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 TUTTO QUELLO CHE NON SAI (O FORSE NON RICORDI)                          SULLE CANDELORE, UNO DEI SIMBOLI                    DELLA FESTA DI S. AGATA.

da: citymapsicilia.it

 

 

Qui a Catania la devozione per la nostra patrona è enorme. E la festa in onore di S.Agata è talmente grande, che è stata catalogata come la terza più importante al mondo (dopo la Settimana Santa di Siviglia e la Festa del Corpus Domini di Guzco in Perù, per il numero di persone che coinvolge e attira).

 

Il dono dei devoti sono le candelore, cerei di legno di diversa altezza e dimensione che vengono portati in giro durante le celebrazioni. Le strutture barocche o rococò vengono sorrette da un numero variabile di portantini e ognuno racconta la storia della corporazione che vi sta dietro. Per raccontartele al meglio, ti sveliamo dieci curiosità sulle candelore.

 

 

C’ERA UNA VOLTA

Prima di “diventare” candelore, erano ceri semplici. Solo col tempo sono diventati sempre più grandi e complessi, barocchi nella struttura e scolpiti e ornati con immagini sacre e fiori: a costruirli erano nobiluomini o una intera corporazione, che omaggiava la Patrona con un dono prezioso.

 

 

 

 

                 LA CANDELORA PIÙ PICCOLA

La candelora più piccolina, oggi custodita nella chiesa di San Placido,  fu probabilmente voluta da Monsignor Ventimiglia dopo l’eruzione del 1776 che rischiò di invadere Nicolosi e Pedara. Tale candelora venne distrutta dai bombardamenti della secondo guerra mondiale e poi ricostruita. Oggi risulta la meno imponente, ma anche quella che apre la parata e – proprio per le particolari dimensioni – tra le più apprezzate. Dopo il 1943 venne ricostruita dal geometra Giacomo Tropea e oggi sfila nei suoi 250 kg di suggestione.

QUANTE SONO LE CANDELORE

Le candelore hanno sempre avuto un numero variabile: erano 22 nel 1514, passate poi a 28 nel 1674 e infine a tredici a inizio 900. Attualmente sono 13 (l’ultima in ordine di arrivo è quella dei Mastri Artigiani dell’Associazione Madonna Assunta).

 

UNA NEW ENTRY

Sembra che dal 2021 arriverà una nuova candelora, quella dei Devoti, che verrà realizzata dallo scultore Giovanni Sessa e, pare, che verrà ospitata alla chiesa di San Francesco di Paola alla Civita (il parroco si è attualmente resto disponibile a ospitarla in una piccola stanza della chiesa). La candelora, con elementi quali foglie d’acanto e fiori, conterrà anche dodici putti che avranno in mano festoni o strumenti del martire e sulla sommità, la corona di Sant’Agata.

 

L’ORDINE DELLE CANDELORE

La festa è una caos di gente, te ne accorgerai visitandola. Ma in realtà le candelore seguono un preciso ordine in processione. In successione, dopo la candelora più piccola, troviamo la candelora dei Rinoti, quella degli Ortifluricoltori, cui seguono quelle di pescivendoli, fruttivendoli e macellai. Poi arrivano sulla dei pastai, quella dei pizzicagnoli, quella dei bettolieri. Infine, chiudono la processione quella di fornai e panettieri e quella del circolo cittadino di Sant’Agata e del Villaggio Sant’Agata.

QUANDO NON C’ERA LA LUCE

Le candelore un tempo avevano la funzione di illuminare il cammino dei devoti, dato che mancava la luce elettrica. E ognuna di loro ha un “nomignolo” particolare, scelto per le particolari fattezze della stessa. Basti pensare, ad esempio, che il Cereo dei Fruttivendoli viene detto la “signorina” per il suo movimento e le sue forme eleganti, scandite alla base da 4 artistici cigni. Oppure il Cereo degli Ortofluricoltori (giardinieri e fiorai), la più originale, viene definito ”la regina” per lo stile gotico e la corona che lo sovrasta.

 

QUANTO “PESA” LA DEVOZIONE?

Oggi le candelore sono tredici, pesano dai 400 ai 900 chili e, a seconda della pesantezza, vengono portate a spalla in un numero di uomini variabile da quattro a dodici. La candelora più grande o cereo dei Fornai e dei Panettieri è anche la più pesante e viene detta “la Mamma”: a portare questa candelora di 5 ordini in stile liberty sono ben 12 portantini e la stessa viene custodita nella chiesa di San Francesco all’Immacolata.

 

A TEMPO DI MARCETTA

Fino ad alcuni decenni fa le candelore uscivano in processione a partire dal 2 febbraio. Oggi iniziano a girare dieci giorni prima della festa, nei pressi delle botteghe dei soci della corporazione da cui provengono e vengono accompagnati dalla banda che suona marchette allegre. Caratteristica è l’oscillazione del Cereo dei Pescatori, alla cui sommità è posta una ghirlanda di fiori che oscilla a ritmo di musica (per questo suo tipico passo viene chiamata “La Bersagliera).

 

BALLARE SENZA FINE

La tichetta è una gara di resistenza tra “cannaluristi” che avviene quando i cerei “tichettano” ovvero battagliano, sfidandosi a chi riesce a tenerla sospesa e a farla ballare più a lungo. Tra le altre sfide, bisogna ricordare quella che coinvolge il “Primo Cereo Rinoti” che giunge in città dopo la festa organizzata nel rione di San Giuseppe La Rena e dopo aver percorso un itinerario di circa 6 km, accompagnata da rettore, comitato di quartiere e propria banda. Il pomeriggio del 3, tra un bicchiere di vino e tanta buona musica, viene eletto il rettore dell’anno successivo.

 

UNA FESTA ANTICHISSIMA

Pare che la festa sia stata istituita nel 492 da Papa Gelasio I oppure, secondo altri studiosi, dal papa palermitano Sergio I nel 687. La festa delle candelore, che pare abbia sostituito un antico rito pagano, simboleggia idealmente la fiamma di luce che squarcia la luce delle tenebre.