Il mio sito

Pina Licciardello

Il sito in tutte le lingue

Video in primo piano 

 

DUCI TERRA MIA!

CATANIA FOREVER

CATANIA BY NIGHT

CATANIA COM'ERA

SALUTI DA CATANIA

GIOCHI PEDUTI

GIRO DELL'ETNA

dai "Ricordi di un viaggio in Sicilia" di Edmondo De Amicis

CONTATTI

Nota: I campi con l'asterisco sono richiesti

Film completi

 

Storia di una Capinera

 

Da un romanzo di Verga una vicenda di amore, morte e follia.

 

AttoriAngela Bettis, Johnathon Schaech, Sinéad Cusack, Vanessa Redgrave

Regia di Franco Zeffirelli

 

Siamo nel 1845 a Catania.
Approfittando di un’epidemia di colera, Maria, una giovane novizia, viene rispedita a casa dal convento. L’occasione è buona per assaporare le gioie della libertà e anche quelle dell’infatuazione nei confronti di Nino. Chiusa la parentesi colera, però, Maria è costretta a tornare al convento nel quale si strugge d’angoscia. Alla notizia che Nino sta per sposare sua sorella, Maria perde la testa. 

 

 

Un caso di coscienza 

 

di Gianni Grimaldi. Con Françoise Prévost, Saro Urzì, Lando Buzzanca, Turi Ferro, Alfredo Rizzo.

 Commedia, durata 113 min. - Italia 1970

 

Un caso di coscienza è un film girato da Giovanni Grimaldi nel 1969 ed uscito nel 1970.

Il racconto di Leonardo Sciascia che è alla base del film è stato pubblicato in volume da Einaudi, insieme ad altre storie di ambiente siciliano, con il titolo Il mare colore del vino.

 

Trama

Salvatore Vaccagnino un giovane avvocato del piccolo comune catanese di Maddà, legge su un rotocalco femminile, una lettera, naturalmente non firmata, di una sua concittadina, la quale confessa d'aver tradito il marito con un parente "di mezzo sangue ". L'avvocato, sicuro della fedeltà della propria moglie, mostra la rivista agli amici di un club, frequentato dai più rispettabili concittadini. In men che non si dica, tutti si domandano sull'autrice. Ognuno di loro è sicuro della propria moglie ma qualcuno riceverà una spiacevole sorpresa.

 

Location[modifica 

Il paese siciliano di Maddà è immaginario ma le riprese sono state fatte nella cittadina catanese di Zafferana Etnea.

 

 

Divorzio all'italiana

 

è un film del 1961 diretto da Pietro Germi.

 Con Leopoldo Trieste, Marcello Mastroianni, Stefania Sandrelli, Daniela Rocca, Lando Buzzanca.

Commedia, b/n durata 120 min. - Italia 1962.

 

Presentato in concorso al Festival di Cannes 1962, vinse il premio come miglior commedia, e ottenne anche tre candidature all'Oscar vincendo la statuetta per la miglior sceneggiatura originale.

 

 Sicilia. Il barone Ferdinando, sposato a Rosaria, femmina orrenda e odiosissima, ama Angela, splendida giovinetta, e vorrebbe liberarsi della moglie. In un primo momento ciò sembra impossibile, ma quando riappare una precedente fiamma di Rosaria, Ferdinando favorisce la tresca della moglie per poterla sorprendere in atteggiamento compromettente e ucciderla. Al processo viene condannato a una pena leggera e, quando esce dal carcere, sposa la giovane Angela.

 

 

 

        

 

 

 

Paolo il caldo 

 

è un film commedia italiano del 1973 diretto da Marco Vicario, tratto dall'omonimo romanzo postumo di Vitaliano Brancati, a sua volta ispiratore della parodia Paolo il freddo con Franco Franchi e Ciccio Ingrassia.

