedervi per godervi un pomeriggio di primavera o un’ottima birra nell’unico bar della piazza.

 

L’evoluzione velocissima e la crescita del quartiere sono da seguire passo passo perché sta nascendo qualcosa di incredibile a livello di cultura urbana e di riqualificazione.

 

 

A San Berillo oggi si respira un’aria molto diversa rispetto a gli anni precedenti, il consiglio è quello di prendere sempre le dovute precauzioni poiché il quartiere è, tutt’oggi, una delle realtà a luci rosse più antiche d’Europa e non essendo controllata da regolamenti istituzionali o pattugliamenti, può costituire una realtà al limite se vissuta nella maniera sbagliata, per cui è consigliabile evitare gli orari notturni, esibire oggetti vistosi o puntare l’obiettivo della macchina fotografica sulle persone (per quanto a volte irresistibile sia il loro fascino).