 

GENERE: Commedia

ANNO: 1973

REGIA: Marco Vicario

ATTORI: Giancarlo Giannini, Rossana Podestà, Gastone Moschin, Riccardo Cucciolla, Adriana Asti, Lionel Stander, Barbara Bach, Mario Pisu, Attilio Dottesio, Eugene Walter, Umberto D'Orsi, Marianne Comtell, Ugo Fangareggi, Vittorio Caprioli, Ornella Muti, Oreste Lionello, Teodoro Agrimi, Femi Benussi, Andrea Aureli, Orchidea De Santis

 

 

 TRAMA

L'arrogante e sifilitico barone Castorini viene offeso a morte dal farmacista del paese. Il più violento dei due figli, Edmondo, decide di vendicare l'affronto distruggendo meticolosamente la farmacia sotto gli occhi di mezzo paese.

L'altro figlio, Michele, mite e di idee socialiste, è padre del piccolo Paolo che ha le sue prime esperienze sessuali con la cameriera di casa, Giovanna. Paolo cresce ed eredita la lussuria, l'arroganza e la dipendenza dal sesso che contraddistingue tutta la sua famiglia, passando da un'amante all'altra.

Il padre muore suicida, suo zio inizia una relazione con sua madre e lui parte per Roma. Qui, incontra Lilia con cui ha una travolgente quanto manesca storia d'amore, anche a causa dei continui tradimenti di lui. E di donna in donna e di avventura in avventura passa in ozio parecchi anni a Roma finché, un giorno, un telegramma dello zio Edmondo lo riporta a Catania.

Tra le vie di Forza d'Agrò il giovane Paolo cerca Giovana (Ornella Muti), correndo tra via del Tramonto, via Grutta e via Quartarello riuscirà finalmente a trovarla.

 

 

L'arte di arrangiarsi 

 

è un film di genere commedia del 1954 diretto da Luigi Zampa. Rappresenta l'ultima parte di una trilogia ideata e sceneggiata da Vitaliano Brancati, i cui altri due titoli sono Anni difficili (1948) e Anni facili (1953). È stato selezionato tra i 100 film italiani da salvare.

Con Alberto Sordi, Franco Coop, Elli Parvo, Armenia Balducci, Nando Bruno. «continua Giacomo Furia, Piero Pastore, Turi Pandolfini, Tullio Tomadoni, Antonio Acqua, Franco Jamonte, Gino Buzzanca, Marco Guglielmi, Carletto Sposito, Fernando Cerulli

Commedia, b/n durata 100 min. - Italia 1954. 

        

È la storia di un furbastro che cerca di mantenersi comunque a galla. Un classico voltagabbana, che prima sta coi socialisti, poi coi fascisti, poi coi comunisti. Alla fine finisce in prigione per banalissimi motivi. Quando ne esce riprende come prima.

 

 

 

Bello di mamma

 

di Rino Di Silvestro. Con Philippe Leroy, Carmen Scarpitta, Carole André, Tuccio Musumeci. 90 min. - Italia 1980.

 

Mimì, Duca di Trinacria, si trova psicologicamente in fondo al pozzo e non sono i familiari coloro che lo possono aiutare. Il padre, Duca William Sr., si crede uno stallone; insidia Rosaria, moglie dell'avvocato Ciccio; ed è soltanto un vanesio. La Duchessa Esmeralda, moglie di William e madre di Mimì, è ossessionata dall'idea che il futuro capo della famiglia Trinacria sia un impotente e, per conseguenza, tenta di appioppargli prima la cameriera Nunzia e poi l'orrenda Filomena, ragazza di buona famiglia.

 

 

 

 

Il vangelo secondo Matteo

        

Un film di Pier Paolo Pasolini. Con Enrique Irazoqui, Margherita Caruso, Susanna Pasolini, Marcello Morante, Mario Socrate.

Religioso, b/n durata 142 min.

Data di uscita: 2 ottobre 1964 (Italia)

Regista: Pier Paolo Pasolini

Sceneggiatura: Pier Paolo Pasolini

Musica composta da: Luis Bacalov

Premi: Gran premio della giuria, Jussi Award for Best Foreign Filmmaker, Nastro d'argento ai migliori costumi

 

 Il film è una fedele riproposizione del Vangelo secondo Matteo dal momento dell'Annunciazione alla Resurrezione di Gesù. Le tappe della vita di Gesù Cristo sono ripercorse senza variazioni nella storia, né cambiamenti anche testuali rispetto alla versione di san Matteo. Il Vangelo di Pasolini non intendeva mettere in discussione dogmatismi o miti, quanto far emergere l'idea della morte, uno dei temi fondamentali della sua poetica. Come negli altri film il regista si affida a un linguaggio sonoro ricercato per didascalizzare alcune delle vicende più significative del film. Ecco dunque la Passione secondo Matteo di Bach e soprattutto La musica funebre massonica di Mozart - che accompagna tutta la passione di Gesù - a suggellare la propria immagine della morte: un evento necessario, per niente eroico e soprattutto ineluttabile. Il Vangelo, come quello di Matteo, disegna una figura di Cristo più umana che divina, un uomo con moltissimi tratti di dolcezza e mitezza, che però reagisce con rabbia all'ipocrisia e alla falsità. Si tratta di un Cristo motivato dalla volontà di redenzione per coloro che subiscono le conseguenze della istituzionalizzazione della religione operata dai farisei che ne hanno fatto uno strumento di dominio politico e sociale. È un Cristo rivoluzionario che è venuto a portare la spada piuttosto che la pace. Il film fu apprezzato dai cattolici: l' Osservatore romano scrisse che si trattava di un film "fedele al racconto non all'ispirazione del Vangelo". La critica di sinistra rispose freddamente: l'Unità si espresse in questi termini: "...il nostro cineasta ha soltanto composto il più bel film su Cristo che sia stato fatto finora, e probabilmente il più sincero che egli potesse concepire. Di entrambe le cose gli va dato obiettivamente, ma non entusiasticamente atto"

 

 

 

Malizia

 

è un film del 1973 diretto da Salvatore Samperi, girato ad Acireale. Con un sorprendente incasso di oltre 5 miliardi di lire, è stata una delle più fortunate commedie erotiche all'italiana.

Data di uscita: 29 marzo 1973 (Italia)

Regista: Salvatore Samperi

Musica composta da: Fred Bongusto

Scritto da: Salvatore Samperi

Premi: Nastro d'argento alla miglior attrice protagonista, Nastro d'argento ai migliori costumi

 

Attori: Stefano Amato, Laura Antonelli, Tina Aumont, Lilla Brignone, Pino Caruso, Gianluigi Chirizzi, Grazia Di Marzà, Turi Ferro, Angela Luce, Alessandro Momo

 

 

DURATA: 99 Min

 

 

TRAMA

 Acireale, fine anni cinquanta. Il commerciante di tessuti Ignazio La Brocca, rimasto vedovo con tre figli da crescere, trova nella domestica Angela La Barbera, assunta dalla defunta moglie e arrivata da loro il giorno stesso del funerale della moglie, la donna ideale da sposare: un perfetto angelo del focolare, dai modi pudichi e dal corpo procace.

L'attraente domestica suscita però anche l'interesse dei due figli più grandi. Mentre il maggiore, il diciottenne Antonio, dopo aver visto respinte le sue insistenti attenzioni e aver scoperto le mire del padre si fa da parte, il quattordicenne Nino, profondamente infatuato della donna, le fa una corte incessante e ne ostacola il matrimonio con il padre, già osteggiato dall'arcigna nonna paterna, inventandosi le apparizioni del fantasma della madre defunta.

In una notte di tempesta, in assenza del "promesso sposo" Ignazio, recatosi dalla madre per ottenerne il benestare al matrimonio, Angela, esasperata dalla serie crescente di giochi erotici a cui Nino l'ha costretta, cede infine ai desideri del ragazzo e si concede completamente a lui. Una volta soddisfatta la propria ossessione adolescenziale, Nino abbandona ogni interferenza e il matrimonio, così "benedetto", può essere celebrato.

 

 

Cavalleria rusticana

 

è un film del 1982, diretto dal regista Franco Zeffirelli, basato sulla novella omonima di Giovanni Verga e sull'opera omonima di Pietro Mascagni e distribuito dalla Deutsche Grammophon.

  

Cast

Nel cast sono presenti artisti di fama internazionale: 

Elena Obrazcova (Santuzza), Plácido Domingo (Turiddu), Fedora Barbieri (Lucia), Renato Bruson (Alfio), Axelle Gall (Lola).

 

La colonna sonora è diretta da Georges Prêtre con il Coro e l'Orchestra del Teatro alla Scala di Milano.

 

 

La governante

 

è un film commedia italiano del 1974 diretto da Giovanni Grimaldi, liberamente tratto dall'omonimo dramma di Vitaliano Brancati.


Cast
: Vittorio Caprioli, Paola Quattrini, Agostina Belli, Martine Brochard        

 

Trama:

A Catania, in casa della famiglia Platania, giunge, in qualità di governante, una giovane ragazza francese: Caterina Leher. In questo nucleo familiare vivono l'anziano vedovo Leopoldo, suo figlio Enrico, sicilianamente impegnato in avventure exraconiugali, la nuora Elena, una svampita intellettualoide che si lascia corteggiare con discrezione dell'acre scrittore Alessandro Bonivaglia, tollerato frequentatore della casa, i due piccoli figli di costoro, serviti tutti fedelmente da un'ingenua ragazza: Jana. Sia Caterina che la famiglia Platania sono religiosi, ma di una religiosità tutta particolare. Caterina è "il peccato" non tanto perché educazione e natura l'hanno dotata di anomali istinti quanto perché tali istinti, mescolati ad un fanatico desiderio di rispettabilità la travolgono in un ingranaggio di compiaciuti rimorsi e distorte mortificazioni. Da questo comportamento di Caterina subisce danno Jana, che, in seguito ad una calunnia della governante, viene cacciata e rimandata al paese natio. Durante questo viaggio è coinvolta in un incidente ferroviario che le procura la morte. Assunta una nuova cameriera, Francesca, Leopoldo scopre la donna in intimi rapporti con Caterina. Costei, ottenuto il perdono di Leopoldo, venuta a sapere da questi della tragica morte di Jana, tenta il suicidio, ma viene salvata dall'anziano vedovo che non si perdona di aver spinto tanti anni prima, per eccesso d'intransigenza, la figlia adolescente a togliersi la vita.

 

Malèna

 

 è un film del 2000 diretto da Giuseppe Tornatore.

 

Interpreti e personaggi:

Monica Bellucci: Maddalena "Malèna" Scordia

Giuseppe Sulfaro: Renato Amoroso

Luciano Federico: il padre di Renato

Matilde Piana: la madre di Renato

Gaetano Aronica: Nino Scordia

Gabriella Di Luzio: l'amante del Barone

Angelo Pellegrino: il segretario politico

Paola Pace: donna del linciaggio

Gilberto Idonea: l'avvocato Centorbi

Pippo Pattavina: il pretore

Domenico Gennaro: il farmacista

 

 Trama

La vicenda è ambientata a Castelcutò, Sicilia, durante la seconda guerra mondiale. Il tredicenne Renato Amoroso si invaghisce insieme ai suoi amici della ventisettenne Maddalena Scordia, soprannominata Malèna, la donna più bella del paese, che abita sola perché il marito Nino è partito da poco per il fronte. La bellezza di Malèna in quella piccola realtà paesana è causa di disagi e innumerevoli problemi per lei poiché, essendo il sogno sessuale di ogni uomo, diventa anche l'oggetto dell'invidia e dell'odio delle donne del posto.

L'amore che Renato prova per Malèna però è sincero e la donna diventa un'ossessione per il ragazzo, che non potendo dichiararsi a causa della giovanissima età, inizia a spiarla continuamente e a seguirla, arrivando a rubarle perfino un capo di biancheria intima.

Un giorno Malèna viene raggiunta dalla terribile notizia della morte del marito al fronte. La donna rimane quindi vedova e, dopo aver perso anche l'affetto del padre, irritato con la figlia per via dei pettegolezzi che la circondano, resta indifesa davanti alle cattiverie delle paesane gelose e alla cupidigia sessuale dei loro mariti. Le calunnie sulla giovane vedova si susseguono e si diffonde presto la voce che Malèna, nella sua grande casa, si sia concessa carnalmente a numerosi uomini della cittadina, fra cui il tenente Cadei, giovane e affascinante aviatore, scapolo, che con Malèna aveva in effetti iniziato una timida relazione. Lei si difende dalle critiche, ma viene trascinata in tribunale dall'anziana moglie di un dentista con l'accusa di adulterio: vince la causa, ma viene poi stuprata dal suo avvocato, da sempre attratto da lei, ed è anche costretta a dire addio al tenente Cadei, spedito in missione all'estero come punizione per lo scandalo.

Malèna, ora senza denaro, né amici, né famiglia (il padre muore in seguito a un bombardamento degli Alleati) vive nel dolore e nell'angoscia. Dopo aver tentato invano di trovare un lavoro onesto, si rende conto di avere un'unica soluzione per sopravvivere: la sua salvezza in quel periodo può essere solo la sua bellezza. Cambia aspetto, tingendosi i capelli corvini di un colore rossiccio e il suo atteggiamento si fa improvvisamente provocante verso gli uomini: ormai ha deciso, pur sapendo di umiliarsi, di concedere la sua avvenenza ai personaggi più in vista della zona, che oltre al denaro le procurano anche cibo. Renato non si dà pace, vorrebbe aiutarla, ma non può, e allora continua a cercare di farsi notare da lei, inutilmente, e a pensarla nelle notti insonni; immagina Malèna di volta in volta come la Jane di Tarzan, Cleopatra, la pupa del gangster o la bella pin-up dei calendari erotici, addirittura come la Madonna.

Nel frattempo le sorti della guerra precipitano ed i tedeschi invadono Castelcutò: per qualche mese Malèna si ingrazierà le truppe naziste, concedendosi sessualmente ai soldati insieme a Gina, un'altra femme fatale del paese che in precedenza era stata l'amante del signorotto locale. Ma quando nel 1943 i tedeschi se ne vanno e arrivano gli americani il suo destino cambia: le donne del paese, da sempre invidiose e piene di rancore nei confronti di Malèna, utilizzano la scusa del collaborazionismo per linciarla pubblicamente, le tagliano i capelli e inveiscono contro di lei.

Ferita nel corpo e nell'anima, Malèna decide di scappare dall'ostile paese e si trasferisce a Messina. A sorpresa, un giorno a Castelcutò torna Nino Scordía, che in realtà non era morto: aveva perso un braccio e contratto una malattia in India che lo aveva ridotto in fin di vita. Si reca subito alla vecchia casa in cui abitava con la moglie, e la trova occupata da diversi sfollati; cerca l'aiuto del comando americano per trovare Malèna, ma nessuno sa dove la donna si trovi. Viene deriso dagli ex fascisti del luogo, che un tempo avevano desiderato sua moglie e l'avevano insidiata mentre lui era dato per morto. Renato, ormai cresciuto e rattristato per il trattamento riservato al marito di Malèna, che è pur sempre un valoroso soldato, in una breve lettera gli racconta la vicenda della moglie; lo rassicura sul fatto che la donna abbia amato solo e sempre lui ma a causa della guerra e della fame la situazione era del tutto precipitata. Conclude informandolo di averla vista partire per Messina. Nino quindi decide di raggiungerla.

Un anno dopo Malèna e il marito tornano a Castelcutò, intenzionati a passare lì il resto della loro vita, e a testa alta, insieme, attraversano la grande piazza cittadina: la gente del paese, ormai superato il livore e le invidie verso la bella Maléna, li accoglie di nuovo. Il film si conclude con il nostalgico pensiero di Renato: dopo che molti anni sono trascorsi e si ritrova vecchio e rassegnato alla banalità della sua vita, ammette di aver conosciuto e amato molte donne nel tempo, e di essersi scordato di tutte. L'unica che non riesce dimenticare è ancora lei, Malèna.

 

Mauro Bolognini, IL BELL'ANTONIO, 1960 

 

Il giovane Antonio Magnano torna a casa dei genitori dopo aver studiato e vissuto a Roma. Bello ed elegante, Antonio è assai ambito dalle ragazze; per di più la sua famiglia ha fama di avere componenti molto "virili". A una festa suo cugino Edoardo gli mostra la fotografia di una ragazza: Antonio viene immediatamente conquistato dalla sua bellezza. Si chiama Barbara ed è figlia del notaio Puglisi, un uomo molto in vista. Tornato a casa, Antonio sveglia i genitori e annuncia loro immediatamente la sua intenzione di sposarla. I genitori, soprattutto il padre Alfio, si congratulano: ha scelto una ragazza seria e di buona famiglia. Un ruolo di prima importanza per questo matrimonio, combinato dalle famiglie, è lo scambio di favori tra le due parti, che siano legali oppure no. Dopo le nozze, nei primi mesi gli sposini si dimostrano grande affetto, anche se non vanno oltre baci appassionati, ma dopo un anno dal matrimonio si presenta a casa Magnano il padre di Barbara, che si lamenta con don Alfio del fatto che la figlia sia ancora vergine. Incredulo, il cavaliere lo scaccia e subito telefona al figlio per sincerarsi che quelle del consuocero siano solo basse insinuazioni. Antonio conferma da parte sua che le cose vanno bene. La famiglia di Barbara era venuta a sapere parecchi mesi prima che il matrimonio non era stato consumato, ma non aveva ritenuto opportuno intervenire. Solo in un secondo tempo, quando si presenta l'occasione di combinare un matrimonio finanziariamente più vantaggioso, il padre di Barbara, senza che né Antonio né la sua famiglia sappiano niente, procede presso la Sacra Rota per far annullare il matrimonio perché non consumato, per di più con il consenso di Barbara, per la quale si è anche trovato un nuovo pretendente di ricca famiglia. Antonio è in collera con il suocero e ora si trova respinto anche dalla moglie, che gli rivela che non lo considera più suo marito. Sconvolto, non può far altro che sfogarsi con Edoardo, suo cugino nonché migliore amico, al quale rivela le sue prime infelici passioni a Roma, vanificate dall'impotenza; con Barbara, di cui si era subito innamorato, era convinto che le cose avrebbero funzionato. Arriva comunque il giorno in cui il legame sponsale viene annullato e Barbara sposa un ricco duca, lasciando Antonio nello sconforto e Alfio nella rabbia, che lo porterà, per orgoglio virile e familiare, ad accompagnarsi la sera stessa con una prostituta, morendo d'infarto. Poco tempo dopo la giovane servetta di casa Magnano rimane incinta e la madre di Antonio, interrogandosi su chi possa essere il padre, si volta verso il figlio, e lui le lascia credere quello che desidera. Rosaria, colma di gioia, annuncia le prossime nozze del figlio con la ragazza, anche e soprattutto per ristabilire l'onore della famiglia (è questa una vicenda che non trova riscontro nel libro). Antonio è ancora innamorato di Barbara e non può che vivere nel suo struggente ricordo. L'ipotesi più probabile è che il padre del nascituro sia il cugino. Si tratta di una gravidanza che arriva al momento opportuno: la servetta avrà un marito, il figlio avrà un padre, Antonio e la famiglia godranno di un improvviso salvataggio del loro onore di fronte alla società.

 

 

 Johnny Stecchino

 

Celebre film dei 1991 con Roberto Benigni nei panni di Dante, autista di uno scuolabus che non sa di essere il sosia di Johnny Stecchino, un mafioso siciliano pentito che non si mostra al mondo per paura di essere ucciso. Un giorno viene quasi investito da Maria, una giovane donna della quale Dante si innamora follemente, tanto da essere disposto a cercarla fino a Palermo. La donna è in realtà la moglie di Johnny Stecchino e finge di amare Dante per usarlo come capro espiatorio al posto del marito. Durante l’evoluzione della storia Maria si rende conto della bontà di Dante, soprattutto mettendola a confronto con la meschinità del marito e decide di far saltare il piano, così Dante sarà fuori pericolo.

Solo alcune scene di questo film sono state girate a Catania, ma tra queste una delle più celebri è quella girata dentro il Teatro Massimo Vincenzo Bellini, anche se nel film dovrebbe rappresentare il Teatro Massimo di Palermo.